A volte ritornano. E a volte i ritorni sono davvero emozionanti. Lo sarà di certo la sfida di domenica per Fulvio Pea, oggi allenatore della Cremonese, uno dei tecnici più amati e apprezzati dal pubblico dell’Euganeo negli ultimi anni. La sua gestione, nella stagione 2012/2013 in Serie B, avrebbe dovuto rappresentare una ripartenza dopo il fallimento della “corazzata” di Dal Canto. Invece, tra un esonero inspiegabile a dicembre, dopo l’ingresso in viale Rocco di Luca Baraldi e una società avviata verso la vendita, la sua fu solo una parentesi. Ma una parentesi bella, sentita: poche volte il pubblico padovano si è infatti identificato così tanto con un suo tecnico. «Sarà una grande emozione», confessa Pea. «Ho un bellissimo ricordo di Padova, non posso dimenticare il grande affetto nei miei confronti e lo sforzo che la gente fece per richiamarmi in panchina dopo l’esonero. Dopo essere stato esonerato quand’ero sesto in classifica (lo sostituì Franco Colomba, ndr), tornai che la situazione era bruttissima, e furono proprio i tifosi a darci una mano a salvarci. Ricordo bene quella domenica in cui gli ultras vennero in spogliatoio a Bresseo: giocavamo lunedì sera contro il Varese, ci caricarono e furono un grandissimo esempio di tifo vero e sano, quello che fa fare i punti».
Le è più capitato di avere un rapporto così viscerale con altre piazze? «Dove si apprezza il lavoro penso di essere stato accettato bene, e così è avvenuto a Padova. Quando sono arrivato, visti i risultati dell’anno precedente, in città c’era molto scetticismo, i giocatori erano visti come mercenari. Cercai quindi di essere portavoce del cambiamento della tipologia del calciatore del Padova, trasformandolo in un uomo con la cultura del lavoro, e quindi accompagnandolo le prime volte sempre alle feste dei tifosi e assumendomi tutte le responsabilità». E a chi sostiene che quella di Pea fosse solo “ruffianeria”, cosa risponde? «Una tifoseria come quella padovana sa capire e apprezzare come opera un allenatore: basta che una persona guardi come seguo la partita dalla panchina, per capire la mia genuinità e la passione che ho per questo lavoro». Qual è il momento della sua esperienza padovana che porta con sé più volentieri? «Il mio ritorno, lo striscione che i tifosi mi fecero trovare a Bresseo. Ma ci sono tanti episodi e tante persone che ricordo con stima e affetto».
Fu anche l’ultimo anno di Cestaro: il vostro rapporto? «Non ho mai avuto alcun problema con lui: ha sempre rispettato il mio lavoro, fu lui stesso a richiamarmi in panchina con una telefonata alle 7.40 del mattino. Per questo continuerò sempre a rispettarlo e a stimarlo. Quanto è successo dopo non mi stupisce, nel senso che per come stavano andando le cose si capiva che qualcosa sarebbe potuto accadere. L’importante è che dal fallimento il Padova sia tornato nelle mani di veri appassionati, tornando a dire la sua con una grande società e un direttore che conosco bene». Si riferisce a De Poli? «E chi se lo scorda! Arrivò alla Lucchese e mi esonerò che ero terzo in classifica: da allora, ogni Natale o Pasqua gli faccio una telefonata e scherzosamente gli rinfaccio l’episodio. Domenica, finalmente, potrò cercare di restituirglielo (e ride, ndr)». Che gara sarà Cremonese-Padova? «Combattutissima, probabilmente molto tattica. Ma mi auguro che prima di tutto sia una festa sugli spalti, diversamente dal passato». Lei è stato deferito per omessa denuncia in merito ad una presunta combine del Monza, che guidava l’anno scorso. Una stagione difficilissima… «Non ho alcun problema a parlarne, chi mi conosce sa quanto vale la morale nella mia vita. Parliamo di un fatto che non è mai successo, la stessa persona che mi ha tirato in ballo, dopo essere stata arrestata, ha ammesso nei verbali di aver millantato il mio nome. Aspetto l’udienza con grande serenità».
(Fonte: Mattino di Padova, Francesco Cocchiglia)
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