Live 24! Padova-Tamai, il giorno dopo: i Biancoscudati ricaricano le pile con vista a +5 sull’AltoVicentino

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Ore 23.20 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Ci ha provato davvero in tutti i modi, tirando (invano) almeno cinque volte verso la porta del Como. La stessa verve che aveva dimostrato nel quarto d’ora finale contro il Mantova, Andrea Raimondi l’ha riproposta per 90′ nel match col Como rimasto però inchiodato sullo 0-0 di partenza. «Avremmo preferito vincere – commenta l’attaccante padovano – In campo si è visto che quello era il nostro unico obiettivo, però credo che il pareggio sia un buon risultato, tenuto conto di un Como molto ben attrezzato e ben disposto tatticamente. A mio avviso possiamo essere soddisfatti». L’espulsione di Sales dopo mezzora di certo non ha agevolato il Venezia e, soprattutto, proprio Raimondi è parso ancor più solo nel cercare di inventare pericoli. «Sul piano personale sono contento, perché finalmente mi sto lasciando alle spalle un periodo giocoforza condizionato dalle voci di calciomercato. Mi fa piacere che varie squadre mi abbiano cercato, ma sono ancora più stimolato dal fatto che il Venezia abbia fatto di tutto per trattenermi. Ora sta a me ricambiare la fiducia, se prima andavo a mille ora voglio andare a duemila». Da qualche settimana la continuità di risultati c’è, tuttavia per rientrare nell’alta classifica manca ancora il colpo di reni. «Sono convinto che questa squadra abbia la possibilità di vincere contro chiunque, mister Serena la pensa così e noi giocatori siamo del suo stesso avviso. È chiaro che ciò non sarà possibile, non solo per il Venezia ma per tutte le squadre. È sempre una questione di situazioni ed episodi da portare dalla nostra parte: probabilmente in casa contro Alessandria (0-3, ndr) e Como abbiamo perso due occasioni per accorciare, ma in questo campionato così difficile ci siamo anche noi». Venerdì visita alla FeralpiSalò che il Venezia vincendo riuscirebbe ad agganciare. «L’unica strada che conosco è quella di andare più forte dei nostri avversari. Nel girone di ritorno abbiamo vinto due volte e pareggiato tre, sono certo che un’impennata sia nelle nostre corde e per quanto mi riguarda il gol arriverà presto».

Ore 23.10 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Avanti piano, il Venezia nonostante i 5 risultati utili inanellati per la prima volta in stagione ha rinviato ancora l’impennata della vittoria con una “big”. Gli arancioneroverdi di Michele Serena, infatti, restano in corsa ma sempre distanti dal 4. posto che potrebbe valere i playoff per la serie B. Nel doppio turno al Penzo all’1-0 sul Mantova ha fatto seguito lo 0-0 di sabato col Como: la prima differenza è che stavolta Bellazzini non ha pescato nessun jolly, la seconda che la difesa (con Cernuto per Peccarisi al centro) è migliorata, non concedendo nulla dopo aver balbettato contro Pordenone, Sudtirol e soprattutto Mantova. Costante, invece, è l’impressione che nelle ultime quattro gare, con il passaggio dal 4-4-2 al 3-5-2, il team lagunare abbia perso qualcosa quanto a capacità di costruire azioni realmente pericolose e che non siano estemporanee, come i calci piazzati di Bellazzini o l’uno contro uno di Raimondi. In avanti Guerra deve ancora lasciare il segno, mentre a centrocampo resta scoperto il nervo del regista alla luce della scelta di accantonare l’ex capitano Esposito, provando Scialpi in attesa di Giorico. Contro il Como la retroguardia è parsa più solida una volta passata a quattro dopo la scellerata espulsione di Sales alla mezzora: con la manata a Cristiani il terzino si è beccato il secondo “rosso” in un mese (dopo quello con l’Alessandria che gli era costato 2 giornate) e il ds Ivone De Franceschi ha confermato che la società lo multerà, per la seconda volta in stagione dopo il gestaccio (con Esposito) ai tifosi nel match perso a Sant’Elena col Monza. Venerdì sera (ore 19.30) nello scontro diretto in casa della FeralpiSalò – a quota 37 punti contro 34 – Serena dovrà fare a meno per squalifica pure di capitan Legati, mentre Zaccagni si è aggiunto in diffida a Bellazzini, Scialpi e Varano. Il mancato successo su un Como che, vittorioso per 3-0 all’andata e avanti di tre punti in classifica, non ha mostrato nulla in più del Venezia, ha chiuso una settimana comunque importante, dato il ritorno in città dopo quasi sette mesi del presidente Yury Korablin. Tutti i punti di domanda sulla solidità e sul futuro del club (ma anche, più semplicemente, sul main sponsor mancante e che pareva ormai individuato) sono rimasti senza risposte certe, tuttavia prima di ripartire per Mosca il patron russo ha saldato gli stipendi di novembre-dicembre. La scadenza del 16 febbraio resta d’attualità poiché bisognerà pagare i contributi per non rischiare di incorrere in una seconda penalizzazione, dopo quella del 16 dicembre, che per la verità deve ancora essere ufficializzata.

Ore 23.00 – (La Nuova Venezia) Venezia subito in campo dopo la partita con il Como. Il ritmo frenetico del campionato non consente un attimo di riposo, soprattutto quando si gioca al venerdì sera, come capiterà alla squadra di Serena sul campo della FeralpiSalò (ore 19.30), che l’altro ieri ha impattato (3-3) a Sassari contro la Torres. Da domani allenamenti al pomeriggio, fatta eccezione per giovedì quando il Venezia si allenerà al mattino per partire poi per la Lombardia. Quarto pareggio stagionale per il Venezia, il primo senza reti dopo gli 1-1 confezionati con Pordenone, Renate e Alto Adige. Michele Serena potrà forse avere a disposizione Daniele Giorico, ma dovrà fare i salti mortali per ridisegnare la difesa: Simone Sales ed Elia Legati saranno infatti squalificati dal giudice sportivo. Il capitano era in diffida, ancora una volta ha rimediato un’ammonizione per proteste quando è intervenuto con decisione con l’arbitro dopo il rigore non concesso a Zaccagni, e quindi sarà fermato per una giornata. Chi rischia uno stop più lungo è il terzino, recidivo dopo il rosso diretto rimediato contro l’Alessandria. Allora rimediò due giornate di qualifica per un fallo durante un’azione di gioco, sabato è stato espulso per una smanacciata a Cristiani a palla inattiva. Minimo le due giornate di stop, ma potrebbero essere anche tre, dipende sempre da quello che ha scritto l’arbitro Colosimo nel referto a fine gara. Serena si ritrova con soli cinque difensori a disposizione (Dell’Andrea, Capogrosso, Peccarisi, Cernuto e Giuliatto), quasi scontato che ripresenterà la difesa a quattro, magari con il rientro di Dell’Andrea a destra e l’impiego di Capogrosso centrale insieme a Cernuto, autore di una prestazione autorevole contro il Como. Potrebbe invece cambiare qualcosa in attacco: Magnaghi, rimasto in panchina durante la partita contro il Como è candidato a riprendersi la maglia numero nove, con Raimondi a fargli da spalla. In questo caso toccherebbe rifiatare a Simone Guerra, che da quando è stato acquistato ha giocato tutte le partite.

Ore 22.50 – (La Nuova Venezia) Tre mesi dopo, una partita intera, da titolare. Alberto Giuliatto si riappropria della fascia sinistra, una partita con grande applicazione, senza fronzoli, ma estremamente concreta. Chiude esausto, ma era dalla trasferta di Arezzo che l’esterno mancino non restava in campo novanta minuti, oltre al recupero, e nel finale sabato contro il Como ha stretto i denti. «Negli ultimi 20’ sono andato un po’ in difficoltà» racconta Giuliatto, «ma era normale. Ho cercato di disimpegnarmi con l’esperienza». Una stagione complicata per il trentunenne terzino trevigiano che De Franceschi ha portato al Venezia la scorsa estate prelevandolo dal Parma dopo l’ultima stagione giocata a Savona. Titolare con Dal Canto, il suo campionato si era spezzato subito alla prima giornata a causa di un infortunio muscolare contro il Renate. Due gare in Coppa Italia con Taranto e Avellino, poi lo stop. Un infortunio, una lesione muscolare, che non sembrava tanto grave, Serena che lo porta in panchina a Cremona al suo esordio in arancioneroverde, il rientro nei minuti finali della partita contro il Giana Erminio, la maglia da titolare ad Arezzo, poi ancora uno stop, l’anno che si chiude e Giuliatto sempre in fase di recupero. L’anno nuovo inizia meglio: panchina con Pordenone e Alto Adige, uno spezzone (3’) otto giorni fa contro il Mantova. Serena lo ha atteso con pazienza, e non ha esitato a mandarlo nella mischia contro il Como. «Ho cercato di mettermi al servizio della squadra» spiega Alberto Giuliatto, «è stata una partita estremamente tattica con poche occasioni da una parte e dall’altra. Noi siamo stati bravi a non disunirci nemmeno quando siamo rimasti in dieci, abbiamo cambiato disposizione in difesa senza però togliere pericolosità in attacco». Il Venezia continua la sua serie positiva nel girone ritorno, dove è ancora imbattuto con 9 punti conquistati nelle ultime cinque partite, che diventano 15 nelle ultime otto e il kappaò interno con l’Alessandria rimane l’ultimo disco rosso per la truppa di Serena. «Sì, la continuità di risultati è fondamentale, ed è importante non aver preso gol con il Como, anzi non abbiamo rischiato niente concedendo ai nostri avversari solo un tiro in porta sugli sviluppi di una palla inattiva. Abbiamo dimostrato grande compattezza contro una buona squadra. Una vittoria ci avrebbe consentito di agganciare il Como e riavvicinarci alla zona playoff, ma il campionato è ancora lungo e il Venezia sta crescendo di partita in partita». E Giuliatto? «Adesso mi sento bene, posso dare il mio contributo. Non giocando una partita intera da tanto tempo era prevedibile che nei minuti finali avrei dovuto gestirmi, ma anch’io posso solo crescere di condizione di giorno in giorno».

Ore 22.30 – (Giornale di Vicenza) Qualcosa è cambiato in attacco dall´inizio dell´anno ed è cambiato in profondità. Basta fare pochi numeri, questi: nelle ultime tre partite il Vicenza ha segnato 8 gol, in precedenza per segnarne altrettanti ci aveva messo otto partite. C´entra il fattore-Cocco, eccome, ma non solo. Il centravanti ha avuto un impatto straordinario sulla ripresa del campionato dopo la pausa: ben 5 gol in soli 180´, segnati, per par condicio, alle due squadre umbre. Prima della tripletta rifilata sabato al Menti al malcapitato Perugia c´era stata infatti la doppietta grazie alla quale il Vicenza aveva centrato la vittoria a Terni. Un Cocco così non s´era mai visto nella prima parte di campionato. Il suo lavoro, spesso ingrato, non era mai mancato, fatto soprattutto di sponde e palloni difesi con i denti per far salire la squadra ma è solo in questo inizio del 2015 che il centravanti è diventato un implacabile finalizzatore. Nelle ultime due partite contro Ternana e Perugia il centravanti non ha avuto molte più occasioni dei gol che ha segnato, ha trasformato quasi il cento per cento dei tiri che ha avuto a disposizione è diventato cioè quel finalizzatore che serviva al Vicenza per dare uno sbocco concreto alla mole di gioco prodotta. Non è un caso che in tutto il girone di andata i biancorossi solo una volta avevano segnato tre reti, in occasione della partita vinta 3-2 in trasferta a Varese, peraltro già nel corso della gestione-Marino. Invece nel 2015 il Vicenza c´è riuscito due volte nelle ultime tre gare: prima il 3-0 in casa contro il Trapani e sabato il 3-1 rifilato sempre al Menti al Perugia, due gare intervallate dalla gara di Terni, dove comunque i biancorossi si sono imposti per 2-0. Insomma, al di là del contributo determinante di Cocco-bomber, è la squadra nel suo insieme che ora sa esprimersi in modo più efficace nella fase offensiva, così da mandare in gol non solo il centravanti. Tanto è vero che prima che il goleador si scatenasse toccando la doppia cifra come gli era capitato una sola volta in carriera, il Vicenza aveva steso il Trapani senza gol delle punte: un tris firmato da Brighenti, Di Gennaro e Moretti.

Ore 22.20 – (Giornale di Vicenza) Gioca bene, si diverte, fa divertire e soprattutto continua a vincere. Il Vicenza di Pasquale Marino è diventato un ingranaggio che funziona alla perfezione, un piccolo prodigio di ingegneria calcistica. Uno dei segreti è senz´altro il centrocampo dotato di due giocatori in grado di impostare la manovra: Davide Di Gennaro e Federico Moretti, ancora una volta saliti in cattedra nel 3-1 rifilato al Perugia. Moretti, per voi è un momento fantastico. «Davvero, e la cosa bella è che non si tratta di fortuna o casualità. Abbiamo centrato il terzo successo consecutivo e ci tenevamo particolarmente, perché era un´ulteriore tappa della nostra crescita che ancora non eravamo mai riusciti a raggiungere». La vittoria con il Perugia, tra l´altro, è arrivata dopo un primo tempo chiuso in svantaggio. «Ma era un risultato bugiardo e ne eravamo consapevoli. Il Perugia ha messo subito l´incontro sul piano dell´aggressività, ma noi non siamo caduti nella trappola e abbiamo continuato a giocare come sappiamo. Non aveva senso cambiare atteggiamento solo per il gol che avevamo preso: noi siamo una squadra con un´identità precisa e vogliamo imporre il calcio che ci ha insegnato a giocare Marino». Con lei e Di Gennaro insieme, la squadra ha almeno sempre un playmaker libero a cui affidarsi: è il vostro segreto? «Non è un segreto, ma una risorsa utile sicuramente sì. Del resto, come dicevo prima, Marino vuole una squadra che cerchi sempre di essere propositiva, quindi è importante cercare di mettere i compagni nella condizione di poterci passare il pallone per avviare la manovra». Anche in questa partita ha provato a segnare con qualche tiro dalla distanza dei suoi «Quando vedo lo spazio è giusto che mi prenda questa responsabilità. Stavolta non è andata bene da quel punto di vista ma non c´è problema, visto che il nostro centravanti ha segnato tre gol e ha finalizzato alla grande il gioco di tutta la squadra». Dalla tribuna, sembrate che giochiate con grande naturalezza, divertendovi: è così? «È così, perché tutte le componenti sono quelle giuste: c´è un gruppo molto unito, abbiamo un´idea di gioco chiara, stiamo benissimo fisicamente, quindi in questo momento tutto viene facile. Difficilmente potrà essere sempre così, ma cercheremo di proseguire così il più a lungo possibile». A voler cercare il pelo nell´uovo, lei nel finale ha perso un paio di palloni pericolosi. «È vero, ma insomma bisogna proprio andare a guardare anche questo pelo?… Battute a parte, la verità è che tutti noi abbiamo speso moltissimo, quindi negli ultimi minuti personalmente è venuta meno un po´ di brillantezza e di lucidità. Vi assicuro, però, che non si è trattato di leggerezza o calo di tensione: so quanto possa essere rischioso perdere palla davanti alla difesa». La classifica dice che siete in corsa per i playoff, voi continuate a parlare di salvezza… «Dev´essere per forza così. Questi benedetti 50 punti non li abbiamo mica ancora conquistati: è vero che ogni vittoria ti consente di avvicinarti al traguardo, ma non per questo i punti che mancano, tanti o pochi che siano, sarà più semplici farli. Già la prossima partita a Bari secondo me sarà molto dura, troveremo una squadra forte che vorrà dare una scossa importante al suo campionato. Dovremo essere molto compatti, dimostrare di essere maturi per reggere anche un banco di prova del genere senza la grande spinta del Menti, sempre più il nostro dodicesimo uomo in campo».

Ore 22.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «Il giorno dopo ho la stessa idea avuta sul campo e che ho parzialmente riferito alla squadra finita la partita. Quindi non sono contento. Non perché abbiamo perso: a Belluno ci può stare. Non mi sta bene vedere invece nella faccia, nella voglia e nella cattiveria degli avversari una misura superiore a quelle nostre. Abbiamo giocato da squadra già salva e questo non va bene. Altrimenti, da qui alla fine non faremo nemmeno un punto». Maurizio De Pieri non parte dalle attenuanti generiche, 6 fuoriquota e 16 giocatori in tutto, per ritornare alla partita persa dal Fontanafredda sabato pomeriggio nell’anticipo. «Non esiste che si vada su un qualsiasi campo a giocare quasi in punta dei piedi e con il cervello da un’altra parte. Abbiamo fatto guerra – dice l’allenatore rossonero – ma confusionaria. Siamo stati disattenti, mai aggressivi, senza accorciare sulle seconde palle. Il Belluno lo ha fatto e ha vinto. Se lo fanno le grosse squadre, non vedo come non si debba farlo noi che dobbiamo ancora salvarci». Distrazioni dopo il filotto positivo? «Non vorrei che le 5 vittorie ci avessero detto quello che non siamo – attacca -. È un argomento di cui discuterò alla ripresa degli allenamenti. Se qualcuno pensa che faremo facilmente i 10 punti che ci mancano sbaglia: non è così. Eravamo riusciti a pareggiare con il Belluno, ma poco dopo abbiamo preso un altro gol (35 fatti e subiti, ndr) regalando un calcio d’angolo, su una situazione che stavo ripetutamente richiamando». In attesa che allo stadio Tognon arrivi la Clodiense, non trova alcuna attenuante? «Dico che il Belluno è più forte e che avevamo assenze importanti – osserva il mister -. Anche contro la Triestina era così, ma avevamo fatto una partita diversa. Chiudiamo questa parentesi, figlia di una gara dopo una sosta, stando con i piedi per terra tutti quanti. Anche solo dire scherzando di un obiettivo oltre la salvezza, inconsciamente ci ha alleggerito un po’ troppo. Non posso vedere squadre che giocano contro il Fontanafredda con più “fame” di noi. Non deve esistere. Sono convinto che da domani dimostreremo di aver imparato la lezione di questa settimana».

Ore 21.50 – (Gazzettino, edizione di Belluno) Compleanno con successo: soddisfazione doppia. Ivan Merli Sala ha festeggiato ieri il suo 26. compleanno. E sabato, contro il Fontanafredda, la sua seconda rete stagionale. Rete con un significato particolare, un po’ più pesante dei tre punti che ha portato alla classifica gialloblù. Perché ha portato il Belluno fuori dal guado di un periodo difficile. Chiamarlo crisi, forse, è eccessivo. Ma definirlo «periodo grigio» è azzeccato: due sconfitte e due pareggi, zero vittorie nel girone di ritorno, prima della sfida col Fontanafredda. «Siamo riusciti a tornare alla vittoria e questo è quello che conta – dice Merli Sala -. Poco importa se è successo grazie a un mio gol, che dedico agli amici Luigi De Prà e Severino De Min. Finisce un periodo un po’ buio, ma lo sapevamo benissimo che sarebbe finito. Un calo, dopo tutto, ci può stare. Anche lo scorso anno abbiamo avuto un periodo un po’ difficile, con la partenza a rilento». Nell’analisi della partita, il roccioso difensore guarda a quanto creato dai gialloblù, senza dimenticare quanto sprecato, soprattutto nel primo tempo. «Bravo il Cobra – sentenzia Merli Sala -, ha fatto un gol bellissimo. Peccato per le tante occasioni sprecate, quelle che nell’ultimo periodo ci sono costate care. Ma siamo sulla strada giusta: dobbiamo lavorare e dare tutti il 100 per cento, sempre». Dove si può arrivare dando il 100 per cento? Terzo posto? «Intanto siamo salvi, a quota 41 – scherza Merli Sala. Che poi torna serio -. Non vogliamo regalare a nessuno posizioni di classifica. Certo, prendere le prime due davanti è quasi impossibile. Guardiamo la classifica partita dopo partita. Ma credo che l’obiettivo, a questo punto, sia arrivare entro le prime tre posizioni». E la sconfitta dell’Altovicentino, ko a Sacile, avvicina i gialloblù a -4 dal secondo posto.

Ore 21.40 – (Corriere delle Alpi) Vittoria scacciacrisi. Il Belluno è tornato a vincere contro il Fontanafredda, dopo un mese che lo aveva visto protagonista di una sconfitta e due pareggi. Chiamarla crisi, molto probabilmente era eccessivo, visto che la banda di Vecchiato è sempre rimasta saldamente in terza posizione, ma i tre punti contro il Fontanafredda sanno di liberazione e ora i gialloblù non vogliono più fermarsi: «Questa vittoria ci voleva», commenta il mediano agordino Yari Masoch, «non era assolutamente una partita facile, perché il Fontanafredda veniva da tre vittorie consecutive e in classifica ha collezionato 30 punti. Noi al contrario eravamo reduci da un periodo difficile ma adesso speriamo di ripartire con una serie di risultati positivi, come quella di inizio campionato. In questo mese abbiamo faticato ma sono state partite molto differenti. Con il Mori è uscito un pareggio un po’ a sorpresa, con il Tamai abbiamo attaccato tanto e ci siamo trovati sotto inaspettatamente firmando poi un gran recupero. Il match con il Mezzocorona invece è stato brutto, li abbiamo buttato in pochi minuti tutto quello fatto di buono fino ad allora. Ma alla fine siamo rimasti terzi». Vittoria meritata. Malgrado il Belluno abbia subito il pareggio nel secondo tempo è riuscito a rialzarsi con il gol di Merli Sala conquistando meritatamente il successo: «Abbiamo fatto una gran partita a livello di carattere», continua Masoch, «dispiace solo di aver preso l’ennesimo gol da palla inattiva, dobbiamo lavorare su questo aspetto perché ultimamente ne abbiamo presi troppi buttando via in più di un occasione il vantaggio iniziale». Radrezza fermo. La sfortuna perseguital’attaccante gialloblù, che dopo essere entrato in campo al 65′ al posto di Mike Miniati ha sentito tirare il muscolo e per precauzione ha chiesto il cambio, giocando appena 17 minuti. In teoria non dovrebbe trattarsi di qualcosa di grave ma in settimana le condizioni di “Radre” verranno valutate più attentamente. Oggi il secondo giorno di riposo. Domani ripresa del gli allenamenti domani per Trieste.

Ore 21.20 – (Gazzettino) La neve fa saltare il match clou fra Correggese ed Este, e i giallorossi si godono le gesta di Tulio Bagatini Marotti e Stefano Coraini al torneo di Viareggio. I due giocatori fanno parte infatti della rappresentativa di serie D inserita nel girone 8 del prestigioso torneo giovanile. Tulhao e Coraini hanno disputato tutti e tre gli incontri giocati dalla formazione, che fin qui non ha mai perso: vittoria per 2-1 sull’Empoli, pareggio per 2-2 con i messicani del Santos Laguna e un altro pareggio per 1-1 con il Torino. In virtù di questi risultati, la rappresentativa ha guadagnato la possibilità di giocarsi gli ottavi di finale domani alle 15 contro l’Inter. La gara sarà trasmessa in diretta su Rai Sport 1. Per Bagatini Marotti il torneo Viareggio è un vero e proprio sogno. Il brasiliano è arrivato in Italia durante l’estate scorsa e, dopo un comprensibile periodo “grigio” in cui ha dovuto ambientarsi, sta dimostrando ora di avere le carte in regola per diventare un giocatore importante. «Sto vivendo una bellissima esperienza – racconta il sudamericano – non ho mai giocato contro squadre di serie A e qui il livello è molto più alto rispetto al campionato, anche la rappresentativa è molto tecnica». «Mi trovo bene, davvero – spiega – ho fatto nuove amicizie e ho fatto pure gol contro i messicani. Ora sotto con l’Inter, è una partita difficile che vogliamo vincere. Ma se siamo arrivati a questo punto è perché anche noi abbiamo le qualità, quindi rispetto per tutti e paura per nessuno». Coraini è invece più navigato, dato che durante la sua carriera fra Sampdoria, Bologna e Padova ha già incontrato squadre giovanili di serie A. «Ma il Viareggio è sempre una bella vetrina e una gran bella esperienza – sottolinea l’attaccante – Essere in questa selezione nazionale è molto importante per noi. E poi la rappresentativa di serie D non raggiungeva gli ottavi di finale da quattro anni, quindi vuol dire che stiamo facendo bene». La punta non si fa spaventare dai colori nerazzurri. «Per me l’Inter è una squadra come tutte le altre, dobbiamo andare in campo come in ogni altra gara – afferma – la differenza con il campionato è soprattutto tecnica, ma dalla nostra parte c’è il fatto che noi siamo abituati a giocare per i tre punti, altrimenti non portiamo a casa la pagnotta, mentre nel torneo Primavera i tre punti non contano molto». Questa mentalità vincente piace assai a Gianluca Zattarin, che sta seguendo le performance toscane dei suoi due pupilli. «Stanno facendo molto bene entrambi – conferma il tecnico – Buon per loro e per la rappresentativa, ma è una grande soddisfazione anche per il sottoscritto e per la società. Che Coraini potesse far bene era fuori di ogni dubbio, ma sono particolarmente contento per Tulio, che sta crescendo a vista d’occhio». Zattarin, che ieri è andato a vedere la partita fra Delta e Scandicci, non si fida di questa doppia sosta: «Andrà a finire che giocheremo dopo 20 giorni e dopo uno stop così lungo non si sa mai come si ritorna in campo».

Ore 21.10 – (Mattino di Padova) Titolari e protagonisti lo sono entrambi. Glielo hanno permesso fortuna e destino. Ma anche, e soprattutto, il talento: Tullio Bagatini Marotti, in arte Tulhão, e Stefano Coraini, stanno rappresentando alla grande l’Este nella selezione degli under della serie D che ha passato il primo turno al torneo di Viareggio, manifestazione calcistica di respiro internazionale. Tulhão, difensore brasiliano con passaporto italiano, ha pure segnato nella partita contro i messicani del Santos Laguna (finita 2-2) ma fatica ancora a rendersene conto. D’altra parte, il ragazzotto di Rio Claro, in un anno, ha cambiato completamente vita, passando dal binomio calcio-famiglia in una cittadina a 200 chilometri da San Paolo al sogno italiano, ancora tutto da vivere. Più consapevole, invece, Stefano Coraini, attaccante che conosce bene il calcio giovanile nostrano, avendo vestito le maglie di Chievo, Sampdoria, Bologna e Padova. «Sto vivendo una bellissima esperienza» racconta Bagatini Marotti, che a maggio compirà 20 anni. «E pensare che, in Brasile, del torneo di Viareggio ne avevo solo sentito parlare dai giocatori del Velo Clube. Non mi aspettavo la convocazione, e nemmeno di visitare tutti questi posti stupendi, da Roma a Spoleto. Sono felice». Muito feliz, direbbero dalle sue parti. Di certo non a Bevilacqua paese della provincia di Verona in cui vive Stefano Coraini, tifosissimo dell’Hellas e del suo compagno di squadra Emiliano Bonazzoli: «Se sono qui non è solo per merito mio» afferma il giocatore. «La chiamata me l’aspettavo un po’ perché ho partecipato a tutti i raduni, ma se sto giocando questo torneo prestigioso è soprattutto grazie ai miei compagni dell’Este che mi mettono nelle condizioni di dare il massimo. Bonazzoli, in particolare, per me è un esempio e un idolo da quando segnò quel gol che permise al Verona di battere il Vicenza in un derby del 2001, in serie A. Io avevo 5 anni ed ero allo stadio Bentegodi, in curva con papà». Insomma, Bagatini e Coraini si sono dovuti guadagnare un posto tra i 24 convocati del ct Augusto Gentilini, tra stage positivi e ottime prestazioni con la maglia dell’Este: «Questi primi mesi in Italia sono stati stupendi ma anche molto difficili» confessa Tulhão. «Non capivo una parola di italiano e durante le partite, quando un mio compagno mi richiamava, facevo il contrario, commettendo errori gravi. Mister Zattarin mi ha aiutato tantissimo, spiegandomi i movimenti da fare, anche a gesti». «C’è voluto un po’ di tempo per entrare nell’ottica del calcio dei grandi» gli fa eco Coraini. «In serie D si gioca per i tre punti, mentre nelle giovanili delle squadre professionistiche il risultato conta pochissimo. Infatti, anche qui alla Viareggio Cup stiamo facendo bene contro formazioni tecnicamente più attrezzate come Torino ed Empoli perché abbiamo la mentalità giusta. E poi il gruppo è molto affiatato. Speriamo di ripeterci pure martedì contro l’Inter».

Ore 20.50 – (Gazzettino) Infinito Andrea Pierobon. Il 2015 è cominciato sotto il suo segno: è tornato titolare nel Cittadella a 45 anni e la squadra adesso è in serie positiva da quattro giornate. Un exploit che non è passato inosservato, anzi: Pierobon è salito alla ribalta conquistando i titoli dei quotidiani sportivi – con uno speciale tutto suo sulla Gazzetta dello Sport – e ieri il portiere del Cittadella è stato tra gli ospiti della trasmissione «Quelli che il calcio…» in onda su Rai 2 e condotta da Nicola Savino. Una soddisfazione niente male per il giocatore, diventato il simbolo della dedizione all’attività agonistica, e di riflesso una bella pubblicità sportiva per Cittadella, la società e i suoi valori, l’ambiente e la tifoseria granata. «Sono davvero contento di essere stato in tv, è stata la prima volta in una trasmissione della Rai, dopo che qualche anno fa avevo dovuto rinunciare a “90° minuto” perché il Cittadella era impegnato nel turno infrasettimanale». Pierobon non ha nascosto una certa emozione: «Soprattutto prima di entrare in studio. Mi trovavo in una sede storica della Rai a Milano, dietro le quinte, nei camerini. Ero un po’ agitato. Bellissima poi l’entrata in trasmissione, scendendo le scale, finché scandivano il mio nome, tra gli applausi della gente. Non lo dimenticherò tanto facilmente». Nemmeno il curioso aneddoto svelato da Nicola Savino, il conduttore, che aveva chiesto a Pierobon quale grande campione avesse smesso nello stesso anno in cui il portiere cominciava la sua attività da professionista, con l’esordio diciottenne nel Cittadella: «Avevo pensato a Zenga, un portiere come me, ho scoperto che il 1987 è stato l’ultimo anno da calciatore di Michel Platini. Una bella staffetta». Perfetta l’intesa in studio. «Ubaldo Pantani che commenta i gol in serie A lo conoscevo di persona, è originario di un paese vicino Ferrara, dove ho giocato tanti anni». E il Cittadella di Pescara? «Mi sono arrabbiato tanto a fine partita, perché ormai l’avevamo vinta. Negli ultimi venti secondi di gara il pallone non deve neanche transitare nella nostra area, ma siamo stati sfortunati nella punizione di Pasquato, con la carambola su Bjarnason. Peccato per i due punti persi, ma dobbiamo essere tutti fieri della prestazione, e guardare avanti con ottimismo. Il Cittadella ha giocato da grande squadra, ha colpito al momento giusto, ha sofferto quando doveva farlo. Un pareggio a Pescara, contro quella che definisco tra le formazioni più forti ed attrezzate della categoria, è un risultato da accogliere favorevolmente». Da ripetere a Vercelli: «Abbiamo il dente avvelenato dall’andata, dove abbiamo perso la partita al 94′. In casa loro sono davvero temibili, hanno costruito il proprio fortino e raccolto la fetta più grande dei punti in classifica». Il Cittadella però adesso è completo, anche numericamente. «Foscarini può scegliere, nessuno ha il posto garantito e c’è maggiore competizione. Ne guadagna il Cittadella».

Ore 20.40 – (Mattino di Padova) Quelli che applaudono Andrea Pierobon. Abituati a vederlo in calzoncini e maglietta, sempre e comunque in mezzo ai pali. Fa quasi specie ritrovarselo in tivù vestito di tutto punto, giacca antracite, camicia bianca e pantaloni grigio fumo. E invece eccolo lì, il portiere dei record. L’Highlander. L’infinito. L’eterno. L’inossidabile. O, più, semplicemente, il “nonno”, perché è lui il più “anziano” calciatore italiano ad aver mai giocato in un campionato professionistico. Lui. Quello che continua a scendere in campo anche se le candeline da spegnere sulla torta, il prossimo 19 luglio, saranno addirittura 46. Pure Rai Due si è accorta del portiere del Cittadella, invitandolo negli studi di Quelli che il calcio, ieri pomeriggio. Ad accoglierlo, il conduttore Nicola Savino, che lo ha presentato così: «Un mito, un uomo che dà speranza a tutti noi», mentre sullo schermo scorrevano le immagini del rigore parato nella scorsa stagione al Siena. Quelli che… sei il padrino del figlio di Pizzul. Mimmo, tra i comici dello studio, è il primo a prenderlo in giro. «Pierobon è talmente vecchio che ha fatto il padrino al figlio di Pizzul» è la prima bonaria frecciata. E ancora: «La longevità comporta anche delle rinunce: nel tuo caso quella ai capelli». E subito dopo, quando gli chiedono se non si fa male a tuffarsi per terra, è sempre Mimmo a spiegare: «So io perché Pierobon non si fa male quando si butta: perché sotto i pantaloncini indossa il pannolone». Per tornare sull’argomento poco dopo: «Il suo segreto? Si tuffa sempre sul lato della sciatica». Andrea ride divertito, anche perché certe battute gliele fanno pure i compagni al Tombolato, quasi a ogni intervento nelle partitelle in famiglia: «Mal di schiena, nonno?». Poi il portiere granata si fa più serio, e risponde senza nemmeno far sentire la cadenza veneta. Ma dura poco. «Ho iniziato a giocare al Cittadella e, anche se ho cambiato diverse maglie, la mia gavetta l’ho fatta qui, debuttando in prima squadra nell’87, fra i Dilettanti… quando ancora era permesso il retropassaggio al portiere». E a quel punto l’interruzione di Savino arriva “telefonata” come certi tiri: «Ma lo sai che nell’87 in serie A giocavano ancora Zenga e Platini?». Pierobon, invece, proseguiva la sua trafila fra Giorgione, Massese, Fidelis Andria, Treviso, Venezia, Spal e, ancora, Cittadella. Quelli che… la passione non si esaurisce. La domanda più attesa giunge subito dopo: cosa ti spinge a continuare? «La passione» risponde subito Pierobon, «e la fortuna di poter giocare nella squadra del mio paese, che da sette anni consecutivi è in serie B». «E poi ci sono anche i mutui trentennali da pagare» aggiunge il comico Ubaldo Pantani a contrappunto, per evitare che l’intervista diventi troppo seria. Poi scorrono le immagini di altri grandi giocatori del presente e del passato, da Filippo Inzaghi, «che è più giovane di te e adesso fa già l’allenatore», all’inglese Stanley Matthews, il vincitore del primo Pallone d’oro, che continuò a calcare i rettangoli verdi fino a cinquant’anni. E tu fino a quando giocherai?, gli chiedono. «Non faccio programmi a lunga scadenza. Ogni volta a fine stagione mi ritrovo con i dirigenti della società e valuto il da farsi. Poi dipenderà anche da un fatto: se ci salviamo o no» ammette il portiere, che ha raggiunto gli studi di Corso Sempione, a Milano, da solo in auto, mentre a casa, a guardarlo in tivù, c’erano la moglie Eleonora e i figli Lucrezia e Filippo. QUelli che… potessi arrivarci io. A ogni partita, record aggiornato per Andrea Pierobon. Naturale che si parli di lui. Forse meno di quanto meriterebbe uno così, di cui i media nazionali si occupano solo in occasioni particolari. Come quando debuttò a San Siro, era il 18 agosto 2013 e l’Inter affrontava proprio il Citta in Coppa Italia. Pierobon difendeva la porta dei suoi, incassò quattro gol, ma a fine partita arrivò pure i complimenti di Samir Handanovic. Veloce scambio di maglie e l’interista aggiunge: «Potessi arrivare a giocare anche io alla tua età». Sempre in quella stagione poi, oltre all’ennesima salvezza ottenuta con il Citta, diventò il più vecchio giocatore professionista ad aver mai giocato in un campionato italiano (44 anni e 8 mesi). Portiere, non per niente. Aveva migliorato il record di Ballotta. Ce l’ha fatta Zanetti, a scollinare gli “anta” in campo, ci spera Totti. Raggiungere Pierobon, però, sembra impossibile pure per er capitano. Che poi Andrea Pierobon giochi sotto le mura non è un caso. Perché da queste parti i principi vengono prima . Vale per Pierobon, alla decima stagione in granata, come per Foscarini, il piccolo Ferguson del calcio granata. A Cittadella si usa così.

Ore 20.30 – (Mattino di Padova) La versione di Bjarnason. E quella della difesa granata. Pescara-Cittadella ruota tutta attorno a quei trenta secondi finali, mentre il cronometro inesorabilmente si avvicinava al 95’. Schenetti che perde malamente il pallone, Paolucci che commette un fallo forse evitabile. La punizione scodellata da Pasquato e il biondo centrocampista svedese che sfugge a un De Leidi sin lì impeccabile e va in gol: 1-1. Una rete che però, probabilmente, era da annullare, perché viziata da un suo tocco di mano. A fine match Bjarnason nega il fallo, ma la memoria è stranamente poco nitida: «Sul gol c’è stata qualche protesta da parte della difesa ospite ma non credo che la palla sia carambolata sul mio braccio». Diversa la prospettiva dalla porta granata. «Bjarnason si è portato avanti il pallone un po’ col petto e un po’ con la mano, che era talmente vicina al busto da non poter evitare la sfera» sottolinea Andrea Pierobon, che, dalla sua prospettiva, ha visto meglio di tutti. «Poi, per carità, era un fallo di quelli che si possono fischiare o non fischiare e l’arbitro difficilmente avrebbe potuto veder, perché dalla sua posizione era coperto. Fossimo andati sul 2-0, e abbiamo avuto diverse occasioni per farlo, non saremmo qui a commentare quel che è accaduto. Ci servirà da monito: bisogna mantenere alta l’attenzione sino alla fine». Onore alla sportività granata. Ma il rammarico resta forte. Con quei due punti in più il Citta ora si troverebbero già fuori dalla zona playout, accanto al Brescia a quota 29. Lo stesso Claudio Foscarini non ha cercato scusanti, parlando ai suoi uomini a fine match: l’atteggiamento è quello giusto, siete stati compatti come piace a me, ma al ’95 il gioco va gestito in altro modo, la palla va fatta girare evitando di correre rischi inutili. Se la lezione è servita lo si capirà già dalla trasferta di Vercelli di sabato: nel girone d’andata proprio dalla sconfitta per 1-2 incassata dai piemontesi le cose cominciarono a girare male. Un risultato positivo al Piola avrebbe un forte valore anche sul piano simbolico.

Ore 20.10 – (Giornale di Vicenza) Tornano i gol e il sorriso al Real Vicenza. Tre punti che mancavano da sei partite, conquistati con una prestazione molto buona da parte dei giocatori di Favaretto che commenta: «Era fondamentale ritrovare il gol e non subirne, e così è stato. Sono contento in particolare per i ragazzi e per la società». Ma non si ferma qui il tecnico biancorosso, che dice: «Siamo riusciti a fare una buona gara, ma dobbiamo fare molta attenzione, non dobbiamo cullarci qui. Si deve festeggiare, ma da oggi si pensa già al Renate». Il tecnico è già proiettato alla partita di domenica prossima quando il Real Vicenza affronterà il Renate in trasferta per continuare la corsa verso quello che è il primo obiettivo stagionale per Favaretto: la salvezza. «Salviamoci il prima possibile, poi vediamo quel che si può fare in più. Quel che è importante è che la squadra abbia reagito, già domenica scorsa avevamo fatto bene, ma la vittoria non era arrivata». Entrando nel merito della gara di ieri il tecnico ha commentato così la sua prima vittoria sulla panchina biancorossa: «Nella prima frazione abbiamo fatto quel che avevo chiesto ai ragazzi: sfondare sulle fasce e cercare di portare traversoni e cross che mettessero in difficoltà i nostri avversari. E questo secondo me l´abbiamo fatto molto bene, però non abbiamo finalizzato, ci è mancata la situazione che portasse al gol». Il gol è poi arrivato con la prodezza di Cristini che ha portato in vantaggio il Real proprio allo scadere. La musica è cambiata nel secondo tempo, quando il Monza ha provato a spingere di più, lasciando qualche spazio in più e Favaretto ha sottolineato la bravura dei suoi nel chiudere la gara grazie al gol di Sandrini. Ma quel che rende più soddisfatto l´allenatore biancorosso è la prestazione agonistica dei ragazzi che aveva richiesto in settimana: «Devo fare i complimenti ai giocatori. Sono riusciti a tenere sotto pressione i loro avversari, riconquistando palla subito dopo averla persa. Questo è proprio quel che volevo da loro». Rimane comunque con i piedi per terra il tecnico mestrino. «Questa è una vittoria importantissima, ma lascia il tempo che trova. Se vogliamo fare bene dobbiamo trovare la continuità prima di tutto. Certo è vero che lavorare con l´entusiasmo di una vittoria è ben diverso che lavorare dopo una sconfitta». Una parola anche per coloro che erano in tribuna o che non hanno trovato spazio nella gara di ieri: «Io ritengo di avere un buon gruppo, ma alla domenica devo scegliere. Bisogna che siano sempre pronti, può essere che oggi fossero in tribuna e che domenica vengano schierati dal primo minuto». Una novità Favaretto l´ha già portata. Con Michele Marcolini, Sandrini non aveva quasi mai giocato. Invece con il nuovo allenatore ha già timbrato due presenze in due gare e pure un gol prezioso.

Ore 20.00 – (Giornale di Vicenza) Torna alla vittoria il Real Vicenza con una prestazione più che convincente: prova di solidità e compattezza per la difesa che non lascia spazio agli attaccanti avversari. Il reparto offensivo ritrova una boccata d´ossigeno con i gol di Cristini, Sandrini e Bruno. Tre punti che riavvicinano i vicentini alla corsa per i playoff, ma soprattutto portano entusiasmo e convinzione nei propri mezzi dopo un periodo travagliato. Precipita verso il basso invece il Monza contestato nel secondo tempo da parte di uno sparuto gruppo di sostenitori. Partenza sprint per il Monza che al 1´ si presenta subito dalle parti di Tomei. A provare la conclusione è Valencic, ma Piccinni la tocca e favorisce l´intervento facile del portiere. Rimarrà l´unico spunto degli ospiti nel primo tempo, assieme ad uno scambio tra Torri e Valencic in cui è intervenuto tempestivamente Quintavalla allontanando il pericolo. Sale in cattedra invece il Real Vicenza che si butta in avanti e chiude i suoi avversari in area. All´8´ prima occasione: Malagò vola sulla sinistra e la mette al centro per Bruno che la manca di un nulla, la palla finisce a Lavagnoli e la sua conclusione viene messa in angolo dalla difesa monzese. Ancora Malagò qualche minuto dopo: recupera palla sulla trequarti e si lancia verso la porta difesa da Chimini, ma il suo tiro è debole e facile preda del portiere. Cresce ancora il Real che schiaccia sull´acceleratore e al 21´ va vicino al vantaggio questa volta con Gomes. Poco dopo Lavagnoli recupera palla e crossa al centro verso Bruno che non trova la deviazione vincente e Martinez salva la sua porta anticipando Gomes pronto a battere a rete. Alla mezz´ora guizzo di Dalla Bona che recupera palla e fa partire un buon tiro dalla distanza, ma finisce a lato. Cinque minuti più tardi altra occasione da gol per i padroni di casa, questa volta sui piedi di Malagò che si coordina bene sul lancio di Dalla Bona, conclude al volo, ma la palla finisce alta. Continua l´assedio del Real Vicenza e subito dopo ancora Gomes in area lanciato da Malagò, provvidenziale la scivolata di De Bode che devia in angolo. Al 43´ torna a farsi vedere dalle parti di Tomei il Monza con un bel tiro di Torri, la difesa del Real non si fa sorprendere e mette in angolo. Ripartono subito i vicentini e sul rovesciamento di fronte arriva il meritato vantaggio con un gol spettacolare di Cristini: stoppa di petto il passaggio di Dalla Bona e al volo la infila sotto l´incrocio dei pali. Seconda frazione di gara più equilibrata almeno fino alla seconda rete del Real Vicenza che taglia le gambe alla squadra di Pea. Al 16´ l´occasione più ghiotta per il Monza: Conti in area colpisce di testa e la palla va a Torri che, solo davanti a Tomei, calcia clamorosamente alto. Passano pochi minuti e il Real torna a farsi vedere in avanti, questa volta con Piccinni che prova la conclusione dalla distanza, si salva in angolo Chimini. Cresce nuovamente la pressione dell´undici di Favaretto che schiaccia gli avversari nella propria area e al 22´ sfiora il secondo gol: Lavagnoli da destra la mette al centro per Bruno che colpisce di testa verso il secondo palo dove ci sono Cristini e Bardelloni che si disturbano a vicenda e non trovano il tap-in vincente. La seconda rete arriva invece al 35´ quando Dalla Bona dalla bandierina trova la testa di Piccinni che colpisce il palo, sulla respinta si fa trovare pronto Sandrini e la butta dentro. Sul finale ritorno sul tabellino dei marcatori anche per Bruno: Malagò parte in contropiede e calcia in porta, ma trova Chimini a dirgli di no, reattivo ancora il portiere monzese sulla ribattuta di Dalla Bona, mentre nulla può sull´ultimo tiro di Bruno che riesce a infilarla alle spalle di Chimini.

Ore 19.50 – (Giornale di Vicenza) 1-1 nella tana di una pericolante, sbobba abbastanza indigeribile – sulla via dell´assalto al vertice – nel rendez-vous a pranzo con un AlbinoLeffe compatto ma niente più. Il Bassano ha portato a casa un punticino sul filo di lana, con le imprecazioni del caso “occasioni gettate al vento” e il sospirone nel finale per la beffa evitata d´un soffio. Ma non dite al tecnico giallorosso Antonino Asta che il suo Bassano Virtus brillante e sprecone s´è salvato solo per il rotto della cuffia: «Siamo ancora qui a discutere se il pareggio sia giusto? Con dieci occasioni nitide e quei fraseggi da applausi tra Pietribiasi e Nolè? A parte che c´era un rigore sul Condor nel finale di primo tempo, in campo s´è vista una sola squadra». Bicchiere mezzo pieno e anche di più, dunque, per un tecnico giallorossonero che è un fiume in piena nel dopogara: «Sarebbe stato strapieno se avessimo vinto, ma il calcio va così e dobbiamo fare il mea culpa per la poca concretezza. La nostra superiorità merita aggettivi altisonanti: lampante, disarmante, traboccante. Alla vigilia della gara avevo detto che avremmo imposto il nostro gioco e così è stato». E pazienza se contro la Cremonese mancherà un terzetto destinato a finire dietro la lavagna del giudice sportivo: «Proietti, Priola e Iocolano, tre assenze mica da ridere – chiosa – Meglio non esprimere giudizi sulla direzione di gara, non voglio passare per quello che si lamenta quando non vince. L´importante è aver vissuto una giornata di grande calcio: per me i valori vengono prima di tutto, il mio Bassano ha offerto un saggio di come si dovrebbero affrontare sempre le partite. La Lega Pro e la Federcalcio dovrebbero usarci come spot». Raggiante, dal canto suo, Tommy Maistrello. Uno che tiene il gol in canna solo perché gli tocca scalpitare dietro i supertitolari, ma quando può armare l´obice sulla cotica erbosa non dà scampo. Intanto, da rincalzo di stralusso, ne ha già fatti cinque: «Di cui quattro nei finali e tre al novantesimo ed oltre, come contro l´Arezzo e all´andata contro lo stesso AlbinoLeffe – sorride il bomberone di riserva – Sono soddisfatto della mia prestazione, ormai dare tutto ottimizzando il minutaggio a disposizione è una mia caratteristica. Quanto ho sofferto, però, in panchina: i miei compagni hanno creato l´inimmaginabile, senza che la palla volesse saperne di entrare». La formula a tre fantasisti lo penalizza, anche se l´ariete è consapevole di essere chiuso da un mezzo fenomeno: «Pietribiasi è indiscutibilmente il punto fermo dell´attacco, sta disputando un campionato ad altissimi livelli e togliergli il posto è una chimera – chiosa l´attaccante classe ´93 – Finora i risultati stanno premiando le scelte del mister. Se segnassimo sempre in proporzione alle palle gol create, potremmo davvero sognare».

Ore 19.40 – (Giornale di Vicenza) Maistrello-gol in zona Cesarini, come all´andata al “Mercante”. Peccato che quello del 20 settembre fosse il raddoppio per suggellare il vantaggio di un Pietribasi stavolta a secco e questo valga un punticino nella tana dell´ AlbinoLeffe, bravo solo ad inanellare il quarto risultato utile di fila. Stessa cifra anche per gli Asta-boys, ma alla fine c´è un pareggino infarcito di occasionisisme e rimpianti che rallenta la corsa al vertice. In avvio i più ficcanti sono i due che vangano la corsia sulla trequarti, anche se l´impeto di Cattaneo, sullo scavetto smarcante di Nolè al 4´, è frenato dalla bandierina del guardalinee. Dai piedi di Iocolano, invece, la primissima palla gol tre giri di lancetta più tardi: peccato che Pietribiasi sia poco Condor e molto allocco nella circostanza alzando il piattone in corsa. Quanto a costruzione del gioco, comunque, c´è una sola squadra in campo, e al 12´ Offredi deve abbassare la saracinesca sul mancino sottomisura del falso nueve veneto, sbucato dal traffico grazie al filtrante di Semenzato. Di là, a parte la copertura e la direzione d´orchestra del compassato Spinelli, si segnalano solo le sporadiche folate di Anghileri e il traversone di Cortinovis per la tempia di Momentè al 27´, con la palla che termina la corsa nei pressi del corner, mentre l´undici di Asta accelera a perdifiato: al 29´ il capitano trova ancora Pietribiasi, che dal vertice sinistro dell´area piccola si esibisce in una spettacolare bicicletta (a lato); al 31´ l´offside salva Offredi dall´appoggio di Nolè in chiusura di triangolo con il suo centravanti. Al 36´ il nuovo assolo del fantasista – saltato Moi di netto rientrando da sinistra – culmina nell´innocuo rasoterra tra braccia e pancia del portiere. A un amen dall´intervallo, ecco un ulteriore tris di possibili rompighiaccio: Iocolano (41´) alza da tre metri il suggerimento dalla destra di Nolè, la combinazione geometrica Iocolano-Pietribiasi-Nolè (42´) sfocia nell´ennesimo errore di mira (destro dal limite largo sul primo palo) e nel recupero la fuga di Pietribiasi (disturbato da Ondei) s´infrange contro l´uscita bassa dell´estremo bergamasco. Nella ripresa i i ritmi si abbassano, ma il confronto continua a parlare con un solo accento. Al 12´ Nolè svetta sull´angolo di Cattaneo e il piedone di Allievi sulla linea gli ricaccia in gola la gioia del possibile vantaggio. Giochicchiando a senso unico, si scollina al ventesimo, quando a Furlan, nel rimpallo con un difensore, non riesce la deviazione: la sfera gli rimbalza sulla mano e da qui fra le manone di Offredi. E i blucelesti, incredibilmente, passano. Dopo un tiraccio alle stelle di Spinelli (23´) il suo suggeritore Silva Reis affonda il colpo da salvatore della patria piovuto dal cielo del calciomercato di riparazione: Anghileri scodella dall´out, il brasiliano di testa sollecita il flipper con Priola e approfitta del mancato rinvio dell´incartatissimo Bizzotto infilando l´angoletto lontano di esterno sinistro. Niente panico, c´è il golden boy dal fisico da corazziere, che si alza dalla panca e al 36´ sale in cielo su corner del compagno con la fascia al braccio spaventando il muro dei locali. E c´è l´extra-time da sfruttare: Proietti e il tap-in di Semenzato sollecitano i riflessi del portiere bergamasco, l´ultimo corner libera lo stesso Proietti al cross e la new entry all´imbucata della disperazione. Il triplice fischio è preceduto da calcione a Toninelli e sputo a Proietti del nervoso numero 1, che si fa cacciare costringendo Momentè a chiudere fra i pali. Contro la Cremonese, tra le mura amiche, la neopromossa da calcio champagne può riprendere la marcia.

Ore 19.20 – (Mattino di Padova, Martina Moscato) Il Padova in D ha il volto innocente dei figlioletti di Sentinelli, Nichele e Ferretti. Che ad ogni fine gara attendono fiduciosi che i loro papà vengano a prenderli al cancello della tribuna, li carichino sulle spalle per poi salutare e ringraziare tutti insieme i tifosi sugli spalti. Il Padova in D ha l’immensa forza e umiltà di un gruppo in cui individualismi non ne esistono, c’è solo l’obiettivo comune di riportare questa gloriosa piazza in Lega Pro. Il Padova in D ha il cuore grande di 26 giocatori educati, quasi d’altri tempi, che salutano sempre tutti col sorriso. Di 26 giocatori che ti chiedono sempre “come stai” quando ti incrociano e, se la risposta non è un convinto “bene”, si fermano perfino a capire cosa non va, come farebbero con un amico caro. “Quando saremo tornati su, ricominceranno ad arrivare a Padova i soliti sbruffoni, con il cellulare sempre all’orecchio”, mi sento ripetere spesso da qualche tifoso. Io voglio illudermi che non sia così. Che questo Padova così bello da vedere e da condividere sia il prodotto dello stile che hanno voluto imprimere fin dal primo momento il presidente Giuseppe Bergamin, l’ad Roberto Bonetto e lo staff tecnico, capitanato dal ds De Poli e dall’allenatore Parlato. E che quindi possa durare nel tempo. In qualunque categoria. Si scrive serie D, si legge passione per la maglia e, dopo tanto tempo che non succedeva, anche stima e attaccamento per chi la indossa. Di più, la onora.

Ore 19.00 – (Trentino) La sconfitta brucia, ma a fine partita il tecnico trentino Davide Zoller è già pronto a rilanciare. «Dispiace tornare a casa a mani vuote – dopo una prestazione di un certo spessore. I ragazzi sono stati encomiabili, visto e considerato che in campo avevamo tantissimi giovani, molti dei quali erano praticamente all’esordio in categoria. Peccato perché avremmo meritato almeno un punto e, tra l’altro, il rigore, che poteva starci e non contesto questa decisione del direttore di gara, è arrivato quando la “sfuriata” del Giorgione si era già conclusa e il match era indirizzato verso lo zero a zero finale. Andiamo avanti a testa alta, ben sapendo che sarà praticamente impossibile raggiungere i playout ma fino a quando la matematica non ci condannerà noi non molleremo la presa». Domenica prossima ecco il derby contro il Dro che ha disperato bisogno di punti. «E’ una situazione sicuramente non positiva per il movimento trentino – conclude Zoller – ma noi, come è giusto che sia, non regaleremo nulla né al Dro né a nessun’altra formazione. La nostra intenzione è quella di onorare al meglio il campionato».

Ore 18.50 – (Tribuna di Treviso) Esame passato per il rotto della cuffia, ma vietato rifiutare il voto: si prendono i tre punti, che a fine campionato non avranno più sapore né odore. «Oggi salviamo soltanto il risultato e i tre punti», attacca mister Paganin, «speravo sinceramente in qualcosa di meglio. Sono trabocchetti che si incontrano quando si è giovani: la tensione per una partita da vincere, sale a tal punto che ti pare di giocare la finale di Coppa del Mondo, così rischi che la tensione ti giochi brutti scherzi. La prima partita giocata veramente male, senza idee, con giocate troppo precipitose». Mister, la difesa ospite dava l’impressione di essere di burro, nonostante fosse molto folta. «Certamente, erano superabili, anche se schierati a cinque. Il fatto è che si siamo in qualche modo bloccati da soli e abbiamo molto sofferto. Il rigore decisivo? Non l’ho visto bene, ma loro non hanno protestato». Tra i cambi del secondo tempo, forse più importante Bizzotto, che ha dato peso. «La sua prestanza ci ha dato un tema tattico in più, anche perché loro erano schierati a cinque: abbiamo avuto qualche soluzione in più in avanti». Due parole con Alessandro Prosdocimi, l’anno scorso al Montebelluna. Terzino destro, alcune buone giocate. «Eravamo un po’ sotto tono, s’era visto anche nell’amichevole giocata ad Abano. D’ora in avanti saranno tutte in qualche modo finali, soprattutto con le dirette concorrenti dovremo fare in modo di vincere per arrivare il prima possibile a quota 40 punti, che dovrebbe garantire una certa tranquillità. Con il Mori è stata una partita difficile, loro erano in dieci dietro la linea del pallone, alla fine nonostante la situazione complicata siamo riusciti a portare a casa tre punti molto importanti».

Ore 18.40 – (Tribuna di Treviso) Studiate di più, mòri: per questa volta, un “6” tirato. Se doveva essere una prova di maturità, lo scontro casalingo contro il Mori Santo Stefano, per il giovane e baldo Giorgione di Paganin, è stato un esame molto sofferto. Una di quelle prove trabocchetto, all’apparenza facili, che se la superi non hai fatto nient’altro che il tuo dovere, ma se la fallisci allora sono guai. Soprattutto un esame di maturità, appunto, in cui dimostrare se sei in grado di gestire l’ansia da prestazione e la pressione per il risultato da raggiungere ad ogni costo. I Rossostellati superano la prova, per il rotto della cuffia, presentando un compitino pieno di errori e strafalcioni, ma in via Rizzetti si tengono stretti i tre punti e guardano al traguardo finale. Il Mori, che finora ha collezionato con otto punti una pagella da bocciatura secca a giugno, consapevole della situazione, schiera una squadra imbottita di difensori, con i soli Tisi e Deimichei a cercare di creare qualche scompiglio nell’area avversaria. Difesa a cinque, ma colabrodo lo stesso, che soffre tremendamente i tagli e gli inserimenti in verticale degli attaccanti e centrocampisti. Dovrebbe essere un invito a nozze per Mattioli, Gazzola e compagnia, che hanno studiato tutta la settimana i compiti per casa dettati da Paganin. Dovrebbe essere una passeggiata, ma diventa una via crucis. Primo tempo infarcito di errori grossolani, la penna rossa di Paganin segna un più soltanto al 41′, quando Episcopo conclude bene in diagonale un lancio in verticale di Mattioli, bravo Poli a parare e terra. Nell’intervallo Paganin fa la ramanzina e il Giorgione cambia quanto meno atteggiamento. «Così non va, mòri, bisogna studiare di più». Subito dentro Baggio per Eberle e Giorgione a trazione anteriore per scardinare più con la forza della disperazione che con l’organizzazione e il gioco, la difesa avversaria. I rossotellati non riescono a trovare gioco e manovra, ma ci mettono intensità, voglia di andare avanti a testa bassa con coraggio e determinazione. Gli strafalcioni non si contano, ma i giovanotti di Paganin ci mettono almeno il cuore e cominciano a farsi vivi dalle parti di Poli. Ci provano al 23′, quando dopo una serie di colpi ti testa Bizzotto sembra trovare l’incornata giusta, con il portiere Poli a dire un’altra volta no. La svolta arriva al 32′, De Stefani entra in area, si butta in scivolata Volani che intercetta. Eh no, mòro, l’hai presa di mano. L’arbitro conferma. Rigore, batte Baggio e questa volta la risposta è esatta. Zoller, allenatore ospite, trova il modo per farsi espellere per proteste, è questo l’ultimo episodio degno di nota di una partita da dimenticare per entrambe le formazioni. Eh no, mòri, restano i 3 punti che alla fine peseranno come gli altri.

Ore 18.30 – (Gazzettino, edizione di Treviso) Mister Lele Pasa analizza così la gara: «Per come si era messa, innanzitutto guardo il lato positivo. Siamo andati sotto due volte, ma non abbiamo mai perso la testa e abbiamo recuperato. Non posso però tralasciare il lato negativo. Se fossimo rimasti in undici, la gara sarebbe stata ampiamente alla nostra portata». Il rosso a Nicoletti ha pesato: «L’espulsione ha condizionato la gara. L’entrata è stata dura, ma nettamente sulla palla. Il giallo ci poteva stare, il rosso no. Era il primo, al massimo il secondo fallo che faceva». Pure Pasa è stato allontanato: «Credo che il guardalinee abbia preso un abbaglio. Stavo discutendo con un mio dirigente, non so che cosa abbia capito». Il gol annullato a Garbujo ha fatto discutere: «Il ragazzo è saltato un po’ scomposto, ma mi ha detto di averla presa col viso». Col Kras bisognerà tornare al successo. E visto che la salvezza è l’obiettivo, «sarà uno scontro diretto».

Ore 18.20 – (Trentino) «Quando sbagli tanto alla fine succede che il gol lo prendi. Dovevamo chiudere la partita e non siamo stati capaci di farlo. E’ un’occasione d’oro svanita». Stefano Manfioletti trattiene a stento la rabbia mentre si concede ai microfoni. «Nel secondo tempo dovevamo avere la forza di chiudere i conti – ripete – invece, abbiamo concesso qualche contropiede di troppo, vuoi per bravura di alcuni giocatori avversari, vuoi perché qualche mio giocatore non è stato così umile nel capire che questo risultato era determinante per noi. Abbiamo pensato più ad offendere che andare a difendere in un certo tipo di situazioni che si sono create e nel finale quasi rischiavamo di perdere». E sulle occasioni sprecate: «Ai giovani non puoi chiedere corsa, dinamicità, esperienza e gol. Hanno dato tanta qualità davanti, tanto movimento, e alla fine avevano i crampi. Non si può pretendere la lucidità sotto porta per tutti i 90 minuti. E’ chiaro che c’è il rammarico per aver fatto una buona prestazione che non ci ha portato alla vittoria. I tre punti servivano come il pane ed ora dobbiamo andare a cercarli ovunque, non solo a Mori».

Ore 18.10 – (Trentino) Si scrive pareggio ma si legge sconfitta. Il Dro è costretto a masticare amaro pur avendo rimediato un punto che muove un poco la classifica e dopo aver messo alle corde una buona squadra come il Montebelluna. Purtroppo, però, i droati non sono stati capaci di chiudere l’incontro quando ne hanno avuto la possibilità, sfiorando in almeno quattro occasioni la rete del 3 a 1 che avrebbe messo al sicuro i tre punti. E così, nel rispetto della più antica e sacrosanta legge del calcio (gol sbagliato, gol subìto), Ischia e compagni sono passati dalla gioia del trionfo alla delusione di un pari che vale molto meno di un bicchiere mezzo vuoto. I due punti lasciati sul campo di Oltra, infatti, potrebbero pesare come un macigno nel prosieguo del campionato del Dro. La cronaca. Il Dro parte come un fulmine di guerra e in appena tre minuti rompe gli indugi, sblocca il risultato e si porta in vantaggio: traversone di Bazzanella, che taglia da sinistra a destra il campo, finendo in piena area, Cremonini capisce tutto e si avventa sul pallone cacciandolo in fondo alla rete. L’illusione di un match in discesa, però, dura dieci minuti appena. Gli ospiti guadagnano un calcio d’angolo (che per tutta la partita sono stati un vero incubo per i difensori droati e quasi dei calci di rigore per gli ospiti) che va a battere Giglio il quale trova l’incornata vincente di Cusinato, con la difesa di casa in colpevole ritardo. La partita ricomincia daccapo e il ritmo si adagia. Non succede più nulla fino all’intervallo. Nella ripresa i gardesani rientrano in campo con il furore negli occhi. La spinta aumenta e intorno al quarto d’ora Proch arriva in area palla al piede, costringendo De Vido al fallo. Sul dischetto va Bertoldi che si fa perdonare una prestazione fin lì non eccelsa. Al 18′ lo stesso giocatore completa l’opera, subendo il fallo che porta l’arbitro a sfoderare il cartellino rosso nei confronti di Nicoletti. Avanti di un gol e in superiorità numerica sembra fatta per il Dro, che si butta a caccia della terza segnatura. Cremonini e Proch cominciano il tiro al bersaglio ma ogni volta c’è qualcosa che va storto. Almeno quattro le occasioni nitide da rete svanite nel nulla. E così, a tempo quasi scaduto, arriva la beffa: mischia in area, batti e ribatti, Sadio ci mette lo zampino e la caccia in porta. E prima della fine c’è pure il tempo per una doccia gelata: Garbuio segna sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ma per fortuna del Dro l’arbitro vede un fallo di mani ed annulla.

Ore 18.00 – (Trentino) Luca Lomi è decisamente soddisfatto. Del punto conquistato, ma anche della prestazione fornita dalla sua giovanissima truppa. «Torniamo a casa contenti – analizza l’allenatore gialloverde – per tanti motivi. Abbiamo dato continuità alla vittoria ottenuta due settimane fa contro il Belluno e abbiamo giocato a viso aperto contro una formazione che punta ai playoff. I ragazzi stanno mettendo sul terreno di gioco tutto quello che hanno: l’impegno non è mai mancato ma, dopo la bruciante sconfitta di Trieste, tutti stanno dando ancora di più. Le difficoltà sono tante ma noi siamo compatti e determinati ad andare avanti sino alla fine. Senza pensare all’avversario di turno o alla classifica: una partita alla volta e poi, a fine stagione, tireremo le somme». E, vien da dire, con più esperienza, ieri il risultato avrebbe potuto essere “pieno”. «Abbiamo giocato alla pari, ripeto, – conclude Lomi – ma nel finale la palla buona per vincere è capitata a noi anche se in quel momento eravamo in inferiorità numerica. I playout sono distanti ma il punto conquistato è importantissimo».

Ore 17.50 – (Giornale di Vicenza) «L´ottavo risultato utile è la nota più importante della giornata – ha detto il tecnico dell´Arzichiampo Paolo Beggio a fine gara -. Va ricordato che il Mezzocorona si è chiuso bene e ha concesso pochi spazi. Le occasioni le abbiamo avute è mancato solo il gol».
L´analisi è continuata ricordando che «queste sono partite strane, puoi rischiare anche la beffa se non stai attento. Loro erano bravi nelle ripartenze, infatti ne è uscita una partita spigolosa. Basti pensare che anche contro il Mori S. Stefano abbiamo fatto fatica». Infine un pensiero sul bottino fino ad oggi raccolto. «Dobbiamo arrivare il prima possibile a 40 punti. Da adesso in poi sarà dura per tutti non dimentichiamocelo. Non sarà facile nemmeno la gara con il Giorgione, all´andata ci ha fatto soffrire».

Ore 17.40 – (Giornale di Vicenza) Un passo avanti verso la salvezza e ottavo risultato utile consecutivo per l´Arzichiampo. Sono queste le due note positive del pareggio contro il Mezzocorona. Anche se non è arrivato il gol va ricordato che le occasioni ci sono state e i 9 calci d´angolo a favore dicono da che parte pesava l´ago della bilancia. A chi arricciasse il naso per l´ultima mezz´ora con l´uomo in più va ricordato che 33 punti dopo 21 giornate per una neopromossa sono un bottino di tutto rispetto. Se non galoppi ti puoi avvicinare lo stesso al traguardo anche al trotto, basta arrivare. Primo tempo. Mischia in area ospite e salvataggio sulla linea dei difensori trentini dopo qualche secondo. Primo debole tentativo del Mezzocorona con Alouani, poi locali in avanti con Carlotto che prova a pungere. Bello lo stacco al volo di testa di Simonato, palla alta sopra la traversa. Caridi per il Mezzo dalla distanza prova ad impensierire Dall´Amico alla mezz´ora. Ancora il numero 10 in maglia rossa da fuori area, il portiere della Vallata si rifugia in angolo. Primo tempo che si chiude senza sussulti con il Mezzocorona che si difende con ordine e prova a pungere nelle ripartenze. Arzichiampo col freno a mano tirato: buona la fase di possesso palla, fraseggio e impostazione della manovra ma arrivati all´altezza della lunetta la tanta voglia finisce nella locomotiva che sbuffa un pò. Secondo tempo. Che occasione al 1´ col colpo di testa di Carlotto in corsa, palla di qualche centimetro oltre la traversa. Bella parabola di Caridi, con la punta delle dita Dall´Amico si fa trovare pronto. Al 10´ Simonato di sinistro, a lato. Al quarto d´ora Mezzocorona in 10 per l´espulsione Misimi (doppio giallo). L´Arzichiampo allora comincia a riempire i polmoni per arrivare al tiro con più frequenza. Da fuori Draghetti e Tecchio ma la mira è da rivedere. Al 24´ bomba di Carlotto che entra in area dalla destra e scarica ma la palla finisce sul palo e poi in corner. Scocca il 30´ e Carlotto fa strozzare in gola l´urlo del gol, zampata dentro l´area piccola e palla fuori. Al 37´ espulso Beggio per aver oltrepassato la linea tecnica. Arzignanochiampo con la testa alta ma finisce senza reti. Domenica prossima arriva il Giorgione al Dal Molin e sarà una buona occasione per continuare la striscia positiva e poi si va a Belluno. A proposito Vecchiato era in tribuna. Ospite anche Carlos Trinchieri, padre del bomber arrivato dall´Argentina per salutare il figlio (squalificato) che non vedeva da 4 anni: il presidente Chilese gli ha regalato una sciarpa.

Ore 17.30 – (Gazzettino, edizione di Belluno) È arrivato da poco alla corte della società Union Ripa La Fenadora e ha assistito alla sconfitta dei suoi dalla panchina, ma il portiere Matteo Salsano crede nelle capacità dei suoi compagni di squadra di risalire la corrente e soprattutto spera di avere qualche possibilità per aiutarli: «È stata una gara sfortunata, abbiamo anche giocato discretamente nel primo tempo. Nella ripresa siamo entrati abbastanza bene. Il secondo gol è stato una beffa. Secondo il mio parere è mancato un pizzico di fortuna. Non mi è piaciuto l’arbitraggio, ha creato tanto nervosismo in campo. Non è un nostro limite. Ci rifaremo al più presto perché il gruppo unito ed è di qualità». Salsano non discute la scelta tecnica che lo ha visto andare in panchina sul campo del Legnago: «Sono un nuovo arrivato ed è giusto così. In settimana ho provato a farmi notare in allenamento. Siamo veramente un’ottima squadra e spero di poter presto scendere in campo. Mi piace molto il centrocampo, secondo il mio parere è il miglior reparto. Qual è il nostro obiettivo? I playoff sono a quattro punti, dobbiamo puntare al quinto posto che vorrebbe dire tanto per questa società che vedo molto organizzata. Sono contento della mia scelta». Il suo collega di reparto, De Carli, ha comunque disputato un’ottima gara salvando la sua porta in più occasioni. Nelle prossime partite ci sarà un bel duello per la maglia da numero uno. Una sana concorrenza che farà bene a entrambi. Di proprietà del Chievo Verona, Salsano è in prestito e ha disputato la prima parte della stagione con la Cavese (nel girone H della serie D). Classe 1997, l’età è dalla sua parte. Sono tanti i portieri che sono partiti dalla categoria interregionale raggiungendo poi la massima serie. Salsano spera di compiere lo stesso cammino. «Ho fatto delle presenze con la Cavese, poi mi sono fratturato il malleolo e mi sono dovuto fermare. Nell’ultima sessione di mercato ho avuto richieste da secondo in Lega Pro, ma ho deciso di restare in serie D per farmi le ossa e per crescere ancora. Mi ispiro a Neuer (il portiere della Germania campione del mondo che ha sfiorato la vittoria del Pallone d’Oro, ndr), secondo me come lui sono in pochi. Sto cercando di giocare alto e di migliorare con i piedi, caratteristiche molto richieste dopo l’esplosione del tedesco. Mi considero bravo nelle uscite alte e forse nella posizione tra i pali, ma questo non devo esserlo io a dirlo. Sono all’inizio della carriera e naturalmente spero di scalare le categorie».

Ore 17.20 – (Gazzettino, edizione di Belluno) Torna a casa a mani vuote Massimiliano Parteli. La sua Union Ripa La Fenadora subisce una sconfitta netta, nel gioco prima ancora che nel risultato. E Parteli onestamente lo riconosce. «È stata una vittoria meritata da parte del Legnago, questo va riconosciuto – esordisce così ai microfoni il coach Parteli -. Abbiamo giocato male rispetto ad altre uscite e dobbiamo capire il motivo di questo passo indietro. È stata una prestazione poco positiva. Non siamo riusciti a costruire molte occasioni da rete, per questo gli avversari sono riusciti a batterci. Cercheremo di fare meglio nelle prossime sfide. Sono convinto che riusciremo presto a vedere una Union Ripa La Fenadora migliore». L’impressione è quella di un Parteli consapevole del passo falso, ma convinto di poter rimettere le cose a posto con una serie di allenamenti mirati e forse con alcuni cambiamenti nella formazione titolare. In casa Union si continua a non parlare in maniera esplicita di obiettivi, ma qualcuno spera ancora in una rimonta playoff che allo stato attuale sembra impossibile. Chiusura con l’analisi dell’allenatore di casa, Andrea Orecchia, felice per la prestazione dei suoi: «Ho visto la squadra che volevo vedere per intensità e determinazione. Abbiamo giocato bene meritando la vittoria. Il Legnago ha costruito veramente tanto in attacco e questo è un buon segnale. Dobbiamo continuare così per finire nel migliore dei modi questo campionato». Per il Legnago la priorità resta la salvezza.

Ore 17.10 – (Corriere delle Alpi) Quarto ko consecutivo per il Ripa Fenadora, che allo stadio Sandrini di Legnago è costretta a inchinarsi. Mentre i padroni di casa tornano alla vittoria dopo nove turni di digiuno. Per l’allenatore dei veronesi Andrea Orecchia, si tratta del primo successo, dopo sei gare sotto la sua direzione tecnica, che avevano finora fruttato cinque pareggi e una sconfitta. I neroverdi bellunesi hanno di che recriminare sul risultato finale, a partire dalle pesanti assenze degli squalificati Dassiè e Solagna, mentre al Legnago mancavano il difensore Talin e l’esterno Farinazzo, entrambi impegnati con la rappresentativa di serie D nel torneo di Viareggio. Il risultato finale pare comunque giusto, con i padroni di casa che si sono dimostrati molto concreti e, soprattutto, più in vena degli avversari. Subito Legnago all’attacco dopo 2′ con l’inzuccata alta di Fioretti, sul traversone di Zerbato. I bellunesi rispondono poco dopo con il tiro di Tomasi, che gli vale però soltanto un calcio d’angolo. Al 9′ Mastellotto in area del Legnago crea qualche apprensione, ma il portiere Fazzino risolve in angolo. Il Legnago comunque sembra in buona giornata: il rasoterra di Fioretti costringe all’intervento basso De Carli, mentre all’11’ l’intervento in area di rigore di De March su Fioretti (nettamente trattenuto) sarebbe sanzionabile con il calcio di rigore, ma l’arbitro decide di sorvolare. Il forcing veronese prosegue con Zerbato, che si libera al tiro, ma un difensore dell’Union ribatte. Al 22′ gli ospiti rispondono con Mastellotto, che invece di concludere a rete pecca di altruismo cercando un compagno e facendo sfumare l’azione. E’ la squadra di casa a continuare ad attaccare con Zerbato, che prima impegna il portiere De Carli e poi per due volte non inquadra la porta. Al 37′ Pellizzer abbatte Valente: lo stesso Valente si occupa di battere la punizione, con il pallone che viene sporcato da Fioretti per l’inzuccata decisiva in gol del difensore centrale Friggi. Prima del riposo, Fioretti manda alle stelle la palla del raddoppio, aprendo troppo il compasso al momento della conclusione. Stesso copione nella ripresa, con il Legnago sempre padrone del campo. Il Ripa Fenadora ha un lampo al 4′, quando Ponik, entrato in campo al posto di Sommavilla, è anticipato al limite dell’area dal portiere. Sul capovolgimento di fronte, però, il Legnago raddoppia in ripartenza con Longato, imbeccato in verticale da Zerbato. I bellunesi, abituati giocare sul sintetico di Pedavena soffrono l’ampio campo di Legnago e rischiano di prendere l’imbarcata: Rivi manca il tris per questione di centimetri (6’), poi Longato rimane a terra a seguito di un duro scontro con Antoniol, ma per fortuna si rialza senza gravi conseguenze. Al 19′ Zerbato e Fioretti danno vita a una bella azione manovrata, con il tiro di quest’ultimo, che si spegne tra le braccia di De Carli. Il monologo dei padroni di casa sembra non avere fine: al 25′ spunto di Tresoldi per Valente, che conclude alto; tra il 28′ e il 34′ Rivi non riesce a realizzare soltanto per deviazioni fortuite della difesa bellunese. L’ultima occasione capita al 37′, quando Longato al limite dell’area si fa rubare palla sul più bello e spreca la chance di realizzare la doppietta personale. Dopo le sconfitte casalinghe con Dro e Sacilese e quella esterna di Chioggia, quello di ieri è quarto ruzzolone di fila per la squadra neroverde, che se è vero che si trova in una tranquilla posizione di classifica, domenica prossima è chiamata a una gara difficile contro l’Altovicentino secondo in classifica. Non sarà per niente facile interrompere la serie negativa.

Ore 17.00 – Serie D girone C, la classifica aggiornata: Padova 50, AltoVicentino 45, Belluno 41, Sacilese 39, Clodiense 34, ArziChiampo 33, Fontanafredda 30, Montebelluna, Tamai, Union Pro e Union Ripa La Fenadora 29, Giorgione 26, Legnago 22, Dro 20, Kras Repen 19,Triestina 17, Mezzocorona 11, Mori Santo Stefano 8.

Ore 16.55 – Serie D girone C, fischio finale: Kras Repen-Triestina 1-1. Espulsi entrambi gli allenatori.

Ore 16.50 – Serie D girone C, il Kras Repen pareggia in extremis con Rabbeni. Kras Repen-Triestina 1-1.

Ore 16.40 – (Gazzettino, edizione di Treviso) Mister Feltrin è soddisfatto di ciò che ha offerto la partita: «La squadra ha giocato bene, però ci è mancato il colpo del ko. Avremmo meritato qualcosa di più per ciò che abbiamo dimostrato, sicuramente anche prima del gol del vantaggio, non abbiamo saputo chiuderla e, come sempre, chi sbaglia paga». Il pareggio della Clodiense è forse arrivato troppo presto? «Non solo, conoscevamo l’abilità di alcuni loro giocatori nei tiri da lontano. Probabilmente se passavano ancora altri minuti la partita avrebbe avuto un’altra evoluzione, è anche vero che abbiamo sbagliato il raddoppio quando eravamo sull’ 1 a 1 non riuscendo a sfruttare i loro errori. I ragazzi comunque mi sono piaciuti perchè hanno saputo pressare bene: abbiamo fatto di tutto per vincere».

Ore 16.30 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Nicholas Siega dieci giorni fa era alla corte di Michele Serena in Lega Pro, alla prima con la Clodiense il suo vecchio tecnico era in tribuna. «Purtroppo non ho visto il mister, lo avrei salutato sicuramente». Com’è stato l’approccio con la Serie D e come giudichi la tua prima prestazione? «Poteva andare meglio, sia come realizzazioni che come prestazione personale. Con Mastroianni mi sono trovato bene, così come con tutti i compagni di squadra, si vede che è un gruppo che ha voglia di lavorare. Non siamo riusciti ad esprimere il gioco che ci aveva chiesto il mister, in avanti non sono stati molti i palloni giocabili». Quali erano state le raccomandazioni di mister Pagan? «Giocare sempre vicino a Mastroianni per potermi ambientare il meglio possibile; visto il valore del gruppo, sono sicuro che alzeremo l’asticella del risultato». Filippo Casagrande racconta invece l’episodio del gol realizzato dall’Union Pro: «C’è stato un contrasto a centrocampo che mi ha visto protagonista assieme a Moretto, il pallone purtroppo non è rimbalzato bene, l’abbiamo perso e abbiamo preso gol». Come mai ci sono stati più errori del solito? «È stata una partita difficile, ci hanno marcato a uomo, ci hanno pressato molto ed hanno giocato con grande dinamismo. La sosta ci ha penalizzato, probabilmente ci siamo rilassati più del dovuto, confidando nelle buone prestazioni fatte in casa. Inoltre l’assenza di Santi si è fatta sentire”

Ore 16.20 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Andrea Pagan non è soddisfatto della prestazione dei suoi ragazzi: «Non ci siamo espressi come sappiamo ed abbiamo commesso degli errori dettati da eccessiva leggerezza. Non dimentichiamo però che il nostro obiettivo è la salvezza e una giornata storta ci può stare». Può aver inciso la sosta? «In settimana ne avevo parlato ma non credo che la nostra partita sottotono sia stata dettata solo da questo, in tanti non hanno reso come avrebbero dovuto. Ritengo che Siega abbia giocato un buon primo tempo e comunque la sua prestazione è positiva, è chiaro che deve lavorare molto per imparare meccanismi che altri compagni di squadra conoscono da 6 mesi». Quanto si è fatta sentire l’assenza di Santi? «Riccardo è un giocatore che tutti temono, il nostro problema principale è stato però l’atteggiamento. Altri giocatori hanno avuto delle opportunità per esprimersi, di solito inoltre non parlo mai degli assenti ma penso solo a ciò che ho a disposizione ; la società in maniera positiva mi ha intanto messo a disposizione Siega». Quale avversario ti ha messo maggiormente in difficoltà? «Ho visto bene Appiah, hanno saputo rendersi pericolosi anche Nobile e Comin che hanno confermato di essere dei buoni giocatori. Pitteri ha saputo contenere bene Appiah dimostrando maturità così come tutta la squadra: l’anno scorso gare come questa l’avremmo persa». Bisogna aspettarsi ora avversarie che verranno al “Ballarin” ben preparate e per limitare i danni? «La Clodiense del girone d’andata era un’altra squadra, ora tutti ci affrontano con altro atteggiamento perchè ci conoscono e sanno anche come giochiamo: siamo quinti e ci affrontano con altro piglio».

Ore 16.10 – (La Nuova Venezia) Finisce 1-1 tra Clodiense e Union Pro, ma a rammaricarsi di più è la squadra trevigiana guidata da Francesco Feltrin, che non ha saputo approfittare degli svarioni difensivi della compagine granata per portare a casa l’intera posta in palio. Clodiense poco brillante, Union Pro in pressing asfissiante sui portatori di palla e pareggio che va benissimo ai chioggiotti che hanno rischiato seriamente di perderla. Granata poco incisivi, ingabbiati dai trevigiani disposti a specchio rispetto alla squadra di casa. Così va in archivio una partita poco elegante dal punto di vista estetico, giocata male dai padroni di casa, meno peggio dagli ospiti che hanno avuto qualche occasione importante nata da sciagurate giocate di difensori e centrocampisti lagunari. Insomma poca traccia di divertimento per una gara che non avrà certo emozionato nemmeno il tecnico del Venezia Michele Serena, presente in tribuna al “Ballarin” per seguire il figlio Riccardo, autore di una prestazione tutta grinta e carattere. Si inizia con le due squadre disposte dai due allenatori nello stesso identico modo. Nella Clodiense c’è il debutto del neo acquisto Siega (da rivedere) che si piazza in attacco al fianco di Mastroianni. Pitteri è preferito a Boscolo Nata e dalla sua parte ingaggia un duello all’arma bianca con il vivacissimo Appiah. L’Union Pro sceglie di mandare Casarotto dietro le punte, mentre in difesa l’ex Niero tiene sotto controllo la situazione, azzannando, quando necessario, qualche polpaccio avversario. I trevigiani si lanciano in un pressing asfissiante che non permette ai chioggiotti di giocare e così girano in folle anche Casagrande e Mazzetto, perni del centrocampo di casa. L’assenza di Santi, davanti, si fa sentire, anche se Siega si applica e nel primo tempo prova a rispettare un copione che si sfilaccia nella ripresa. C’è poco da raccontare del primo tempo perché le squadre si annullano a vicenda e le occasioni da rete sono una rarità. Da segnalare una punizione dal limite di Furlan (12’) alta sopra la traversa, un tentativo di autogol di Piaggio sventato da Luca Tiozzo (17’) e una bella incursione di Pitteri (31’) con rifinitura per Siega e tiro debole dell’ex Venezia. Clodiense che non riesce a cambiare registro neanche nella ripresa ed anzi rischia molto in contropiede. Al 5’ Mazzetto perde una palla velenosa sulla trequarti ma poi è Andrea Nobile che sbaglia l’appoggio facile per Appiah permettendo il recupero di Pitteri. Risponde la Clodiense con un piattone alto di Mazzetto (8’), mentre al 19’ Pitteri avvia un contropiede che poi Piaggio finalizza nel peggiore dei modi calciando malissimo. Al 21’ comunque l’Union Pro passa: passaggio errato in orizzontale sulla trequarti di Casagrande, si intromette Alvise Nobile che serve sulla corsa il fratello Andrea il cui diagonale trova una deviazione impercettibile ma decisiva di Boscolo Berto. La Clodiense pareggia al 32’: rinvio corto della difesa trevigiana e gol in controbalzo di Mazzetto. Boscolo Nata al 33’ regala a Comin la palla del probabile successo, ma l’attaccante, incredibilmente, grazia Luca Tiozzo allargando il diagonale.

Ore 16.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) I rapporti fra Presotto e Dalle Rive sono amichevoli sin dalla scorsa stagione. I due presidenti guardano la gara fianco a fianco. Posizioni che impediscono al patròn liventino di liberare la gioia ai gol di Beccia e Sottovia e a quello vicentino di urlare liberamente ciò che pensa all’indirizzo del direttore di gara e dei suoi stipendiati. Non ha freni invece Mauro Zironelli quando si presenta in sala stampa. «Fantastici – esordisce -, ho dei ragazzi semplicemente fantastici. Tutta gente con gli attributi. Sono rimasti in campo gli stessi 11 dall’inizio alla fine. Del resto in panca, oltre al “vecchio” Pederiva (’93), avevo un ’96 (Puto) e cinque ’97 (Andreatta, Moretti, Carlon, Cudicio e Barattin). Il pubblico ha capito e ci ha applaudito a lungo». Il popolo biancorosso ha scandito anche il suo nome. Zironelli ringrazia. Poi torna alla partita e con la consueta onestà ammette: «Siamo stati favoriti dall’espulsione di Pignat che ci ha permeso di giocare in superiorità numerica per 70′. Siamo stati bravi a sfruttare al meglio la situazione». Marano (ora Altovicentino) eliminato ai playoff la scorsa stagione, fermato (2-2) a Valdagno all’andata (2-2) e punito al ritorno (2-0). Meglio per il tecnico non farsi vedere da quelle parti. «Impossibile – sorride Ziro – perché abito proprio in zona. Per questo mi spiace un po’ mettere i bastoni fra le ruote del carro di Dalle Rive, ma io lavoro per la famiglia Presotto e intendo far bene il mio dovere sino all’ultimo». Nonostante tutte le defezioni, il terzo posto resta raggiungibile.

Ore 15.50 – (Giornale di Vicenza) La partita è finita, e il presidente dell´Altovicentino Rino Dalle Rive si aggira per gli spogliatoi. Al massimo dirigente bianconero non va giù questa sconfitta, che porta la sua squadra a 5 punti dal Padova. Riconosce però i meriti dell´avversario. «Sono arrabbiato ma è giusto così – afferma il numero uno del club -: oggi (ieri, ndr) abbiamo disputato una brutta prestazione, la Sacilese invece ha giocato un´ottima partita e il risultato è stata la logica conseguenza». Dalle Rive ha poi continuato nella sua analisi: «Non ho capito l´espulsione di Pignat – afferma il presidente -: mi è parsa una scelta affrettata e ingiusta. La decisione dell´arbitro ha poi indirizzato l´incontro. Ma al di là di quell´episodio, non so cosa sia successo nell´ultimo periodo. Tre partite fa la squadra volava, mentre adesso va decisamente più piano». Nel giro di 180´, infatti, l´Altovicentino è passato dal primo posto, con un vantaggio di 1 punti sui rivali, a essere secondo a 5 lunghezze dal Padova. «Conosco solo una soluzione – conclude Dalla Rive – ed è rappresentata dal lavoro. Solo così possiamo tornare a graffiare». E ovviamente a riaprire il campionato. Grande soddisfazione invece in casa Sacilese: dopo il Padova, battuto anche al XXV aprile l´altro big-team del girone. «Giornata da incorniciare – attacca il direttore sportivo Denis Fiorin -. L´espulsione di Pignat ci ha agevolati, ma nel complesso abbiamo fatto la gara e abbiamo meritato. Dopo i biancoscudati, abbiamo sconfitto anche l´Altovicentino: ora cercheremo di battere il Belluno per chiudere il cerchio».

Ore 15.40 – (Messaggero Veneto) Stadio XXV aprile, terra tabù per le grandi. Dopo il Padova, anche l’Altovicentino, rivale dei biancoscudati nella corsa alla Lega Pro, si arrende al cospetto della Sacilese di Mauro Zironelli. I biancorossi ottengono la seconda vittoria consecutiva, mentre i vicentini incappano nel secondo ko di fila e vedono fuggire via (più 5) la capolista. Un successo nel complesso meritato quello della formazione liventina, abile a sfruttare la superiorità numerica creatasi prima della mezz’ora per l’espulsione (forse affrettata) di Pignat. Beccia su rigore e Sottovia, entrambi nella ripresa, gli autori dei gol che hanno steso la formazione di Zanin (anche lui espulso per proteste). Zironelli era costretto ad affrontare questo delicato confronto casalingo senza alcune pedine importanti: Baggio squalificato, Boscolo Papo, Biasi Manolache, Grazzolo, Grion e Piscopo infortunati. Debutto dal primo minuto per Mboup in difesa. In panchina il nuovo acquisto Daniel Puto, arrivato in prestito dall’Udinese. L’Altovicentino parte forte e ci prova con un diagonale di Gambino dalla destra. Favaro blocca a terra. Al 13’ altra ghiotta occasione per i vicentini: corner di Cortesi e incornata potente di Di Girolamo. Favaro si supera e respinge. Al 25’ la prima svolta del match. Altovicentino in 10: Pignat, reo di un fallo energico su Beccaro a centrocampo, si becca il rosso diretto e lascia i suoi in inferiorità numerica. La Sacilese prende coraggio e con Spagnoli sottomisura sfiora il vantaggio. La gara si infiamma. Nonostante l’uomo in meno, i ragazzi di Zanin si rendono pericolosi con una splendida azione di Cozzolino. Immediata la replica liventina in contropiede. Palla che esce di un niente. A inizio ripresa, Sacilese ancora vicina al vantaggio: missile di Favret dai 25 metri. Palla destinata nell’angolino basso alla destra del portiere, ma Di Filippo riesce a toccarla con la punta delle dita. Padroni di casa padroni del campo. Risponde l’Altovicentino con Cozzolino che si incunea sulla sinistra dell’area, ma al momento di calciare viene anticipato da Peressini. I capovolgenti di fronte si sprecano. Botta di Manucci dal limite destro, tocco sottoporta di Sottovia e sfera che solletica il palo alla destra di Di Filippo ed esce. E’ l’antipasto del meritato vantaggio biancorosso, che arriva su rigore al 30’. Fallo di mani di Di Girolamo dopo un colpo di testa di Spagnoli. Dal dischetto si presenta Beccia, che con un tocco di piatto spiazza il portiere vicentino. Il raddoppio a pochi minuti dal termine. Sottovia se ne va in contropiede, entra in area e non lascia scampo a Di Filippo in disperata uscita. Tripudio Sacilese.

Ore 15.30 – (Giornale di Vicenza) Dopo il Kras, la Sacilese. E un campionato che si sta indirizzando verso Padova. Domenica nera per l´Altovicentino. La squadra vicentina incassa la seconda sconfitta di fila e, complice il successo dei biancoscudati sul Tamai, scivola a 5 punti dalla capolista: il torneo è seriamente compromesso. Coi biancorossi va tutto male. Al 22´ i vicentini rimangono in 10 (espulso Pignat), riescono a resistere ma a 15´ dal termine vengono castigati da Beccia. A 5´ dalla fine, poi, la beffa, con la rete di Sottovia, ex di torneo. Era una trasferta da temere: la Sacilese, all´andata, aveva sconfitto il Padova. Così è stato. L´Altovicentino arriva in riva alla Livenza con un obbligo: ripartire dopo il ko in casa col Kras, costato la vetta. Ad accoglierlo una Sacilese che, dopo 4 gare senza vincere, ha infilato il successo a Pedavana col Ripa. I liventini hanno la miglior difesa del campionato, tuttavia sono privi di 6 uomini. Zironelli – per lui è un derby, dato che vive a Zanè – opta per un 3-4-1-2 con gli ex Beccaro e Sottovia davanti. L´Altovicentino, per sfondare, si affida al 4-1-4-1 con Cozzolino unica punta. A Zanin mancano Daldosso (infortunato) e l´ex Gritti, squalificato. Il trainer punta sul pordenonese Pignat davanti alla difesa. Dopo un tiro di Gambino, bloccato in due tempi da Favaro (al 5´) la gara si accende al 12´, con un´incornata di Di Girolamo: vola però il portiere locale, che mette in corner il tentativo. L´Altovicentino c´è, ma il fattaccio è dietro l´angolo. Brutta entrata di Pignat a centrocampo su Beccaro. L´arbitro non ha dubbi: è espulsione. Proteste, vivaci, ma la decisione rimane. E´ il 22´ e i bianconeri sono già in 10. La gara si complica. Perché la Sacilese ci crede. E prende possesso dal campo. Al 27´ Di Filippo fa il miracolo su colpo di testa di Spagnoli, poi i locali mantengono il dominio del match. Ma al 35´ c´è un´occasione per parte: prima Favaro fa il miracolo su un´inzuccata di Cozzolino poi, in contropiede, Sottovia spedisce a lato un mancino. Il primo tempo finisce così, 0-0 e un po´ di sofferenza. La ripresa comincia con la stessa musica. La Sacilese preme, al 3´ Favret chiama alla deviazione Di Filippo. L´azione è tambureggiante, ma l´Altovicentino si difende in maniera organizzata. Al 29´ però il fortino crolla. Corner di Beccia, testa di Spagnoli e “mano” di un difensore bianconero. Per l´arbitro è rigore: sul dischetto va Beccia, che trasforma. È l´1-0. L´Altovicentino è in difficoltà, viene espulso anche mister Zanin per proteste. Il colpo del ko è vicino. E arriva al 41´. Contropiede di Sottovia, l´ex parte da centrocampo, arriva in area e supera l´estremo con un bel “piattone”. Finisce qui. E per l´Altovicentino la seconda sconfitta di fila può costare la Lega Pro.

Ore 15.20 – Serie D girone C, Triestina in vantaggio a Monrupino grazie alla rete di Piscopo. Kras Repen-Triestina 0-1.

Ore 15.00 – (Mattino di Padova) Vittadello non molla: «Nell’insieme abbiamo giocato bene ma siamo mancati nei particolari. Noi abbiamo sbagliato tre gol sullo 0-0, loro hanno fatto tre reti, la differenza è stata questa. La classifica piange, noi però dobbiamo guardare partita dopo partita e con l’impegno guadagnare una posizione di sicurezza, non siamo disastrosi ma paghiamo caro i nostri errori di disattenzione. Ci vuole più concentrazione in partita o si rischiano sempre partite come questa». Antonioli, tecnico degli ospiti, invece se la gode: «La classifica si fa entusiasmante ma ricordiamoci che il nostro obiettivo è la salvezza, nessuno ci dava fiducia all’inizio ed ora siamo lassù. Non sono stupito dei risultati, conosco la mia squadra, forse un po’ della classifica».

Ore 14.50 – (Mattino di Padova) Le acque Thermali non riescono ad arginare la burrasca Marina e sprofondano negli abissi della classifica. Terza sconfitta consecutiva per il Thermal che da ieri rischia di diventare maglia nera del girone in attesa del recupero Formigene – Fidenza, rinviata per neve. Gli aponensi conservano momentaneamente un punto in più sul Fidenza, ultimo in classifica, ed è l’unica mezza buona notizia che esce dallo 0–3 contro il Bellaria Igea Marina, sempre più proiettato verso un incredibile playoff. Eppure, Vittadello (quattro punti in cinque partite il suo misero score da allenatore subentrato) stava per grattare almeno un punto dalla scocca della corazzata romagnola, ma il sogno si è infranto al 26’ del secondo tempo, con il gol spaccapartita di Rodriguez, ed è naufragato pochi minuti dopo con la sciocca espulsione (doppio giallo) di Vitagliano. Bernacci e Forte, sul finire della partita, arrotondano il risultato sullo 0 –3. Vittadello va alla conta (Baldovin, Franciosi ed Orsino sono infortunati mentre Ragusa ha pescato la carta “salta un turno” dal giudice sportivo) e si schiera con un 4-2-3-1 quasi innocente per l’età media, il collega Antonioli se la gioca col 4-4-2 e ingrossa il centrocampo a scapito di Rodriguez. Ne esce un plot approssimativo, la prosa è scolastica e i dialoghi appena accennati, gli sbadigli vengono interrotti da azioni solitarie o tiri dalla lunga distanza che non sortiscono effetto. Le accelerazioni di Antonello e le cariche di Semprini sono macchie di oasi nel deserto ma il gol resta un miraggio. Al pronti via della ripresa, Antonello arrossisce al tu per tu contro Foiera e Lucon ha il moccolone quando Lombardo salva sulla linea un’incursione da destra, nel momento migliore dei locali, sfondano però gli ospiti con Rodriguez, rapace nel raccogliere sul secondo palo un traversone da destra lisciato da tutti. Lo 0-1 fa evaporare i termali che si arrendono definitivamente dopo l’espulsione di Vitagliano, davvero incosciente nel trattenere la maglia dell’avversario a centrocampo e meritevole del secondo giallo. Il destro di Bernacci per lo 0-2 (83’) muove a meraviglia, così come il balletto sulle punte con cui manda in gol Forte (89’) ed affonda il Thermal nelle proprie acque. La fisica impone che maggiore è la profondità, maggiore è la pressione, a Vittadello tocca ora non farsi schiacciare.

Ore 14.40 – (Mattino di Padova) A fine gara, il tecnico dell’Abano Massimiliano De Mozzi è deluso per il risultato, un po’ meno per la prestazione della squadra: «Mi sono piaciuti gli ultimi venti minuti, in cui siamo riusciti a mettere sotto il Rimini. Un gol, probabilmente, ci avrebbe spinti all’assalto finale» commenta. «Nel primo tempo, invece, siamo stati passivi. Non attaccavamo mai gli avversari e aspettavamo sempre le loro iniziative». I due gol subiti sono frutto di disattenzioni corali: «Sì, e soprattutto il primo gol non si prende neanche in Prima Categoria» commenta. «Siamo stati troppo ingenui e contro squadre del genere le distrazioni costano care». L’Abano perde da quattro partite: «Un momento negativo ci può stare» chiude. «Noi non siamo una di quelle squadre che devono ammazzare il campionato. Ci riprenderemo, ma dobbiamo essere più cattivi».

Ore 14.30 – (Mattino di Padova) Festeggia la capolista. Il Rimini è inarrestabile nella sua marcia verso la Lega Pro: neanche l’Abano riesce a fermare la corazzata romagnola, alla sesta vittoria consecutiva senza subire gol. Ne prendono due, invece, i nero-verdi di mister Max De Mozzi, sbatacchiati da un ruolino di marcia che inizia a diventare preoccupante. Quattro sconfitte consecutive, infatti, non passano inosservate, e di sicuro avranno un loro peso sulla testa e sulle gambe dei giocatori. Anche contro un avversario (sulla carta) superiore, però, l’Abano dà l’impressione di avere il freno a mano tirato, vuoi per un atteggiamento a dir poco guardingo (con Zanardo lasciato troppo solo in attacco), vuoi per le tante assenze. Per carità, a Monteortone non si parla più di infermeria ma di vero e proprio lazzaretto, ma se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, è lecito aspettarsi qualcosina di più. Tuttavia, il Rimini, tra le mura amiche, ingrana di brutto, e all’8’ rischia di tirare la prima stoccatina agli ospiti grazie al suggerimento di Ricchiuti per Pera, fermato dai colpetti d’anca di Bizzotto e dall’uscita bassa di Murano. Il bomber del Rimini è pure costretto a lasciare il campo dopo un contrasto aereo con Antonioli, dal quale esce con una caviglia sconquassata (probabile distorsione). Al suo posto entra il centravanti argentino Masini, che al 40’, lanciato da Ricchiuti (che sfrutta una dormita generale della difesa padovana) si sbarazza di Murano e insacca l’1-0. Il Rimini potrebbe raddoppiare con Tedesco, ma stavolta Murano ci mette il guantone sinistro sul dritto per dritto dell’esterno. Nella ripresa il Rimini ci mette molto meno per andare a segno: cross dalla destra di Spinosa, altra interpretazione difensiva allegra, e altro pallone da appoggiare in rete per Masini. L’Abano riesce ad arrembare solo al 20’, quando Franceschini si vede smorzare una bella conclusione in scivolata da Spinosa. Sul capovolgimento di fronte Ricchiuti innesca Tedesco ma ad impegnare Murano è il terzino Di Nicola. Gli ospiti potrebbero riaprire i giochi al 36’, con il Rimini già proiettato verso l’aperitivo serale: ci prova Ballarin, stavolta, ma Carezza respinge coi piedi. In contropiede, i padroni di casa cercano il tris, anche se Masini perde per strada coordinazione e mira sull’ennesima intuizione di Ricchiuti. Nel recupero Bortolotto prova la conclusione improvvisa, ma Carezza deve solo controllare la traiettoria. Finisce 2-0, tra cori e applausi dei tifosi biancorossi.

Ore 14.20 – (Mattino di Padova) Un sospiro di sollievo. Il mister dell’Atletico San Paolo Vito Antonelli si gode la vittoria sul Romagna Centro che rilancia i gialloblù nella lotta per la salvezza, quanto mai aperta. I tre punti scacciano, anche se per un solo pomeriggio, i problemi societari, tra fantomatici acquirenti olandesi, dimissioni varie e stipendi vaganti: «Staff tecnico e squadra stanno cercando di onorare la maglia sul campo» commenta Antonelli nel post gara. «Ci auguriamo che la situazione societaria si risolva al più presto ma ciò che dobbiamo fare noi è giocare a pallone. Sono contento perché i ragazzi hanno dato tutto». Il San Paolo pare aver trovato l’equilibrio. «Nelle ultime quattro partite abbiamo preso al massimo un gol, e oggi (ieri) siamo riusciti a tenere bene anche in dieci dopo l’espulsione di Boscaro».

Ore 14.10 – (Mattino di Padova) L’Atletico San Paolo alza la testa e coglie una vittoria che vale doppio. La vittoria sul Romagna Centro, infatti, permette ai padovani di scavalcare proprio i cesenati in classifica. Dopo una prima mezz’ora di partita soporifera che conta solo un destro schiacciato di Peluso da fuori, al primo vero sussulto del match i cesenati vanno in svantaggio: Masiero viene servito sulla sinistra e crossa, Martin fa bene la diagonale ma liscia clamorosamente, la palla resta in zona e per Mascolo è un gioco da ragazzi battere Semprini. Tempo un minuto e Gavoci calcia di sinistro a botta sicura con la palla che termina sul braccio di Boscaro. Per l’arbitro Cataldo è rigore e rosso per il centrale dell’Atletico, ma sul dischetto lo stesso Gavoci conferma il suo momento-no spedendo a lato. L’uomo in più dà forza al Romagna Centro, che inizia la ripresa riversandosi finalmente sulla metà campo ospite e va vicino al pari con un’incornata di Ridolfi a lato di un soffio al 46’. Novo episodio rilevante al 60’: Tola serve Ridolfi che controlla, entra in area e cade. Cataldo non esita a esibire il giallo per simulazione al centravanti cesenate che era già ammonito e finisce anzitempo la sua partita. I padroni di casa recriminano. Sta di fatto che in 10 contro 10 l’Atletico prende coraggio ma sono di Peluso le occasioni migliori: tra 68’ e 69’ prima calcia centrale da ottima posizione su invito di Lombardini, poi un minuto dopo resiste alla carica di Sambugaro, entra in area ma il suo mancino finisce a lato di un soffio. Poco a poco il Romagna Centro si spegne e si aprono spazi per i padovani, che al 79’ sfiorano il raddoppio con una conclusione di Mascolo ben respinta da Semprini. L’ultima chance capita ad Ahmetovic, ma la sua botta su punizione dal limite al 91’ viene respinta dalla barriera. Dopo sei minuti di recupero viene consegnata agli archivi una sconfitta dolorosa per i cesenati non solo perché incassata in uno scontro diretto interno, ma anche e soprattutto perché una squadra che vuole salvarsi non può continuare ad essere vittima di se stessa e delle sue ansie.

Ore 13.50 – (Il Piccolo) La Triestina è pronta per la sfida con il Kras: ieri mattina la squadra di Ferazzoli ha completato la preparazione al derby con la rifinitura che si è svolta sul terreno del Grezar e con una bora che finalmente ha lasciato un po’ di respiro agli alabardati. Senza squalificati e con l’infermeria vuota, il tecnico può avere finalmente tutti gli uomini a disposizione. Lo stesso Ferazzoli ha previsto che quella di oggi a Monrupino sarà una partita maschia, nella quale conterà il carattere e probabilmente la sciabola avrà la meglio sul fioretto: l’impressione è che le sue scelte di formazione saranno la conseguenza di questo pensiero. Innanzitutto verrà riproposto il 4-3-1-2 che ultimamente ha convinto quasi sempre, ma rispetto all’ultima partita con l’Arzignanochiampo ci saranno parecchie novità. Intanto Ferazzoli recupera due pedine del reparto arretrato, ovvero Fiore e Celli, che nella partita precedente era squalificato. Questo permetterà al tecnico di schierare l’assetto difensivo sulla carta migliore, con Piscopo e Fiore al centro, Crosato terzino destro e Celli a sinistra. Ma novità rilevanti, rispetto alle ultime uscite, potrebbero arrivare anche dal centrocampo. Proia infatti dovrebbe essere schierato perno centrale davanti alla difesa, a far da mastino e guardiano a protezione del reparto arretrato, mentre ai suoi lati in posizione più avanzata dovrebbero agire Bedin e Arvia, che assicurano grinta e corsa. In questo caso il sacrificato di turno sarebbe Spadari, giocatore che fa della tecnica e delle geometrie il suo punto di forza, e forse proprio per questo non adatto a quella che si annuncia una partita molto fisica, almeno inizialmente. Se le scelte saranno queste, in attacco potrebbe rivedersi il terzetto con le maggiori potenzialità offensive, con Pasquale Manzo in veste di trequartista a supporto delle punte Rocco e Milicevic. Il croato infatti sembra aver ritrovato un po’ di condizione e potrebbe essere schierato nuovamente accanto al bomber ex Ufm, che invece è reduce da un filotto di partite molte positive. Alla fine sono 20 i convocati alabardati, dalla lista resta fuori Sittaro mentre come under di riserva ci sono Nuzzi e Ventura.

Ore 13.40 – (Il Piccolo) Il derby è il match tra due squadre della stessa città o che vantano una radicata rivalità agonistica. Nulla di tutto ciò tra Kras e Triestina. Ma con buona pace dei puristi quello che si consumerà oggi pomeriggio (inizio ore 15) sul campo di Rupingrande è un derby quantomeno per la salvezza. Due percorsi quelli di Kras e Triestina che solo quest’anno nella loro storia si sono intrecciati. La formazione carsolina, costruita con pazienza e denari dal presidente Kocman, si è consolidata in un decennio e si è conquistata sul campo la D. L’Unione, dopo quasi un decennio in serie B, l’anno scorso è stata ripescata in D. Quattro mesi or sono la prima sfida tra alabardati e carsolina è finita in parità. Ma oggi un pareggio probabilmente non servirà a nessuno. Le due contendenti devono cercare di ottenere i tre punti, perché l’asticella della salvezza senza play-out è a quota 26 (dopo il successo del Giorgione). Tanti punti da rimontare per entrambe ma soprattutto per la Triestina. Il Kras aveva il diritto di giocare sul suo terreno e, dopo uno stucchevole tira e molla che ha coinvolto la federazione e le istituzioni preposte alla sicurezza, ha ottenuto l’ok a giocare a Monrupino. Un vantaggio indubbio se ci si dimentica del magro rendimento alabardato al Rocco. Ma, rispetto alla partita di andata il contesto è cambiato. In panchina non c’erano nè Zlogar, nè Ferazzoli e questo la dice lunga sul travagliato cammino delle due squadre. Il Kras, che in ottobre era comunque un gruppo già abbastanza rodato, si è opportunamente rinforzato nella campagna invernale. L’Unione, che al tempo era quasi un’armata Brancaleone (a causa del ritardo nella preparazione), nelle ultime settimane ha finalmente raggiunto un equilibrio faticosamente cercato giorno per giorno da Ferazzoli. Al Rocco c’erano anche tremila spettatori. Perché la struttura lo consentiva ma soprattuttto perché l’Unione si era portata ancora dietro quel pizzico di entusiasmo che il fallimento non aveva spazzato via. Oggi non ci sarà la stessa atmosfera ma si spera non venga a mancare la stessa correttezza. La previsione di afflusso è valutata in 500-600 spettatori. I biglietti per i fans alabardati venduti in prevendita sono poco meno di 300 (aperta fino alle 12.30 di oggi). Le rimanenze saranno destinate al botteghino di Monrupino (che apre alle 13). È prevedibile poi la presenza sugli spalti di qualche centinaio di supporter locali. Insomma il clima sarà quasi normale. Ma normale non è la classifica che parla di un Kras quart’ultimo a 18 e di una Triestina terz’ultima a16. Entrambe in zona caldissima. Vinca il migliore.

Ore 13.20 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Il Tamai perde e mister De Agostini finisce all’ospedale. Nella sfida che vede opposti il migliore attacco del girone e la difesa meno battuta, hanno la meglio le qualità offensive della capolista. Il Tamai, nell’occasione distratto in retroguardia, interrompe a Padova la striscia positiva che durava da quattro partite. Risultato mai in discussione e gara in parte condizionata da quanto successo dopo una decina di minuti. Il tecnico De Agostini accusa un malore in panchina, identificato con un forte calo di pressione, forse a causa dello stress. Viene soccorso sul campo e, camminando appoggiato a due paramedici, va negli spogliatoi. Dopo i primi esami, all’ospedale di Padova i sanitari decidono di trattenerlo in osservazione per la notte. È la quarta volta in questa stagione che l’allenatore finisce al Pronto soccorso: la tensione gli gioca brutti scherzi. Al suo posto assume la guida del gruppo il dirigente Giampaolo Pegolo. Venendo alla partita, assente Peresson per un problema muscolare, il Tamai scende in campo con il consueto 4-3-3. Davanti c’è il tridente formato da Furlan, Sellan e Zambon. Nei veneti l’ex capitano pordenonese Zubin viene preferito a Ferretti, con Ilari, Cunico e Petrilli alle sue spalle. Poco prima del match commovente ricordo di Riccardo Meneghel, giovane difensore del Tamai morto in un incidente stradale. I genitori Simonetta e Gianfranco hanno consegnato una targa al presidente biancoscudato Giuseppe Bergamin per ringraziare i tifosi veneti per il loro tributo. Gara subito in salita per il Tamai: dopo nemmeno 2’ Ilari, perfettamente lanciato da Cunico, brucia sul tempo Dal Bianco e supera il giovane Francescutti con un preciso diagonale. Provano a reagire i rossi, mostrando proprietà di palleggio. Ma sfiora il bis al 14′ Cunico, che sbaglia mira da buona posizione. Poi è Petris a fallire l’occasione: libero in area, calcia malamente alto su traversone di Bertoia. Comincia quindi il monologo biancoscudato. Sfiorano il raddoppio in sequenza Cunico e Zubin, sulla cui incornata è pronto Francescutti. L’estremo rimedia al 24′ su un angolo a rientrare. Ma sul successivo corner è incerto e la stoccata al volo di Sentinelli finisce in rete. Sempre dalla bandierina, con la complicità della difesa, arriva al 34′ la rete che potrebbe riaprire l’incontro: calcia Dal Bianco, c’è una mischia e Brustolon trova lo spiraglio giusto. La ripresa si apre esattamente come il primo tempo. Cunico, servito da Bortot sulla destra, si conferma uomo-assist e serve a Zubin la comoda palla del 3-1. Partita virtualmente chiusa, con i padroni di casa che controllano senza patemi e sfiorano la quarta rete in almeno due occasioni. Al 10′ Francescutti devia sul fondo una conclusione di Petrilli. Il Padova (27′) colpisce in sequenza un palo con Nichele e la traversa sul successivo tentativo di Zubin, sugli sviluppi di un contropiede sull’asse Ilari-Bortot. In mezzo un interevento dubbio di Sentinelli su Petris, lanciato a rete: l’arbitro lascia correre. Le sostituzioni non cambiano l’inerzia. Bozzetto nel finale, ben servito da Furlan, calcia alto da buona posizione.

Ore 13.10 – (Messaggero Veneto) Il Tamai cade all’Euganeo contro la corazzata Padova con il punteggio di 3-1 ma nonostante la netta differenza emersa in campo, la squadra di De Agostini se l’è giocata a viso aperto, commettendo molti errori in difesa, ma pungendo di rimessa e provandoci fino alla fine. Il tridente proposto dal tecnico con Zambon, Sellan e F. Furlan ha potuto far poco contro l’arcigna retroguardia veneta, che a sua volta ha fatto sentire il peso dell’attacco con Zubin unica punta nel 4-2-3-1 del tecnico Parlato. Avvio al fulmicotone per il Padova e da incubo per il Tamai, che al 2’ incassa subito la rete dello svantaggio: Cunico effettua un traversone per Ilari, che controlla e si presenta solo davanti al portiere superandolo con un preciso tiro in diagonale. La reazione degli ospiti non c’è, anzi al 14’ il Padova sfiora il raddoppio con una girata di Cunico, che termina di una spanna fuori. I biancoscudati sono padroni del campo e collezionano la terza chance al 20’ con Zubin, che prima calcia fuori da favorevole posizione poi al 23’ cerca di testa di superare l’attento Francescutti che si rifugia in corner. Il 2-0 però è nell’aria e si concretizza un minuto dopo, sugli sviluppi dell’angolo, il portiere questa volta sbaglia i tempi e Sentinelli lo beffa con una precisa incornata. Il Tamai si riversa in avanti ed al primo affondo fa centro riaprendo la partita: sugli sviluppi di un corner, la palla colpisce il palo, irrompe Brustolon che da pochi passi insacca approfittando anche di una colossale dormita della difesa avversaria. La gara fino a quel momento dominata dal Padova diventa più equilibrata, poi al 39’ miracolo di Francescutti (che riscatta così l’ incertezza sul 2-0) sulla conclusione di destro di Mazzocco. Il tempo si chiude con Sentinelli, che di testa fallisce la doppietta. Nella ripresa però il Padova non molla di un centimetro ed al 5’ arriva la rete che chiude la contesa: Bortot scambia con Cunico, cross al centro per l’accorrente Zubin, che da pochi passi non può sbagliare. Il Tamai sparisce dal campo rischiando anche più volte di subire il quarto gol, i bianco scudati lo sfiorano al 10’ con Petrilli, ma Francescutti compie una nuova prodezza, quindi sono due pali a salvare gli ospiti, sui tiri di Nichele e Zubin. Sul finire il Tamai si riversa in avanti e sfiora anche il 3-2 con Bozzetto, che al termine di una pregevole azione di rimessa calcia fuori. Cala il sipario sul match vinto con merito dal Padova, troppo forte per questo Tamai, apparso anche in giornata storta.

Ore 13.00 – Le pagelle del Padova (Gazzettino, Andrea Miola): Lanzotti 6; Bortot 6.5, Sentinelli 6, Niccolini 5.5, Salvadori 5.5; Nichele 6, Mazzocco 6; Ilari 6.5, Cunico 7 (st 19′ Ferretti sv), Petrilli 6 (st 13′ Dionisi sv); Zubin 6.5 (st 30′ Segato sv).

Ore 12.50 – (Gazzettino) A mandare nuovamente all’aria i piani della squadra ospite è però arrivato (24’) l’errore di Francescutti, che si è fatto goffamente sfuggire dalle mani la girata al volo di Sentinelli su angolo di Cunico. Pallone in rete e biancoscudati avanti per 2-0. A quel punto sembrava che la partita fosse in discesa per il Padova. Invece, puntuale, si è materializzata la solita sbandata difensiva che ha regalato su un piatto d’argento al Tamai la possibilità di rientrare in partita. Tutto è nato da un angolo calciato abilmente da Dal Bianco (34’) con una traiettoria a rientrare sul primo palo. La sfera ha danzato pericolosamente nell’area piccola fino ad arrestarsi davanti ai piedi di Niccolini e Sentinelli che traditi da un’incomprensione non sono riusciti ad allontanarla. Brustolon è stato pronto ad approfittarne e il suo tocco ravvicinato non ha dato scampo a Lanzotti. Come se non bastasse, poco dopo è stato Nichele a perdere ingenuamente un pallone sulla trequarti, ma per fortuna del Padova il sinistro dal limite di Furlan è stato respinto da Sentinelli. Di sicuro all’intervallo Parlato ha messo in riga i suoi giocatori. E la squadra ha iniziato la ripresa di slancio, trovando subito il gol del 3-1: Bortot ha liberato sulla destra Cunico, cross basso con il contagiri del capitano e piatto vincente di Zubin. Sotto ancora di due gol, questa volta il Tamai non è più riuscito a rientrare in partita anche se probabilmente si è visto negare un rigore per una spinta in area di Sentinelli ai danni di Petris. Il Padova ha quindi avuto una doppia clamorosa occasione per firmare il poker grazie a una micidiale ripartenza di Bortot, ma prima il tiro a colpo sicuro di Nichele è stato respinto dal palo, poi la successiva sventola di Zubin si è stampata sulla traversa. E tutto è finito in gloria.

Ore 12.40 – (Gazzettino) Due belle notizie sotto il cielo biancoscudato. Prima di tutto la vittoria per 3-1 sul Tamai, squadra che si presentava all’Euganeo con un biglietto da visita di assoluto rispetto (migliore difesa del campionato e un solo ko in trasferta) e che perciò era particolarmente temuta. Il Padova ha avuto il merito di sbloccare la partita dopo appena due minuti con Ilari e da lì in poi ha costruito il suo successo. Unica nota stonata il solito gol regalato agli avversari. La seconda notizia che ha allietato la domenica biancoscudata è stato il ko dell’Altovicentino in casa della Sacilese: la truppa di Parlato guida ora la classifica con cinque lunghezze di vantaggio. Era già accaduto a Natale prima dello scontro diretto, poi la situazione si era addirittura capovolta, adesso è di nuovo il Padova a godere. E questa volta – è l’auspicio di tutti – potrebbe essere l’allungo decisivo. Cunico e compagni, come detto, ci hanno messo appena due minuti per spazzare via le credenziali difensive del Tamai e dimostrare che la sosta non ha avuto effetti negativi sulle loro gambe e soprattutto sulla loro testa. Geniale l’assist del capitano, tornato di nuovo brillante, per Ilari che si è accentrato da destra e con un tiro radente ha infilato il giovane portiere Francescutti, chiamato a sostituire l’infortunato Peresson. Grande l’esultanza del numero 7 del Padova che non segnava dalla gara interna con il Mezzocorona, quasi un girone fa. Colpito a freddo, il Tamai ha però avuto il merito di non disunirsi. E non lo ha fatto neppure dopo che al quarto d’ora il suo allenatore De Agostini è stato soccorso in panchina per un malore e poi accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale per accertamenti. Prova ne sia che al 18’ è andato a un passo dal pareggio con un destro in corsa di Petris da posizione favorevole.

Ore 12.30 – (Gazzettino) Sulla squadra: «L’ho vista tonica e reattiva, tutti hanno fatto un’ottima prestazione. Abbiamo fatto qualcosa di straordinario, anche se il loro gol ce lo siamo buttati dentro da soli per una disattenzione. Una squadra che vuole vincere non può prendere gol così, ci siamo fatti infilare come polli. Dobbiamo migliorare su tanti aspetti». Ecco alcuni protagonisti sul campo. Salvadori: «Era importante vincere e lo è ancora di più guardando gli altri risultati, ma non bisogna abbassare la guardia. Sono contento di giocare, ma se il tecnico deciderà di far giocare Degrassi in futuro, sarò il suo primo tifoso». Bortot: «Questa è la strada da seguire se vogliamo vincere il campionato. Sul 2-0 siamo un po’ calati mentalmente, ma all’intervallo il tecnico ci ha messo in carreggiata e si è visto subito a inizio ripresa». Sentinelli sul gol subìto: «Forse è il più stupido della stagione, un’indecisione tra me e Niccolini. Senza questo errore sarebbe stata davvero la partita perfetta, ma godiamoci questa vittoria. E mi godo il mio gol, finalmente ho esultato sotto la Fattori. Lo dedico a mia moglie».

Ore 12.20 – (Gazzettino) Un flash del diesse De Poli: «Abbiamo fatto una partita più che buona. Il gol preso? Siamo abbonati alla banca del gol». Ed Edoardo Bonetto sottolinea: «Tolto l’errore sulla rete del Tamai, è stata la partita perfetta». Il primo pensiero di Parlato va ai biancoscudati non utilizzati. «Non lo dico per ruffianeria, ma dedico la vittoria a tutti quei ragazzi che per un motivo o per un altro non fanno parte dei primi undici. Non è facile stare fuori e accettare le scelte: buttano giù bocconi amari, ma gioiscono sempre con il gruppo. Sarà un mio principio cercare di utilizzare tutti per fare sì che ognuno possa dare il suo contributo e sentirsi importante. Oggi il livello di competizione è molto alto e le mie scelte sono dovute a dettagli minimi. Si sa che la ruota gira per tutti». Vantaggio di cinque lunghezze sull’Altovicentino come prima della sosta natalizia. «Dobbiamo restare umili, non abbiamo fatto ancora niente. Ci sono in palio ancora 39 punti e vediamo di farne il più possibile, è ancora lunga. Godiamoci questa vittoria, ma non facciamo l’errore commesso magari inconsciamente nel periodo natalizio perché il pericolo è sempre dietro all’angolo. Basta un attimo per perdere tutto». Al riguardo aggiunge: «Pensiamo a domenica dopo domenica senza fare conti. Se c’è troppo entusiasmo c’è il pericolo dell’effetto boomerang. Dobbiamo ricordare cosa è successo poco tempo fa».

Ore 12.10 – (Gazzettino) «A questo punto non ci nascondiamo più, dobbiamo vincere il campionato». Il presidente Giuseppe Bergamin accompagna queste parole con un sorriso che dice tutto, anche alla luce della battuta d’arresto dell’Altovicentino. Il Padova ha superato a pieni voti l’esame Tamai vincendo e convincendo. «C’era un po’ di apprensione per la ripresa dopo la sosta, ma da un punto di vista fisico e psicologico eravamo pronti. Abbiamo ripreso il cammino dimostrando come sempre la determinazione nel volere il risultato e anche sul piano tecnico abbiamo fatto vedere una certa superiorità pur avendo davanti un avversario tosto al quale abbiamo concesso poco. E il merito è anche del tecnico che ha scelto la formazione giusta. E ovviamente il ko dell’Altovicentino ci dà una spinta in più. Speriamo di continuare su questi ritmi, abbiamo un organico che ci permette tante varianti». Anche l’amministratore delegato Roberto Bonetto è il ritratto della felicità. «Abbiamo dimostrato che siamo pronti per il rush finale, ma dobbiamo continuare ad essere umili. Il pubblico? Sinceramente mi aspettavo di vedere più tifosi, ed è la mia speranza per il futuro. Il loro apporto servirà sempre di più. Noi uniti a loro possiamo vincere».

Ore 12.00 – (Gazzettino) Momenti di paura sulla panchina del Tamai poco dopo l’inizio del primo tempo. Intorno al quarto d’ora di gioco infatti il tecnico dei friulani Stefano De Agostini ha accusato un malore ed è stato immediatamente soccorso dal personale sanitario presente a bordo campo. Dopo una decina di minuti, camminando con passo incerto a braccetto di due volontari, lo stesso allenatore si è recato negli spogliatoi da cui è stato poi condotto al pronto soccorso dell’ospedale di Padova. Secondo le testimonianze dei presenti, per De Agostini si è trattato di un calo di pressione, ma non essendo per lui il primo episodio del genere, l’allenatore è stato trattenuto all’ospedale per accertamenti. «I soccorsi sono arrivati subito – racconta Giampaolo Pegolo, dirigente responsabile del Tamai che poi ha guidato la squadra dalla panchina – ma non abbiamo vissuto la partita in maniera tranquilla per quanto accaduto, anche perché era successa una cosa del genere già nell’ultima partita dello scorso campionato contro la Triestina». Poco prima del match c’è stato un commuovente ricordo di Riccardo Meneghel, il giovane giocatore del Tamai scomparso improvvisamente a seguito di un incidente stradale pochi giorni prima della partita di andata con il Padova. I genitori Simonetta e Gianfranco hanno consegnato una targa al presidente Giuseppe Bergamin per ricambiare la grande manifestazione d’affetto e il tributo nei confronti di Riccardo da parte dei tifosi biancoscudati al termine del match disputato a Tamai.

Ore 11.40 – Qui Palazzo Moroni, Massimo Bitonci: “Lo scudo? La vecchia società naviga in cattive acque, e l’amministrazione comunale vanta un credito sostanzioso. C’è una procedura concorsuale in corso, sappiamo già che in un caso del genere non potremo ottenere l’intera somma quindi una delle soluzioni è che il logo, il titolo sportivo e le coppe tornino all’amministrazione comunale quale parziale ricompensa. Potremmo arrivare ad un accordo per il logo da concedere poi in comodato d’uso alla proprietà biancoscudata, in modo che non accadano più situazioni come quella di quest’estate. La tempistica? Dipende dall’accordo tra il debitore e il creditore, in caso di opposizione i tempi si allungano”.

Ore 11.35 – Qui Palazzo Moroni, Massimo Bitonci: “La gradinata opposta a quella centrale? Vorremmo recuperarla ma è purtroppo impossibile prevederne l’agibilità in quanto molto vecchia, quindi credo che verrà abbattuta e ricostruita, magari con una struttura in acciaio”.

Ore 11.30 – Qui Palazzo Moroni, Arch. Carlin: “È un’emozione per me perché frequentavo l’Appiani sin da piccolo. Il nostro lavoro consiste in un consolidamento delle strutture esistenti, in particolare della tribuna centrale e della tribuna laterale nord. I seggiolini saranno posizionati ricreando i colori e la bandiera del Padova. Al termine dei lavori l’accessibilità sarà di 900 persone. Vogliamo rendere omaggio al meglio di questo nostro monumento. Verranno posizionati sulla parere pannelli evocativi con immagini storiche legate al Calcio Padova”.

Ore 11.25 – Qui Palazzo Moroni, Ing. Biasin: “Sono uno dei progettisti dei lavori. Il cantiere è aperto oggi ed i lavori sono ufficialmente iniziati. Entrare all’Appiani e metterci le mani è stata un’emozione anche per noi! Il campo è ancora in buone condizioni perché il drenaggio è ottimale, ma le strutture che lo circondano sentono il peso degli anni e vanno sistemate e recuperate. La durata dei lavori? Circa tre mesi”.

Ore 11.20 – Qui Palazzo Moroni, Sandro Vecchiato (Birra Antoniana): “Quando tre anni fa la precedente amministrazione lanciò una ricerca di sponsor per la ristrutturazione dell’Appiani ho risposto presente, perché sono tra quelli a cui viene la pelle d’oca appena viene citato questo monumento sportivo, che appartiene alla città ed ai tifosi biancoscudati. Non ci abbiamo pensato su due volte, e con questa nuova proprietà siamo ancora più convinti di fare la cosa più giusta per la comunità. Spero di poter riportare il Padova ad allenarsi in pianta stabile all’Appiani”.

Ore 11.15 – Qui Palazzo Moroni, Giuseppe Bergamin (presidente Padova): “Volevo fare un elogio a questa iniziativa, perché in quest’anno abbiamo iniziato a frequentare lo stadio Appiani ed è sempre un’emozione. L’imprenditoria padovana dovrebbe dimostrare la sensibilità di Sandro Vecchiato! L’aspettativa è quella di veder risorgere questo monumento sportivo, e con la sensibilità dei privati ci si può riuscire non lasciando passare altri 20 anni”.

Ore 11.10 – Qui Palazzo Moroni, Cinzia Rampazzo (assessore allo Sport): “I lavori sono iniziati oggi. Come Comune abbiamo già stanziato 650.000 euro come primo stralcio per questo monumento della nostra città. Speriamo di riportarlo in auge nel corso degli anni”.

Ore 11.05 – Qui Palazzo Moroni, inizia la conferenza stampa. Massimo Bitonci (sindaco di Padova): “Come amministrazione comunale possiamo essere solo grati al dottor Vecchiato ed a Birra Antoniana per quanto fanno per la città. Io lo chiamo “mecenati”, molti imprenditori padovani dovrebbero prendere esempio da lui ed al presidente dei Biancoscudati Giuseppe Bergamin, che spero presto potrà chiamare la sua squadra Calcio Padova 1910. L’Appiani è un monumento di questa città, oggi inizia un percorso che spero possa portare nel corso degli anni ad un completo restauro dell’Appiani, con un aumento dei posti. Spero davvero in un recupero integrale di questo monumento sportivo”.

Ore 11.00 – Qui Palazzo Moroni: inizierà a breve la conferenza stampa riguardante l’inizio dei lavori di ristrutturazione allo stadio “Appiani”.

Ore 10.50 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “A quota 50è proprio un bel vedere, ma ricordiamoci di inizio gennaio…”) Ed è altrettanto certo che la seconda parte del torneo è ben diversa dalla prima, perché i trabocchetti sono continui e si può perdere contro chiunque. Ha ragione, allora, il tecnico napoletano – uno che, ricordiamolo, ha già trionfato due volte nella categoria, alla guida di Rovigo e Pordenone – ad invitare l’ambiente a frenare gli entusiasmi e a ragionare solo di gara in gara, senza farsi tentare da voli di fantasia che potrebbero apparire forzati mancando tre mesi alla fatidica data del 10 maggio, quando i verdetti saranno pronunciati? Sì, se pensiamo a quanto è successo poche settimane fa: bisogna continuare a restare sul pezzo, non sono ammessi cali di concentrazione o peccati di presunzione, basta scivolare sulla classica buccia di banana per ritrovarsi il fiato dell’inseguitrice numero uno sul collo. L’Altovicentino ne sa qualcosa, eppure è già riuscito a recuperare i 5 punti di ritardo che a dicembre aveva nei confronti del Padova: vedrete che ci riproverà, non è pensabile che molli la presa. E poi Parlato, proprio alla guida del Pordenone, è stato magistrale l’anno passato: inseguiva il Marano primo della classe con un distacco più o meno della stessa entità e alla fine gli ha rosicchiato quel patrimonio sino a beffarlo sul filo di lana. Ciò non toglie, comunque, che lassù, a stare meglio degli altri, ci siano i nostri e che l’euforia da primato che si respira nella tifoseria sia più che giustificata. Come sono lontani i giorni bui e sconcertanti di metà luglio… Toccato il fondo, il calcio a Padova sta risalendo. E quel “giochiamo in Lega Pro” ci sta tutto, più come certezza che come auspicio. Il primo scalino, speriamo, di una resurrezione completa.

Ore 10.40 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “A quota 50è proprio un bel vedere, ma ricordiamoci di inizio gennaio…”) I ragazzi della “Fattori” cantano: «Alè, alè oh oh… E tanto già lo so… che l’anno prossimo giochiamo in Lega Pro…». Si può accusarli di essere troppo ottimisti o di esagerare con gli slogan? Non sia mai, il tifoso ha il sacrosanto diritto di esaltarsi dopo aver mandato giù bocconi amari e fiele a litri. E poi gli “ultras” sono il valore aggiunto di questo Padova, la loro osmosi con il gruppo di Parlato si è consolidata domenica dopo domenica e sta diventando il tratto dominante dell’eccellente stagione vissuta da Cunico & C., incappati, nelle 21 partite sin qui disputate, in una sola giornata storta: quella di Mogliano (a Sacile e a Valdagno, dove pure sono stati sconfitti, la gara l’avevano fatta, eccome, trovando due portieri super a negare loro il gol). I Biancoscudati volano a + 5, raggiungendo quota 50 (sui 63 punti a disposizione), dimostrando così di aver reagito superbamente al momento negativo d’inizio gennaio, coinciso con due k.o. di fila e con l’aggancio e sorpasso da parte della squadra di patron Dalle Rive, in grado di recuperare in un batter d’occhio l’identico distacco di oggi e addirittura di sopravanzare i rivali, per poi cadere inaspettatamente in casa contro il Kras Repen e (ieri) a Sacile. Dire che il momento potrebbe essere decisivo forse suona come una forzatura, visto e considerato che i campionati si decidono sempre a primavera, tuttavia è innegabile che il passo della capolista sia tornato imperioso e fluido come a settembre-ottobre, quando ancora le avversarie erano alla ricerca di un doveroso assestamento.

Ore 10.30 – Le pagelle del Padova (Mattino di Padova, Stefano Edel): Lanzotti 6; Bortot 7,5, Sentinelli 6, Niccolini 5.5, Salvadori 6.5; Nichele 7, Mazzocco 6.5; Ilari 7, Cunico 7.5 (19’ st Ferretti 6), Petrilli 6.5 (13’ st Dionisi 6); Zubin 7 (30’ st Segato sv).

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) Tredicesima gara consecutiva in cui il Padova non riesce a tenere la porta inviolata e gara improvvisamente riaperta. Tris e festa. L’ennesimo gol preso, probabilmente, urta i nervi di Parlato, che carica a dovere la squadra nell’intervallo. E, proprio come successo ad inizio gara, la partenza è super. Passano 3′ e Bortot trova Cunico sulla destra, cross radente del numero 10 e tocco vincente sotto misura di Zubin per il 3-1. Ancora una volta l’uomo in più è il capitano, autore di tutti e tre gli assist di giornata. Ora il Padova può lasciarsi le paure alle spalle e divertirsi. Petrilli al 10′ si fa respingere una conclusione in diagonale al termine di una splendida azione costruita da Cunico e Zubin. Il Tamai ci prova, ma è poco convinto e recrimina solo per due sospetti falli in area non ravvisati dall’arbitro, che nella prima occasione ammonisce anche Federico Furlan per simulazione. Entrano uno dopo l’altro anche i pezzi da novanta partiti dalla panchina come Dionisi, Ferretti e Segato, mentre al 27′ un’azione incredibile fa urlare al poker: l’ottimo Bortot parte come un treno in contropiede, su imbeccata di Ilari, prima di servire Nichele solo in area. La conclusione del mediano è ribattuta dal palo, la sfera arriva a Zubin che calcia e centra la traversa. Prima del triplice fischio c’è tempo per un’occasione gettata al vento dal friulano Bozzetto, quando ormai l’Euganeo sta già festeggiando vittoria e nuovo allungo in classifica.

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) Il Tamai si affaccia dalle parti di Lanzotti solo al 17′, andando però vicinissimo al pareggio: Bertoia pesca Petris libero in area ma l’esterno, invece di mettere giù il pallone, prova il tiro al volo e calcia alto. De Agostini in ospedale. Per il Tamai non è proprio giornata e lo si capisce anche quando, dopo un quarto d’ora, l’allenatore De Agostini, che nelle ultime due sfide era stato costretto ad abbandonare la panchina per coliche renali, deve rientrare negli spogliatoi per un dolore al petto, prima di essere accompagnato in ospedale per accertamenti (fortunatamente negativi). Così il Padova non ha bisogno nemmeno di alzare troppo i ritmi per dare un’altra sterzata al match. Dopo due occasioni non sfruttate da Cunico e Zubin, è Sentinelli ad andare a segno (proprio come all’andata), con una volée di destro su calcio d’angolo, ma soprattutto grazie al difettoso intervento del portiere Francescutti, che si lascia sfuggire una conclusione non certo potentissima. È il 24′ e la partita, per come è andata fin qui, sembra già chiusa. Sembra, appunto, visto che dieci minuti dopo il Padova si… concede la consueta amnesia difensiva e subìsce gol dopo una confusa azione d’angolo. Il colpo di testa di Zambon è respinto sulla linea dal compagno Colombera, prima che Niccolini e Sentinelli abbiano un’indecisione, non riuscendo a spazzare il pallone, che finisce sui piedi di Brustolon, lesto a insaccare (di punta!) da pochi passi.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Bello, cinico e di nuovo in fuga. Il ritorno in campo dopo la sosta regala ancora una grande gioia al popolo biancoscudato, con il Padova che batte 3-1 il Tamai e stacca di 5 lunghezze l’Altovicentino, sconfitto 2-0 a Sacile. Gara praticamente senza storia, che ha messo in evidenza il solito sontuoso Cunico, il ritorno ad ottimi livelli di Ilari e una difesa che, nonostante l’ennesimo gol subìto, ha sofferto poco. Partenza sprint. Parlato conferma l’undici in grado di strapazzare il Mori Santo Stefano due settimane fa, con una sola eccezione: al posto di Dionisi c’è Ilari come ala destra del 4-2-3-1. Scelta che dà i suoi frutti dopo appena un minuto e 45”, visto che proprio l’esterno romano sfrutta un millimetrico assist in profondità di Cunico e grazie al pessimo posizionamento della difesa del Tamai (Brustolon, più arretrato rispetto ai compagni, tiene in gioco tutti) scatta verso il portiere e segna in diagonale. Quinto gol in campionato per Ilari, che non segnava dal 19 ottobre scorso. Meglio di così non poteva iniziare. La formazione friulana, scioccata dall’avvio a spron battuto del Padova, non riesce a riorganizzarsi e al 14′ Cunico e Ilari si scambiano il favore, con quest’ultimo che trova il capitano con un cross dalla destra. Pregevole la mezza girata di Cunico, ma il pallone esce di un soffio.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Come mai questa spiegazione proprio ora? «Perché in questo momento il livello si è alzato, in questo gruppo la concorrenza è altissima, e le scelte che faccio sono determinate da dettagli minimi. Per questo voglio fare i complimenti a chi, in silenzio, butta giù il boccone amaro senza riuscire ad esprimere il proprio valore. La ruota gira per tutti». A proposito di ruota che gira, è bastato un solo mese e siete di nuovo a + 5… «Per il poco di esperienza che ho, non abbiamo fatto niente. Ci sono 13 partite e 39 punti: è ancora lunga, non cadiamo nell’errore commesso inconsciamente sotto Natale, quando ci siamo trovati nella stessa situazione di margine sull’Altovicentino. Non possiamo e non dobbiamo metterci a fare calcoli: l’entusiasmo è un pericolo, ricordiamoci quanto è successo nell’ultimo periodo. In conclusione faccio gli auguri a Stefano De Agostini: l’emozione deve avergli giocato un brutto scherzo, spero si riprenda presto».

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) «Nel nostro momento migliore, tuttavia, ci siamo fatti infilare come polli, ed è un errore che una squadra che vuole stare lassù non deve fare». Possiamo dire, dopo le nove reti a Mori e Tamai, che il 4-2-3-1 sia il modulo con cui questa squadra gira meglio? «Sì, anche se nel primo tempo in alcune situazioni non abbiamo trovato triangolazioni e velocità che avevo chiesto. Ci andavamo un po’ a rintanare su noi stessi, già dalla difesa avremmo dovuto essere più rapidi in avvio d’azione. Se questo modulo viene interpretato in una certa maniera va bene, altrimenti ho altre soluzioni. Ma permettetemi di fare una puntualizzazione…». Prego. «La vittoria di oggi (ieri, ndr) è dedicata soprattutto a chi in questo momento, per un motivo o per l’altro, non entra a far parte degli undici titolari. Tutti quelli della panchina, tutti coloro che stanno fuori: è con loro che voglio condividere questo premio. Non è facile stare fuori, accettare le scelte, e dimostrare il proprio valore magari solo per un quarto d’ora. Io cercherò di utilizzare tutti, facendo sì che ognuno di loro possa dare il suo contributo e sentirsi importante».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Nemmeno la sedicesima vittoria stagionale, l’aver rifilato tre gol alla miglior difesa del campionato e l’aver riconquistato quei 5 punti di vantaggio sull’Altovicentino con cui si era presentato allo scontro diretto del 4 gennaio riescono a smuovere Carmine Parlato dalla sua composta felicità. Va bene che c’è sempre quel gol preso – stavolta in maniera anche abbastanza puerile – a “sporcare” un po’ le vittorie della sua squadra, ma chiunque era ieri all’Euganeo non ha potuto non esaltarsi. «Abbiamo fatto un’ottima prestazione, macchiata dalla solita disattenzione difensiva», l’esordio in sala-stampa del tecnico, quasi a voler mantenere un profilo basso. «In un attimo ci siamo fatti gol da soli, ma questo non annulla ciò che i ragazzi hanno fatto di straordinario. Stiamo con i piedi per terra, perché dobbiamo migliorare ancora molto sotto tanti aspetti». Avete segnato tre gol alla miglior difesa: non è sufficiente? «Volevamo i tre punti, avevamo voglia di andare a segnare con situazioni provate in settimana, e siamo stati bravi a farlo».

Ore 09.20 – (Mattino di Padova) Molto positiva anche la prova dei due giovanissimi terzini. Tommaso Bortot: «Siamo a + 5, ma dobbiamo continuare a lavorare a testa bassa. Nel finale di primo tempo c’è stato un piccolo calo, ma il mister ci ha fornito una buona dose di adrenalina all’intervallo». Nel finale poteva anche segnare, ma ha preferito dare palla a Nichele. «Ero arrivato in area, ma sentivo il fiato sul collo dell’avversario, quindi ho scelto di servire Matteo. Mi sarebbe piaciuto farlo segnare, visto che è nata da poco la figlia». Michael Salvadori: «Quando sono arrivato, non mi aspettavo di giocare così tanto. Ora non dobbiamo pensare che sia più semplice, abbiamo visto come possa cambiare tutto da un momento all’altro. Domenica l’Altovicentino giocherà con l’Union Ripa, per cui cercherò di caricare i miei ex compagni». Roberto Bonetto ringrazia i tifosi: «Ci hanno sostenuto come sempre, ma io spero possa venire ancora più gente allo stadio. Abbiamo le potenzialità per riempire ancor più l’Euganeo e il nostro pubblico è ogni volta l’arma in più».

Ore 09.10 – (Mattino di Padova) Quarto gol, secondo consecutivo, primo in casa. E il soprannome “Ibrahimovic della difesa” sempre più rispettato. Giornata rosea per Davide Sentinelli. «Sono contento perché ho potuto esultare per la prima volta sotto la “Fattori”», sorride il centrale romano. «Il gol è dedicato a mia moglie. Più di tutto, però, conta la vittoria, soprattutto visto il k.o. dell’Altovicentino. Il girone di ritorno si sta confermando un campionato completamente diverso, si possono perdere punti dappertutto. Ora dobbiamo mantenere la testa sulle spalle e continuare la striscia positiva. Febbraio e marzo sono decisivi, se inanelliamo un bel filotto, possiamo farcela». Unica nota stonata la rete incassata nel primo tempo… «C’è stata un’incomprensione tra me e Niccolini. Non ci fosse stata questa sbavatura, sarebbe stata una gara perfetta. Purtroppo basta allentare la tensione un attimo per subìre gol. Dobbiamo migliorare».

Ore 09.00 – (Mattino di Padova) Prima della partita due gesti molto sentiti hanno suscitato gli applausi dell’Euganeo. La famiglia di Riccardo Meneghel, il giovane giocatore del Tamai scomparso pochi giorni prima della gara d’andata in un incidente stradale, in segno di riconoscenza alla società biancoscudata e ai suoi tifosi per gli attestati d’affetto ricevuti allora, ha donato due targhe-ricordo al Padova e alla Tribuna Fattori. I genitori Simonetta e Gianfranco, emozionati, hanno poi assistito alla partita indossando le sciarpe del Padova. Sempre prima del “pronti, via”, sotto la Tribuna Ovest i piccoli giocatori della scuola calcio hanno esposto uno striscione con la scritta “Ciao Giorgio”, per ricordare Giorgio Zuin, accompagnatore delle giovanili scomparso pochi giorni fa.

Ore 08.40 – Serie D girone C, il prossimo turno (ventiduesima giornata, domenica 15 febbraio ore 14.30): ArziChiampo-Giorgione, Fontanafredda-Clodiense, Mezzocorona-Padova, Montebelluna-Kras Repen, Mori S. Stefano-Dro, Tamai-Legnago, Triestina-Belluno, Union Pro-Sacilese, Union Ripa La Fenadora-AltoVicentino.

Ore 08.38 – Serie D girone C, la classifica aggiornata: Padova 50, AltoVicentino 45, Belluno 41, Sacilese 39, Clodiense 34, ArziChiampo 33, Fontanafredda 30, Montebelluna, Tamai, Union Pro e Union Ripa La Fenadora 29, Giorgione 26, Legnago 22, Dro 20, Kras Repen 19,Triestina 17, Mezzocorona 11, Mori Santo Stefano 8.

Ore 08.36 – Serie D girone C, i risultati della ventunesima giornata: ArziChiampo-Mezzocorona 0-0, Belluno-Fontanafredda 2-1, Clodiense-Union Pro 1-1, Dro-Montebelluna 2-2, Giorgione-Mori S. Stefano 1-0, Kras Repen-Triestina 1-1, Legnago-Union Ripa La Fenadora 2-0, Padova-Tamai 3-1, Sacilese-AltoVicentino 2-0.

Ore 08.34 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.32 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Macron Store, Supermercati Alì, Box Uomo, Maglietteveloci.it, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Zero Emissioni, Ecosystem, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 8 febbraio: il Padova batte il Tamai3-1 e porta a cinque le lunghezze di vantaggio sull’AltoVicentino, sconfitto dalla Sacilese.

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