La cruda verità

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Luci e (molte) ombre accompagnano i primi giorni d’estate di questa ripartenza del Padova dopo l’eliminazione per mano della Virtus Verona ai playoff promozione. Un’eliminazione, è doveroso sottolinearlo, favorita da un arbitraggio disastroso, peggiore senza alcun dubbio di quello del famigerato Triestina – Padova del gol di mano di Guido Gomez. In quell’occasione, senza l’ausilio del Var, l’arbitro fu tratto in inganno da un posizionamento non perfetto, stavolta l’ineffabile Carrione non poteva non vedere e l’errore sul fallo di Lonardi su Liguori è stato a dir poco inconcepibile. Quello che è accaduto dopo fa riflettere. Joseph Oughourlian ha ulteriormente ridotto il budget per la prossima stagione. Una decisione che vi abbiamo riferito su queste colonne qualche giorno prima della conferenza stampa chiarificatrice di Alessandra Bianchi e che ci è costata una valanga di improperi e insulti anche privatamente, salvo poi gli stessi autori sparire, rossi di vergogna, pochi giorni dopo. E così, se per giorni siamo stati subissati di insulti, è calato il silenzio degli autori degli stessi quando la nostra rivelazione è stata confermata “apertis verbis” dalla presidente uscente nel corso di un’animata conferenza stampa che ha battezzato la nuova stagione.

La prima considerazione che mi sento di fare è che Oughourlian aveva parlato a febbraio di “4-5 milioni di budget” e che il budget alla fine per la prima squadra è di 4 milioni. Detto con grande schiettezza, 4 milioni non sono 5 e un milione fa tutta la differenza del mondo. Per cui le premesse sotto questo punto di vista non sono certo delle migliori. Non è impossibile vincere con 4 milioni di budget, ma è davvero difficilissimo: un conto è farlo a Salò, dove le pressioni sono zero, un conto è farlo a Padova, dove l’ambiente è completamente diverso. Per questo mi sento di dire che quanto stanziato per la prossima stagione è insufficiente per sperare di fare di meglio rispetto a quella appena andata in archivio. Meglio dirlo chiaramente e semmai poi essere smentiti al rialzo, piuttosto che proporre una verità che non è tale. L’anno scorso il monte ingaggi della prima squadra fu di quasi 5,7 milioni, quest’anno siamo a 4. Al netto del milione dei quattro fuori lista, la riduzione c’è ed è particolarmente marcata. Sempre per essere chiari: Oughourlian così facendo dimostra completo disinteresse per salire di categoria e questo stride ancor più con i risultati eccezionali conquistati alla guida di Lens e Millonarios. Ancor più se in questo quadro aggiungiamo l’ingresso sulla scena di Francesco Peghin, neo presidente con il 25% delle quote e un milione sull’unghia per aiutare il Padova a risalire la corrente. Il suo ingresso è una notizia decisamente positiva soprattutto se sarà propedeutico a un vero e proprio cambio della guardia nel prossimo futuro all’interno del pacchetto di maggioranza. Uno scenario secondo noi più che possibile. Sempre per essere schietti, Oughourlian non ha rilanciato, ha tentato di vendere la società, non l’ha voluta dare a Roberto Bonetto che si sarebbe impegnato solo parzialmente e così facendo propone una navigazione di medio cabotaggio che non può fare contento proprio nessuno. A maggior ragione se consideriamo che l’eventuale cessione di Vasic non aumenterà  di un euro il budget per il prossimo campionato.

Di fronte a una realtà del genere, un lettore o un tifoso cosa possono pensare? Per quanto mi riguarda, il mio pensiero l’ho espresso. L’attuale situazione non può far contento proprio nessuno e risulta difficilmente accettabile immaginare un’altra stagione senza ambizioni da primo posto in una piazza come Padova. Ho sempre difeso Oughourlian, ma sono convinto che se arriverà un soggetto credibile a bussare alla sua porta, il finanziere franco armeno non ci penserà due volte a cedere il club. Questo dimostrano le sue azioni recenti, questo dimostra il fatto che in città si sia visto per sei ore in un anno e non ci sia stato neppure quando si affacciava sulla scena un nuovo presidente. Non può convenire nemmeno a lui tenere un club in queste condizioni in terza serie, senza vere ambizioni. Un club in cui, rispetto all’era Sogliano, c’è un direttore sportivo come Massimiliano Mirabelli che si trova costretto a fare i salti mortali per mettere insieme una rosa competitiva. Col risultato che poi tutto il malumore e l’insoddisfazione della tifoseria si scarica su di lui, quando il vero bersaglio dovrebbe essere un altro. Possiamo forse imputare a Mirabelli di non aver fatto quello che la società chiedeva? All’inizio dello scorso anno si era detto che la squadra era “da quarto o quinto posto” e la squadra è arrivata quinta. Si è chiesto a Mirabelli di vendere Moro e il ds ha permesso alla proprietà di incassare la cifra più alta mai realizzata per un’operazione di Lega Pro. Si è chiesto a Mirabelli di vendere i pezzi migliori e di liberarsi dei contratti più pesanti. Mirabelli lo ha fatto, passando all’incasso per Saber e per l’ultratrentenne Ronaldo, trovando subito un acquirente per Chiricò che aveva l’ingaggio più alto di tutta la C e riuscendo a cedere pure Della Latta. Si è trovato a doversi disfare di giocatori infortunati cronici come Cissé e Baraye e a gestire ingaggi inconcepibili se messi in relazione col valore degli interessati. Nel fare ciò, ha valorizzato Vasic, che adesso sarà la prossima plusvalenza e Liguori e ha sbagliato probabilmente in particolar modo solo nella gestione dei fuori lista. A proposito dei quali si è però arrivati al punto che gli stessi hanno rifiutato destinazioni a raffica e persino buonuscite importanti pur di restare. Non solo, ma a gennaio Mirabelli è riuscito a portare a casa un signor centravanti come Bortolussi e un signor difensore come Delli Carri senza spendere un euro e, anzi, realizzando un attivo di 20mila euro. Mettiamoci dentro anche i suoi errori: Caneo lo è stato, Zanchi di sicuro lo è stato, Gagliano pure, De Marchi anche. Ma possiamo forse dire che Mirabelli abbia fatto male il suo lavoro? Sarebbe disonesto sostenerlo. Per questo motivo la sua conferma, pur in condizioni di ristrettezze oggettive, è sicuramente una notizia positiva.

Dove questa società deve assolutamente migliorare è nei rapporti con l’ambiente. Il legame con i tifosi oggi è in frantumi, le contestazioni degli ultras e di Appartenenza Biancoscudata sono sotto gli occhi di tutti, allo stadio sono rimasti in pochi e ci sono state partite con 2mila spettatori o poco più. Non solo, ma per la prima volta si è registrato uno storico sorpasso nell’affluenza di Cittadella, un bacino d’utenza di dieci volte inferiore, il che dovrebbe far riflettere profondamente chi comanda nel club. In questi anni la società ha costruito poco o nulla, non si è strutturata, non è riuscita a farsi amare, ha sempre dato l’impressione di freddezza e di distacco. I campionati non si vincono solo acquistando giocatori, ma anche e soprattutto creando coesione nell’ambiente. Per questo oggi scrivo che non mi aspetto nulla dalla prossima stagione, che pure ha prodotto già alcune decisioni importanti e positive. Oltre alla conferma di Mirabelli, anche quella di Torrente in panchina è una buona notizia: il tecnico la meritava e questo è senza dubbio un punto di forza di questo tribolato periodo. Peghin avrà il compito di ricostruire il legame fra il club e le componenti che gli girano intorno, una missione imprescindibile se si vuole cercare di migliorare. Ma nessuna illusione. Se chi c’era prima  poteva permettersi di dare 180mila euro d’ingaggio a Mokulu e un anno dopo prestarlo al Ravenna pagando di tasca propria 150mila euro e riservandosi di ricevere appena 30mila dal club che l’aveva prelevato, oggi non solo queste cose sono preistoria, ma bisogna puntare sui parametri zero, sugli affari low-cost, sui prestiti da indovinare. Sempre sperando che tutto si incastri alla perfezione. In tutto questo, meglio non farsi alcuna illusione. Oggi l’unica speranza vera per immaginare scenari migliori, se Oughourlian non tornerà sui propri passi tentando di reinvestire, è che cambi qualcosa al vertice del club. Se poi si riuscirà nel miracolo, di tale si dovrà parlare. Perché andare in Serie B spendendo meno della metà di quanto speso negli anni delle vacche grasse, sarebbe un successo clamoroso. E francamente insperato.




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About Dimitri Canello

Direttore responsabile del sito web Padovagoal. Nato a Padova l'11 ottobre 1975, si è laureato nel marzo del 2002 in Lingue Orientali con la specializzazione in cinese. Giornalista professionista dal settembre 2007, vanta nel suo curriculum numerose esperienze televisive (Telemontecarlo, Stream Tv, Gioco Calcio, Sky, La 7, Skysport24, Dahlia Tv, Telenuovo, Reteazzurra, Reteveneta, Telecittà), sulla carta stampata (collaborazioni con Corriere dello Sport, Tuttosport, Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, World Soccer Digest, Bbc Sport online, Il Mattino di Napoli, Corriere del Veneto) e sui media radiofonici (RTL 102.500, Radio Italia Uno)

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