Palermo-Padova, l’analisi del match: equilibrio quasi massimale, ecco la differenza

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Ventisette conclusioni complessive, diciannove nello specchio o respinte, diciotto calci d’angolo e una partita rimasta in bilico fino alla fine: Palermo-Padova non è stata una sfida da spettatori, ma una battaglia giocata a ritmi alti e con continui cambi di fronte. Al Barbera, alla fine, l’ha spuntata il Palermo per 2-1, ribaltando il vantaggio biancoscudato e affidandosi alla serata da protagonista di Dominic Vavassori, autore della doppietta che ha deciso il confronto.

I numeri Opta raccontano di un Palermo leggermente superiore nel controllo del gioco, con il 53% di possesso contro il 47% del Padova, ma soprattutto più incisivo nella quantità delle conclusioni: 20 tiri contro i 17 della squadra di Antonio Calabro. I rosanero hanno centrato la porta otto volte, mentre il Padova ha trovato lo specchio in sei occasioni. Una differenza non enorme, che fotografa bene una partita nella quale gli ospiti sono riusciti a creare parecchio, pur dovendo fare i conti con la maggiore efficacia offensiva dei padroni di casa.

Il dato più interessante riguarda però i calci d’angolo, dove il Padova ha addirittura prevalso: undici a sette. Proprio da una situazione di palla inattiva è arrivato il gol del momentaneo vantaggio biancoscudato, firmato da Pastina. Un dettaglio che conferma quanto la squadra veneta sia riuscita a rendersi pericolosa anche senza avere il predominio territoriale. Il Palermo, invece, ha trovato nelle giocate dei suoi uomini offensivi la risposta necessaria per cambiare l’inerzia della partita.

Il protagonista assoluto è stato Dominic Vavassori. Il giovane attaccante ha chiuso la serata con sei conclusioni complessive e soprattutto con una doppietta, la prima in Serie B, diventando l’uomo capace di trasformare la pressione rosanero in gol pesanti. Alle sue spalle, decisivo anche Dennis Johnsen, autore di due assist che hanno alimentato la rimonta del Palermo e confermato la capacità della formazione di Inzaghi di sfruttare la qualità negli ultimi metri.

Il Padova, però, non è uscito dal Barbera senza lasciare tracce. La squadra biancoscudata ha tirato 17 volte, ha conquistato 11 corner e ha costretto il portiere avversario a un lavoro tutt’altro che marginale. Sul fronte opposto, Sorrentino è stato tra i migliori dei suoi: sei le parate effettuate, un dato che testimonia la pressione esercitata dal Palermo ma anche la capacità del portiere padovano di tenere in partita i compagni fino alle battute conclusive.

Anche sul piano fisico la gara ha avuto un peso evidente. Il Padova ha commesso 15 falli contro i 9 del Palermo, mentre i cartellini gialli sono stati due per i rosanero e uno per i biancoscudati. Nel finale è arrivato anche il rosso diretto a Lorenzo Carissoni, espulso al 90′ per un fallo da ultimo uomo. Un episodio che ha aggiunto ulteriore tensione agli ultimi minuti di una sfida già intensa.

Alla fine il 2-1 premia dunque il Palermo, ma i numeri restituiscono l’immagine di una partita tutt’altro che a senso unico. Il Padova ha prodotto occasioni, ha battuto più corner e ha costretto il Palermo a difendersi in diversi momenti. La differenza l’hanno fatta soprattutto la capacità dei rosanero di trasformare la propria mole offensiva e, soprattutto, la serata perfetta di Vavassori, decisivo con due gol per ribaltare una partita che il Padova aveva iniziato mettendo subito paura ai padroni di casa.




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