Ripartire dopo qualche mese: i pro e contro di una scelta non facile da prendere..

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Sono trascorse ormai diverse settimane dagli ultimi turni di campionato e da quel momento in pochi hanno avuto voglia di affrontare argomenti sportivi. Da più di un mese le priorità sono altre, e al posto di seguire gli aggiornamenti sugli allenamenti e sui risultati della propria squadra si è passati a seguire le news della Protezione Civile sui contagiati dal Coronavirus.

“Restate a casa”, è questo il mantra che si sente ripetere in continuazione alla Tv, ma probabilmente non è ancora sufficiente, dato che il Governatore del Veneto Luca Zaia ha emanato oggi una nuova direttiva con la quale inasprisce ulteriormente le restrizioni per il prossimo weekend: “Supermercati chiusi e divieti alle passeggiate”, tutto questo allo scopo di aumentare il distanziamento sociale diminuendo così le possibilità di contagio. In suddetto contesto ha ancora senso parlare di sport e pensare alla ripresa dei campionati? Dopo la decisione dell’Uefa di rinviare gli Europei al 2021 il Presidente della Figc Gabriele Gravina spinge per ricominciare a giocare nelle prime settimane di maggio, con la possibilità di terminarli tra la fine di giugno e la prima quindicina di luglio. A lui però ribatte il Presidente dell’Aic Damiano Tommasi, che sulle colonne de “Il Messaggero” sostiene come sia inopportuno riprendere i campionati “Se un Paese chiude le scuole fino a giugno, non possiamo pensare che possano andare avanti altre attività, come lo sport. Un lusso, appunto”. Tommasi crede pertanto all’ipotesi di uno stop definitivo dei tornei , un’idea difficilmente percorribile, perchè gli interessi in gioco sono molti, forse troppi per pensare a quest’eventualità, ma al contrario, tornare al calcio giocato quasi tre mesi dopo le ultime partire avrebbe diverse questioni buie. Ad esempio: in quali condizioni fisiche si presenterebbero le squadre che non hanno avuto le possibilità di allenarsi in modo adeguato? Come si riorganizzerebbero i calendari per disputare partite ogni tre giorni? O ancora, in quali condizioni climatiche sarebbero costretti giocatori e tifosi, dato che a giugno e luglio le temperature non sarebbero sicuramente clementi? Ma soprattutto, con quale spirito giocatori e tifosi tornerebbero a pensare ad una stagione che ormai ha perso ogni tipo di mordente? Insomma..si spera innanzitutto che l’emergenza sanitaria possa risolversi quanto prima, ma successivamente chi di dovere dovrà valutare tutte le ipotesi in campo, perchè ognuna di esse contiene dei pro e contro da non sottovalutare.



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