Live 24! Padova-Reggiana, -4: Brevi quasi fuori, trattativa con Petrone alla stretta finale

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Ore 22.40 – (Il Piccolo) Da seconda punta a trequartista (ruolo nel quale ha giocato a Este), ma in questa Triestina che vola il rendimento di Daniel Bradaschia resta sempre molto alto. Finora non è arrivato ancora il gol, ma il suo apporto in fatto di verve, vivacità, dribbling e soprattutto assist, è stato decisivo in più occasioni. Bradaschia, come è andata questa piccola variazione tattica? Bene. Ho fatto tante volte anche questo ruolo, anzi mi piace perché mi permette di svariare di più. Comunque per me che sia esterno, seconda punta o trequartista non ho preferenze, mi piacciono tutti e tre i ruoli. E se rispetto allo scorso anno viene tutto più facile, è anche in base alle qualità dei compagni. In effetti formate un attacco che fa paura. Davanti siamo un reparto ben assortito e con mille risorse: qualsiasi giocatore prenda il posto dell’altro può risolvere la partita, ci troviamo bene, ci scambiamo posizione senza problemi. E col passare del tempo ci conosciamo meglio. Dobbiamo continuare ad allenarci come facciamo, anche quelli che ora sono impiegati meno non devono mollare: tutti avranno la possibilità di giocare e il campionato è lungo. Come ad esempio Dos Santos, in queste ultime partite il più sacrificato in attacco. In questo momento le scelte sono queste e i risultati vengono, ma per me Dos Santos è un giocatore importante e lo sa anche lui: è una questione di momenti, ma ha tante qualità e ci darà una grossa mano, può fare la differenza sia giocando dall’inizio che entrando dopo. Qual è il suo rapporto con lui? Un bel rapporto, come lo è fra tutti noi. Sapevamo che per come è stata costruita la squadra, tutti possono giocare, poi dipende da uno come sta e dalle scelte del mister. Se si vuole vincere bisogna stare uniti, con gli screzi non si vince. Poi è normale che tutti vogliono giocare, ma la rabbia va messa in campo, non nello spogliatoio. Quanto è cambiato il pianeta Triestina in pochi mesi? La società che c’era prima era improponibile, poi è arrivato Milanese e ha dimostrato con i fatti e non solo con le parole, come si deve lavorare non dico per vincere, ma per fare le cose seriamente. Ha riportato tanto entusiasmo: tanto di cappello, non era facile, Mauro ha fatto un miracolo per aver fatto tutto questo in poco tempo. È cambiato tanto anche con i tifosi. Ora vai in giro e i tifosi ti seguono, sentiamo la città vicino, anche la curva nei momenti più difficili non si è messa a borbottare, ma ha continuato a sostenerci e ci ha dato la forza per ribaltare certe partite. Insomma Triestina pronta al grande salto? Sicuramente lotteremo fino alla fine, vincere poi non è mai facile. Non dico che siamo la squadra favorita perché ce ne sono altre forti, ma certo se continuiamo a lavorare così e stare uniti, potremo provarci. E dal punto di vista personale? C’è da migliorare. E poi devo cominciare a segnare. Vanno bene gli assist ma ogni tanto qualche gioia vorrei regalarmela anch’io. E comunque finché vinciamo va bene cosi, spero che quando arriverà il mio turno servirà a vincere. Ma il mio non è certo un pensiero fisso.

Ore 22.20 – (Corriere delle Alpi) Arrivederci Pescosta. Non è un addio, nella vita non si può mai sapere, ma domenica contro l’Arzignanochiampo, per il terzino fuoriquota del Belluno, sarà l’ultima partita in gialloblù per questa stagione. Pescosta andrà a Roma, a meno di scali di graduatoria che potrebbero portarlo a Torino o a Parma, per frequentare la facoltà di Medicina. Smettere di giocare però no. «La prossima settimana inizio l’università, difficile che faccia altre partite oltre quella di domenica – commenta Pescosta – ma non smetterò. Dovrò stare fermo fino a dicembre, dopo, una volta aperto il mercato, cercherò una squadra, magari in Promozione o Eccellenza. La serie D è un campionato difficile, non so se riuscirei a farlo conciliare con lo studio». Quale è il tuo ricordo più bello di queste stagioni in prima squadra? «Ne ho tanti, sicuramente la vittoria il mio primo anno in casa contro l’Altovicentino, oppure le sei vittorie consecutive di inizio campionato di due anni fa. È stato bellissimo anche il successo a Sacile in diretta su Rai Sport. Da non dimenticare anche la vittoria qualche mese fa in casa dell’Este in semifinale playoff, il loro campo, fino a quel momento lo aveva espugnato solo il Venezia». Il ricordo più brutto? «Probabilmente è il momento che stiamo attraversando adesso. Sono sicuro, però, che la squadra ne uscirà bene, ma dobbiamo battere l’Arzignano. Il clima in spogliatoio è tranquillo, stiamo lavorando duramente per aumentare la cattiveria che ci sta mancando in questa prima fase di campionato». Non deve essere facile smettere, anche se temporaneamente di giocare e lasciare un gruppo con cui vivi da due anni… «Gioco da quando ho sei anni, so che non sarà facile, sono mesi che ci penso – spiega Pescosta – mi rattrista molto pensare al momento che dovrò salutare questo gruppo fantastico con cui ho condiviso allenamenti, cene e ritiri. La mia decisione però l’ho presa in estate, la società sapeva che lo studio sarebbe stata la mia prima scelta». Quale è il tuo bilancio dopo più di sessanta partite con la prima squadra? «La squadra ha viaggiato bene, ha fatto tanti punti, e di questo sono contento. A livello personale sono cresciuto molto grazie all’esperienza al San Giorgio Sedico e alle indicazioni di mister Vecchiato, che mi ha sempre dato fiducia e di questo lo ringrazio. Avrei potuto magari fare di più in un periodo dello scorso anno dove ho fatto fatica». Gol segnati? «Uno, anzi due – conclude Pescosta – il primo l’ho fatto a Venezia dove abbiamo perso 4-1 mentre il secondo l’ho buttato dentro nella sconfitta contro la Sacilese per 3-1, peccato che… abbia sbagliato porta».

Ore 22.00 – (Gazzetta di Mantova) Allenamento a porte chiuse per i biancorossi, che hanno svolto una seduta alla quale non hanno partecipato il febbricitante Boniperti, l’infortunato Maccabiti (la prossima settimana dovrebbe rientrare ad allenarsi con il gruppo) ed il difensore Cristini (a titolo precauzionale, per un affaticamento muscolare). Prina ha approfittato dell’assenza di occhi indiscreti per provare alcuni schieramenti, prevalentemente impostati sulla riproposizione del modello 3-4-3, pur se il ricorso al 3-5-2 non è mancato. In tutte le formazioni provate è stato posto a guardia fra i pali Bonato. In difesa, fermo Cristini, hanno giocato Gargiulo, Siniscalchi e Carini (una parte della partitella l’ha fatta anche Romeo). A metà campo l’assetto a quattro ha visto prevalentemente schierati Bandini, a destra, e Regoli, per un tempo (in alternativa è stato schierato Zammarini); in mezzo Zammarini (in alternativa Salifu) e Raggio Garibaldi. Davanti il tridente formato da Tripoli, Marchi e Caridi, al posto del quale ha giocato Zammarini la cui presenza è scontata. Oggi e domani allenamento a porte aperte al mattino.

Ore 21.40 – (Gazzetta di Mantova) 14 settembre, quarta di campionato: Angelo Siniscalchi, colonna della difesa biancorossa, chiude la sua partita con la coscia destra che gli fa un po’ male ma non troppo. Il guaio compare dopo un paio di giorni, quando all’ematoma si aggiunge un problema al piede e per il centrale i tempi del recupero si allungano considerevolmente, sino ad arrivare a questi giorni nei quali l’ex Pavia si è allenato regolarmente con i compagni dimostrando di potere riprendere il suo ruolo. Non foss’altro, ma questo lo aggiungiamo noi, per il fatto che nelle quattro gare in cui lui ha dovuto dare forfeit il Mantova è riuscito a raccogliere la miseria di un punto, a Padova, senza peraltro far gol. Quest’ultimo aspetto non è comunque di esclusiva competenza del biancorosso, nonostante lui stesso si porti appena può nell’area avversaria per provare ad infastidire gli avversari. «Non è che il Mantova manchi il risultato se io non ci sono – è un periodo difficile, lo sappiamo benissimo che qualcosa non gira al meglio ma ce la stiamo mettendo tutta. Lo dico a ragion veduta, i miei compagni li vedo quando finiscono l’allenamento. Mi piace guardarli negli occhi per vedere quanta attenzione mettono nel cercare di applicare gli insegnamenti del mister, è in gioco il futuro di tutti non solamente del Mantova. Vorrei che fosse chiaro questo aspetto». Siniscalchi sprona i compagni ad un ulteriore sforzo in vista del match di sabato sera: «Per noi incomincia un altro campionato, col Bassano dobbiamo ritornare a fare risultato. Non siamo brocchi, all’inizio quando abbiamo fra l’altro vinto a San Benedetto non eravamo fenomeni. Siamo però una squadra che ha la possibilità di giocarsela contro tutti senza paura e con la consapevolezza delle proprie possibilità, che non sono poche». La condizione del difensore non può forzatamente essere al meglio: «Il ritorno in campo mi aiuterà a recuperare meglio, riconosco che mi manca il ritmo partita e che affrontiamo uan squadra forte, da tanti anni ai vertici della categoria. Ma la sfidiamo con la grinta, la voglia di vincere di chi sul proprio campo e davanti alla sua gente non ha ancora trovato la chiave giusta per vincere e stavolta lo vuole fare, magari anche con l’aiuto della curva. Ma dove li trovate ragazzi come questi che ci seguono dappertutto? Dobbiamo fare risultato, glielo dobbiamo e ce la metteremo tutta». Siniscalchi non teme gli attaccanti avversari: «Siamo preparati bene, io credo proprio che i veneti sabato sera dovranno soffrire un Mantova caricato come mai».

Ore 21.20 – (Gazzetta di Mantova) Cauti, felpati, persino timorosi nel respiro. I protagonisti della fase più delicata della trattativa per il ritorno dei soci bresciani alla maggioranza del Mantova vanno avanti con la baldanza di Wile E. Coyote quando, sull’orlo dell’ennesimo burrone, si scopre con la bomba fra le zampe mentre Beep Beep fugge e lo deride. In viale Te, grama consolazione, lo struzzo non c’è però è vietato negare che l’ansia di fallire un passo, un gesto, una parola quasi quasi anche un respiro sia l’elemento fondante. I minuti, le ore, i giorni passano e la situazione definita e circostanziata più dalle sensazioni che dagli atti ufficiali è che dei soci romani ne resterà solo uno, Marco De Sanctis, con Folgori e Barberis già in congedo e con il 75% appannaggio dei romani destinato a rimanere un 9% o al massimo un 18% (da dividere in due, in ossequio all’obbligo di informare la Lega in presenza di passaggi societari superiori al 10%). Il resto, tolto il 10% dei mantovani (che sono sdraiati sulla riva del fiume a fini esclusivamente personali e non certo in attesa di ricomprare l’Acm), tornerà nelle mani di Serafino Di Loreto e Sandro Musso, lieti (come il Wile E. Coyote di cui sopra, dopo l’ennesimo tuffo carpiato nel burrone causa boomerang…) di recuperare la società che da un anno e mezzo hanno acquisito e che in almeno quattro circostanze (Dondi, Masiero, i cinesi di Nanni Meazza e la fantomatica Zoldan srl, a capitale 10.000 euro…) hanno già provato a vendere. Senza successo. Radiomercato fa sapere che allo studio dei legali delle due parti, dopo gli abbracci delle prime cene e le baruffe delle settimane seguenti, vi è la cessione delle quote di maggioranza ai soci bresciani. Folgori e Barberis, parte integrante del gruppo che dal 5 agosto dovrebbe comandare al n. 9 di viale Te, lasceranno le rispettive quote ed incarichi nel cda, delegando in sostanza a De Sanctis il compito di rappresentarli e di occuparsi, ma anche qui il condizionale è obbligato, di marketing o area tecnica. O entrambe le cose. Il tutto, sperano i futuri neo (o ri?) padroni del club, dovrebbe avvenire entro le prossime 24-48 ore al fine di consentire l’effettuazione dei pagamenti concernenti l’Irpef di agosto e gli stipendi di settembre, anche (come sostiene un dirigente che vuole mantenere l’anonimato) se il versamento della mensilità di agosto potrebbe avvenire a novembre. Lo stile di Di Loreto e Musso non è però quello di far passare il tempo ma, da bravi imprenditori, di provvedere per tempo alla copertura degli impegni. Se però non arriverà l’intesa scritta entro domani i bonifici lunedì potranno essere a rischio.

Ore 21.05 – Padovagoal news: Mario Petrone e il Padova, un matrimonio molto vicino, ma che ancora non può essere celebrato. Nelle ultime ore, dopo l’accordo raggiunto fra le parti, si è passati a discutere con l’Ascoli, che (condizione necessaria) deve concedere una buonuscita per far sì che l’affare vada in porto. Chiaramente anche il club marchigiano ha interesse a liberarsi di un contratto come quello di Petrone, a cui sono già state corrisposte quattro mensilità. Petrone, se andrà in porto l’accordo con l’Ascoli, avrà un anno e mezzo di contratto fino al 30 giugno 2018, con opzione di rinnovo in caso di promozione in B. Le parti si riaggiorneranno domani mattina, trapela un moderato ottimismo fra le parti.

Ore 21.00 – (Alto Adige) “Siamo tranquilli e coscienti di attraversare un periodo critico che dev’essere superato solo ed esclusivamente con il lavoro. Il mister? Viali gode dell’assoluta fiducia della società!” E’ questa la sintesi del pensiero di Roberto Zanin, vicepresidente dell’Alto Adige, espresso durante l’incontro svoltosi al Fantasy e che ha visto protagonista anche il Ds biancorosso Luca Piazzi. L’incontro, incastonato nell’agenda dei “coffe break” settimanali, non poteva che inquadrare, inevitabilmente, il momento poco entusiasmante vissuto dalla compagine altoatesina, alla vigilia di un doppio appuntamento di quelli tosti: la trasferta di sabato in casa della capolista Sambenedettese e la prossima sfida al Druso con il Pordenone. Un uno-due che Marcone e compagni saranno chiamati ad affrontare con il coltello tra i denti, onde evitare l’accentuarsi di quello “splin” che, al momento, sta ammorbando l’atmosfera dello spogliatoio bolzanino. Giocare con il coltello tra i denti, vuol dire (ri)trovare quelle volontà di espressione agonistica che il gruppo di Viali ha dimostrato di possedere, ma lo ha fatto in maniera discontinua e per questo poco incisiva. “La squadra può fare sicuramente meglio – ha spiegato Piazzi – e riuscirà a farlo acquisendo quella intensità di gioco che ancora ci manca. In questo avvio di campionato abbiamo saputo dimostrare di essere squadra che offre un buon calcio ma che, bisogna dire, nella fase offensiva non si è ancora espressa al meglio, per questo dico che abbiamo ancora notevoli margini di miglioramento. Non parlo di un giocatore in particolare ma di ogni suo singolo componente. Dobbiamo, quanto per capirci, migliorare nell’essere aggressivi ed offensivi in campo, sempre ed in ogni momento della gara”. Il bilancio fin qui maturato comunque va letto, seppur asetticamente ma va letto. Ed è un bilancio tra i “meno belli” degli ultimi anni, score che, comunque, non spaventa il Ds che blinda ogni possibile elemento di criticità: “il calcio è fatto oltre che di situazioni anche di periodi. Bisogna esser bravi a gestire sia quelli felici che quelli meno brillanti, come quello che stiamo attraversando. Non credo ci sia una causa particolare che abbia generato questo momento, ripeto: la squadra deve soltanto acquisire maggiore autorevolezza e consapevolezza nei propri mezzi ed anche quella giusta alchimia che è una componente essenziale di ogni collettivo”. Sambenedettese e Pordenone sono comunque due scogli che bisognerà superare tenendo la barra dritta e le vele spiegate, onde evitare di far andare alla deriva un’imbarcazione che comincia ad imbarcare qualche spruzzo di simpatia da parte dei tifosi. “E’ vero – commenta Zanin – con il Teramo si è vista al Druso una discreta partecipazione, e questo ci rende ottimisti per il futuro. E’ chiaro che i risultati positivi rappresentano uno stimolo in più per radunare più gente allo stadio, ma stiamo lavorando anche su atri progetti. Il nostro obiettivo è quello di frequentare di più la città di Bolzano, avvicinando la società ed i suoi protagonisti ai tifosi ed agli appassionati. Bisogna farlo perché è da tempo che questo feeling non è stato più ravvivato. Ci vuole tempo, lo sappiamo, ma siamo determinati nel riavviare l’entusiasmo grazie anche delle iniziative mirate e che, a nostro avviso, saranno in grado di produrre l’effetto simpatia con gli appassionati bolzanini. I risultati? Arriveranno…e sotto ogni punto di vista!”

Ore 20.40 – (Gazzetta di Modena) Il sole ha accompagnato il Modena nelle due ore di allenamento svolte ieri pomeriggio a Marzaglia, dove i canarini resteranno per circa tre settimane dopo la semina allo Zelocchi. Seduta quasi interamente dedicata alla parte tattica, con tanto lavoro su movimenti e giocate del 4-4-2 per rendere il nuovo modulo più efficace a livello offensivo. Oltre ad Osuji, Besea e Salifu, tutti out anche per la trasferta di Lumezzane, Pavan non ha potuto contare nemmeno ieri su Diakite e Cossentino, che si sono limitati a svolgere una seduta differenziata; per questo al centro della difesa è stato provato Accardi in coppia con Aldrovandi, mentre a spostarsi nel tandem d’attacco è stato Tulissi, che sabato affiancherà uno tra Bajner e Ravasi. Sulla corsia mancina del centrocampo agirà Basso, dalla parte opposta invece ci sarà Schiavi. Alla seduta ha assistito anche Marino, che con lo staff medico sta definendo i dettagli per l’operazione di ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Già finita l’avventura dell’africano “Papi” (in foto con Bajner) dopo due giorni di prova.

Ore 20.20 – (Gazzetta di Modena) In casa propria veste il rosso e il blu, ma agli occhi del Modena il Lumezzane è apparso sempre nero. Un daltonismo originato dal fatto che per i Canarini finora ha rivestito il ruolo di autentica bestia nera. Davvero pochi (per fortuna!) gli incroci tra la squadra bresciana e i gialloblù, che però quando si sono avventurati in Val Gobbia spesso le hanno prese di santa ragione. Incroci che per ora erano concentrati in un ristrettissimo arco di tempo, quattro stagioni consecutive tra 1997 e 2001, e sempre a livello di Serie C, visto che il Lume, come lo chiamano i suoi tifosi, non è mai andato oltre questa categoria. E pensare che la prima volta con il Lumezzane, match d’andata del torneo ’97/’98, aveva portato al Modena di Scanziani una vittoria casalinga (1-0) grazie al gol di Ciccio Grabbi. Nel ritorno invece i gialli, guidati da Bollini, incassarono uno 0-2 pesante non tanto per il punteggio, ma per le conseguenze: a cinque gare dal termine quella sconfitta li allontanò dal quinto posto, a vantaggio proprio del Lume, che infatti alla fine precedette i Gialli, finiti sesti, e si qualificò per i play off. Nel campionato successivo il Modena di Montagnani e Borea alla quinta giornata sul campo dei bresciani incassò un altro 0-2, che scatenò la contestazione dei tifosi, tanto da portare Presidente e Diesse sull’orlo delle dimissioni, poi rientrate. Nel ritorno il Lume vestì i panni del Corsaro violando anche il Braglia (1-2). In quel 1998/’99 le due squadre si ritrovarono nei play off e anche negli spareggi per il Modena furono legnate: 1-3 in casa, con tripletta di Taldo nella gara d’andata, poi solita sconfitta (1-2) allo Stadio Saleri. Bresciani in finale, ma ancora una volta sconfitti. Il peggio però sembrava passato, tanto che nel torneo 1999/2000 i Canarini si aggiudicarono l’andata al Braglia (1-0, gol di Bizzarri) e nel ritorno riuscirono a cogliere il primo risultato positivo in casa dei rossoblù. L’impresa venne firmata da un gol di Mayer, al quale il Lumezzane replicò soltanto nel finale. Quello però era già il Modena targato Tosi-De Biasi, anche se non era ancora la Longobarda. Che l’anno successivo, nella sua cavalcata trionfale verso la Serie B rifilò ai bresciani un netto 3-1 al Braglia, impattando poi (0-0) in casa loro. Finita qui? Neanche per sogno. Nel 2000/’01 le due squadre furono infatti avversarie pure nella Coppa di Serie C: in semifinale, dopo l’1-1 al Braglia, ecco il colpo di coda del Lume nel match di ritorno. Il Modena, giustamente tutto concentrato sul campionato, venne travolto (0-5) subendo la sconfitta più pesante, in quanto a punteggio, degli ultimi decenni. Insomma, mai fidarsi del Lume…

Ore 20.00 – (Gazzetta di Reggio) Lo si era capito fin dall’estate che qualcosa stava cambiando. La prima conferma la si è avuta con i più di duemila tifosi che avevano accolto Mike Piazza il 18 giugno sul palco allestito in piazza Prampolini e, con l’avvicinarsi dell’inizio del campionato, la conferma è arrivata con i numeri, definitiva, quella che tutti volevano. La campagna abbonamenti ha raggiunto numeri insperati solamente fino a qualche anno fa, più di 5.000 tessere sottoscritte e il quarto miglior record della storia granata.I numeri testimoniano tutto l’entusiasmo che si respira in città con il nuovo corso granata targato Mike Piazza e, per quello che riguarda la Lega Pro 2016/17, solo piazze come Lecc e Parma, che non hanno però alle spalle oggi quasi vent’anni consecutivi di Serie C o Lega Pro hanno numeri più elevati sulle tessere stagionali sottoscritte, anche se Reggio il suo entusiasmo crescente lo dimostra ogni volta che la i granata scendono in campo, sia in casa che in trasferta.

Ore 19.40 – (Gazzetta di Reggio) Undicimila tifosi della Reggiana e della Grissin Bon hanno assistito sabato alle gare interne delle due squadre. Un mare di tifosi, “totalmente dipendenti”, come amano cantare, che dimostrano quanta passione queste due realtà siano capaci di suscitare. Era tempo in città che non si vedevano numeri simili. Allo stadio Città del Tricolore gli spettatori nella gara con il Fano sono stati 6.360. I reggiani che hanno seguito la Grissin Bon a Bologna, (sede delle prime due partite casalinghe dei biancorossi) sono stati 4.600. La Reggiana, grazie al numero di abbonamenti da record, in quattro partite casalinghe ha avuto in media 6.450 spettatori. Un dato che la colloca al secondo posto nel girone B della Lega Pro. I tifosi granata sono molto numerosi anche in trasferta: erano circa 500 a Venezia e Bassano, 300 a Lumezzane e oltre 2500 a Modena. I 10.000 spettatori dell’andata dei play off contro Bassano, nel maggio 2015, sono la dimostrazione che il pubblico della Reggiana sta tornando allo stadio e se i risultati continueranno ad essere incoraggianti lo stadio sarà sempre più gremito. Va detto che la politica dei prezzi adottata dalla società è decisamente popolare: l’abbonamento ai distinti quest’anno costava 90 euro.

Ore 19.20 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) La quiete prima della tempesta. La nona d’andata sarà una giornata interlocutoria, senza scontri diretti fra le magnifiche 7 del girone B. La capolista Sambenedettese (17 punti) ospiterà il Sudtirol (6); la FeralpiSalò (16) andrà a sfidare l’Albinoleffe (9) a Bergamo; il Gubbio (16) attende la visita della Maceratese (7). La Reggiana (15) nel posticipo di lunedì andrà a Padova (10); il Bassano (15) sarà di scena a Mantova (6); il Venezia (15) riceverà al Penzo il Teramo (7). Ancora una volta il match clou del turno avrà quindi come protagonista il Pordenone (16). I ragazzi di Tedino sabato, con inizio alle 18.30, dovranno vedersela con il Santarcangelo (13), primo inseguitore delle 7 sorelle. Nei bar sport cittadini tiene banco il dilemma: Tedino deve dare il via al turnover (almeno parziale, come suggerito anche da Mauro Lovisa), oppure deve tener duro con i giocatori che sino a sabato scorso hanno comandato il raggruppamento B? Premono Cattaneo e Pietribiasi, che hanno fatto bene dopo il loro ingresso nella ripresa al Mercante. Più che davanti, però, il problema sembra essere dietro, dove capitan Stefani (forse stanco) e Ingegneri non hanno offerto l’usuale alto rendimento. Bruno Tedino sta studiando soluzioni alternative, ma probabilmente prenderà una decisione definitiva soltanto dopo la seduta di rifinitura di venerdì (15), a porte chiuse. Seduta pomeridiana aperta al pubblico anche oggi per Rachid Arma e compagni, sempre dalle 15. La gara con il Santarcangelo sarà arbitrata da Mauro Giosuè D’Apice di Arezzo. Zambelli e Pappalardo i due assistenti.

Ore 19.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Nel girone più equilibrato di tutta la Terza serie, il Santarcangelo si è preso la sua parte. È quella della squadra blocca-grandi. Sabato alle 18.30 la compagine romagnola tenterà l’impresa a Pordenone, dove fino a oggi è passato solo il Parma e dove negli ultimi 10 mesi oltre agli emiliani aveva vinto solamente il Pavia. Facile, si potrà pensare, inserirsi nel gruppone del girone B di Lega Pro, dove tutti hanno avuto finora il loro momento di gloria. Il girone A, infatti, suona un’altra musica: l’Alessandria sta volando in testa a +4 dalla Viterbese, mentre tra la vetta e il primo posto che non garantisce i playoff – l’undicesimo – il gap è ora di 12 lunghezze. Nel gruppo C invece comandano le due pugliesi Lecce e Foggia, appaiate in vetta ma distanti sempre 4 punti da chi insegue. E la distanza tra primo e undicesimo posto è di 11. Il girone di Pordenone e Santarcangelo invece ha 10 squadre in 7 punti e la prima che non disputerebbe i playoff (a oggi l’Albinoleffe) vede la vetta a “soli” 8 di distanza. In questo contesto il Santarcangelo gioca il ruolo della squadra che spaventa le pretendenti al titolo finale. Si era capito già dalla prima giornata, quando i romagnoli avevano esordito battendo 3-1 la FeralpiSalò, oggi seconda in classifica con il Pordenone. In tre giorni il Santarcangelo si è poi permesso di fermare di seguito le due emiliane più forti: Parma e Reggiana. Due 0-0 che pesano sulla classifica delle rivali. Sconfitta (4-0) soltanto a Bassano, la compagine romagnola ora punta il Bottecchia.

Ore 18.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Girone B senza padroni. L’ottava di campionato, insieme al recupero della prima giornata vinto dalla Sambenedettese (2-0) ai danni di un Padova sempre più deludente, ha in pratica spianato la vetta della classifica. Nello spazio di due soli punti si accalcano ben sette squadre. Sono la stessa Sambenedettese (17), Pordenone, Gubbio e FeralpiSalò (16), Venezia, Bassano e Reggiana (15). Spiccano le assenze dal gruppo di testa di Parma (12) e Padova (10), due piazze in fibrillazione, dove le panchine già scottano. È un campionato di alto livello, all’interno del quale sono cresciute e fanno la voce grossa anche le supposte piccole. O sono le supposte grandi che tanto grandi poi non sono? Dopo il successo (2-1) della sua Feralpi al Tardini contro il Padova, valso l’aggancio al Pordenone e il momentaneo primato, il triestino Federico Maracchi, ricordando i trascorsi in riva al Noncello, ha detto: «Anche il “mio” Pordenone della mezza stagione di Rossitto poi avrebbe potuto dire la sua, se non avesse perso quel maledetto playout». RAMARRI SUL PODIO – La dichiarazione del «mulo» ha ovviamente fatto piacere a Fabio Rossitto, ancora affettivamente legato agli uomini di quella stagione e al popolo neroverde. «Certo, i numeri di quei meravigliosi 5 mesi darebbero ragione a Federico – osserva l’ex mediano dell’Udinese -. Quello che ricordo più volentieri e mi tengo stretto nel cuore è il rapporto con i tifosi che si era creato, nonostante lottassimo per la salvezza e non per la promozione. Sentire la curva, prima ancora di uscire dal tunnel, regalava emozioni. In campo poi la gente vedeva i ragazzi dare l’anima in ogni sgroppata e in ogni entrata e si entusiasmava ancora di più». Adesso? «Il Pordenone di oggi – si veste da commentatore Fabio – è forse più controllato, però tecnicamente è fortissimo e Bruno (Tedino, ndr) sa bene come metterlo in campo. Non mi ha sorpreso l’ottimo inizio. Mi meravigliano di più l’attuale primato della Sambenedettese e il secondo posto del Gubbio. La Feralpi ha buoni giocatori, a partire proprio da Maracchi, e può restare fra le prime». RAMARRI – Il Pordenone? «Per me è da podio – giudica Rossitto -. Se la giocherà sino alla fine con il Venezia e il Parma, perché io credo – profetizza il Crociato – che con il mercato invernale Perinetti (ds dei lagunari) e Galassi (ds dei ducali) avranno le risorse per sistemare tutto al meglio. Alla fine saranno loro a giocarsi la B, con il Pordenone pronto a inserirsi come terzo litigante. Magari – sorride il centrocampista partito da Polcenigo – poi varrà ancora il vecchio proverbio». TURISTA FAI DA TE – La scorsa stagione Rossitto venne chiamato in corsa a Cremona. Pensierino a Parma o Padova, che non vivono momenti brillantissimi? «No, io – sottolinea con orgoglio e un po’ di amarezza – non sono legato ad alcun carro. In Italia non mi ha chiamato nessuno. Al momento mi muovo per vedere partite. Ho avuto un paio di mezze proposte dalla Georgia e dalla Polonia, ma non sono pronto a fare il giramondo. Resto in Italia e, senza gufare perché non è nel mio stile – conclude Fabio -, aspetto pazientemente il mio turno».

Ore 18.20 – Padovagoal news: Accordo economico sostanzialmente raggiunto in questi minuti fra il Padova e Mario Petrone. Adesso si passa alla trattativa con l’Ascoli, che dovrebbe concedere una buonuscita liberandosi del contratto in essere con l’allenatore campano. Il contratto garantito a Petrone sarebbe di un anno e mezzo fino al 30 giugno 2018, con opzione di rinnovo in caso di promozione in Serie B della squadra. Le parti hanno discusso di diverse questioni, ma la strada pare quella giusta. Adesso manca l’ultimo passaggio e cioè l’accordo di Petrone per la rescissione con l’Ascoli. Il tecnico campano è pronto a partire per Padova non appena verrà raggiunta l’intesa col club marchigiano

Ore 18.00 – (Messaggero Veneto) La vittoria della Sambenedettese è costata il primato al Pordenone, superato di una lunghezza dai marchigiani. Ma sta pure costando ore frenetiche all’ex consulente di mercato neroverde Giorgio Zamuner, ora direttore generale del Padova. In casa biancoscudata, infatti, tiene ormai banco la questione allenatore. Oscar Brevi dopo il ko con la neocapolista è finito sulla graticola e le voci sui possibili sostituti si sprecano. Il suo destino dovrebbe essere deciso oggi, alla ripresa degli allenamenti in vista della sfida di lunedì con la Reggiana, diretta rivale del Pordenone. Nell’attesa della decisione ufficiale, il favorito numero uno alla sua successione sembra Mario Petrone, forte di un curriculum costellato di promozioni, ottenute alla guida di Santarcangelo, Bassano e Ascoli. In seconda fila, più o meno alla pari, ci sarebbero Roberto D’Aversa, già al timone del Lanciano in serie B, Vincenzo Torrente, ex bandiera del Genoa, per parte della scorsa stagione alla Salernitana, quindi Cristiano Scazzola, ex Pro Vercelli, con cui ha ottenuto una promozione in serie B. Insomma, diversi i petali da sfogliare per l’ex Zamuner. Il quale la scorsa estate provò a portare con sé Bruno Tedino, dopo lo storico secondo posto conquistato a Pordenone. Ma dovette cedere alla volontà del tecnico neroverde di rispettare il suo contratto.

Ore 17.40 – (Messaggero Veneto) Tedino sta pensando a qualcosa di nuovo nel Pordenone chiamato a cancellare immediatamente il ko di Bassano. Con il Santarcangelo sabato, alle 18.30, al Bottecchia potrebbero vedersi un modulo diverso, sebbene già nelle corde del team neroverde, e qualche protagonista “insolito”. In rampa. Uno su tutti. Il suo nome era già nell’aria prima della gara allo stadio Mercante. Ma alla fine il tecnico neroverde decise di non mutare l’assetto iniziale. Lui è Stefano Pietribiasi. Subentrato a meno di mezz’ora dalla fine a Martignago, ha avuto un impatto significativo sul match: in pochi minuti, un destro che ha costretto il portiere vicentino, Bastianoni, a un autentico miracolo, quindi poco dopo un gol che avrebbe potuto rendere incandescente il finale. Ma che tale effetto non ha sortito a causa di un’errata segnalazione dell’assistente dell’arbitro. Umiltà. Che strano vedere un centravanti come Pietribiasi ancora a zero, pur nell’attacco più prolifico del girone, ora assieme a quello della FeralpiSalò (15 reti in 8 giornate). Ma sinora è partito una sola volta da titolare: alla quarta giornata a Mantova. Uscendo a metà ripresa per lasciare spazio a Berrettoni. Per il resto, soltanto spezzoni (4). Compreso l’ultimo, che ha confermato come il ragazzo, senza lamentarsi, sappia farsi trovare pronto all’occorrenza. E ora sta per essere premiato. Aggiustamenti. Il suo inserimento al fianco di Arma impone, tuttavia, qualche aggiustamento tattico. Nulla di sconvolgente. Ma quei due, prime punte vere, non consentono di giocare col tridente. Consigliato il passaggio al modulo con due attaccanti: 4-4-2 o 4-3-1-2. Con il Santarcangelo favorito il secondo, con Berrettoni schierato alle spalle della coppia Pietribiasi-Arma. Un ritorno alle origini, visto che così Tedino aveva impostato il Pordenone nelle prime due gare di Tim cup, travolgendo il Grosseto e perdendo ai supplementari con la Ternana. Ansia. A rovinare i piani del tecnico neroverde, però, potrebbe mettersi la sfortuna. Nel corso dell’ultimo allenamento al De Marchi, infatti, Berrettoni è dovuto uscire anzitempo a causa di una botta. Soltanto oggi si valuterà l’entita dell’infortunio. Non dovrebbe essere nulla di grave, ma il dubbio sulla sua presenza con il Santarcangelo c’è. Tour de force. Per il resto, non sono attese novità di rilievo, anche se Tedino dovrà ragionare in un’ottica lunga, ovvero pensando al fatto che la sua squadra scenderà in campo tre volte in 7 giorni. Sabato la sfida ai romagnoli, quindi il doppio confronto ravvicinato con l’Alto Adige, in cui milita l’ex Sacilese Alberto Spagnoli. Martedì prossimo (alle 17.30) al Bottecchia per il primo turno della coppa Italia di Lega Pro, quindi sabato 22 (alle 14.30) la rivincita in campionato allo stadio Druso di Bolzano. In altre parole, un po’ di turnover potrebbe essere d’obbligo.

Ore 17.20 – (Il Centro) I tabù sono fatti per essere sfatati. Il Teramo, rinvigorito dalla cura Nofri, ha buoni motivi per fare una prestazione super al Luigi Penzo di Venezia (si gioca sabato alle 16,30). Innanzitutto c’è da invertire il trend negativo in trasferta. La squadra biancorossa, infatti, non vince fuori casa da nove mesi (1-2 a Pisa dello scorso 23 gennaio) e ha solo sfiorato l’appuntamento con i tre punti nelle recenti gare esterne contro Santarcangelo e Sudtirol. C’è poi da sfatare il tabù Venezia. Nei due precedenti in Laguna, che risalgono addirittura alle stagioni 1980-81 e 1981-82, il Diavolo ha perso in entrambe le occasioni per 1-0. Senza dimenticare l’esito del confronto più recente, avvenuto nel maggio del 2012 sul neutro di Gubbio. Si giocava la finale della poule scudetto di serie D e in quel caldo pomeriggio in terra umbra il Venezia vinse 3-2, aggiudicandosi il tricolore dei dilettanti. Nel Teramo, guidato all’epoca da Roberto Cappellacci, c’erano due elementi della rosa attuale: il difensore Ivan Speranza e l’esterno Mirco Petrella. Quest’ultimo, nel finale, mise a segno l’inutile seconda rete dei biancorossi. Il Teramo, nel frattempo, pensa al match di sabato. Prove di 3-5-2 nella partitella a ranghi misti di ieri pomeriggio. Il tecnico Federico Nofri potrebbe dunque lanciare per la prima volta dall’inizio, sul campo del Venezia, il modulo utilizzato finora soltanto a gara in corso e che ha dato riscontri positivi. Non hanno preso parte al test in famiglia Karkalis, Petrella e Carraro. I tre si sono limitati a fare dei giri di campo. La condizione fisica di Carraro, alle prese con problemi muscolari, non è ancora delle migliori e solo nelle prossime ore si saprà se verrà convocato. «Mister Nofri, da quando è arrivato, ci sta trasmettendo diversi concetti che stiamo cercando di mettere in pratica», dice il centrocampista Demetrio Steffè, classe 1996, «e c’è più consapevolezza nei nostri mezzi. Mi trovo alla grande in questo gruppo. Sono stato accolto benissimo fin dal primo giorno e mi sento a casa. A Venezia ci attende una partita difficile, ma allo stesso tempo stimolante. Ho già avuto modo di incontrare Pippo Inzaghi, quando guidava la Primavera del Milan e io ero in quella dell’Inter. Tutti sognano di giocare gare come quella di sabato, perciò andremo in campo con le motivazioni a mille. Contro il Padova, sul piano personale, non ho fatto la migliore prestazione stagionale e ne sono dispiaciuto. Voglio riscattarmi immediatamente». «La classifica, in questo momento, è giusto guardarla, ma fino ad un certo punto», conclude il centrocampista, «non credo saranno queste le posizioni definitive al termine del campionato».

Ore  – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Il Bassano vola e si tiene stretto il successo pesantissimo contro il Pordenone. Michael Fabbro ha segnato la sua seconda rete. Un gol che vale platino: «Sono contento di aver contribuito alla conquista dei tre punti – spiega l’attaccante scuola Milan – a prescindere dal mio gol era importante vincere, contro una delle candidate alla promozione. Probabilmente è stata la mia rete più bella e la dedico a mia madre, Giovanna. Affrontiamo tutte le gare con la stessa mentalità e il cambio modulo ci ha aiutato contro questo avversario. La cosa più bella in assoluto? La gioia di tutto il gruppo ai gol».

Ore 17.00 – (Giornale di Vicenza) A Mantova proiettano ormai seconde e terze visioni. Ogni anno da quelle parti sbandierano ambizioni a pioggia come peraltro meriterebbe la piazza eppoi in autunno sono lì ad annaspare dove non gli compete. Che poi sono proprio questi i trappoloni dove si va a pericolar e si rischiano fragorosi ruzzoloni. E guai a farsi suggestionare dalla recente tradizione positiva al Martelli, covo virgiliano violato nell’ultimo biennio in entrambe le volte dal Bassano passato 1-2 nel campionato di Asta e 0-2 nello scorso torneo con Sottili. Mantova è assetato e affamato di punti, l’ambiente sta cominciando a rumoreggiare e un tonfo sabato sera (alle 20.30) avvelenerebbe la notte dei supporter di casa e sarebbe imperdonabile. NUMERI SBILENCHI. Le cifre obiettivamente non incoraggiano l’habitat mantovano: 6 punti dopo 8 puntate sono obiettivamente pochissima cosa rispetto alle premesse e alle promesse di agosto. Oggi sarebbe bagarre playout e non è ciò che si aspettavano in Lombardia. Una sola vittoria tre pareggi e quattro sconfitte sono francamente ruolino miserrimo e allora contro il Bassano inseguono la salvifica sterzata. E anche se la difesa non è affatto un colabrodo (8 gol al passivo. Per capirci, la capolista Sambenedettese ne ha buscati 9), è davanti che i biancorossi stentano: con 5 timbri in cassa non si fa mai gran strada.MARCHI E POI… Nonostante un nocchiero referenziato come Prina, l’artefice della doppia cavalcata dell’Entella dalla C2 alla B, Mantova che lui ha salvato la scorsa stagione da subentrante, non decolla. Eppure l’organico vanta interpreti illustri: in mediana il navigato Raggio Garibaldi, visto in B col Gubbio e l’uomo ovunque Di Santantonio sono pedine di livello per la categoria mentre in prima linea il bomber Marchi è tipaccio d’area di rigore. E in retrovia il centralone Carini è pedina che sa il fatto suo più un cast che annovera tra gli altri lo scafatissimo Tripoli esterno offensivo e come cambio l’eterno Caridi, la bandiera che deve essere in rosa dalla fondazione del club poiché è dai tempi della prima epopea virgiliana del ritorno al professionismo che gioca in quella città. E dunque a nomi il Mantova non se la passa affatto male, poi però il campo è un’altra faccenda. Il modulo in vigore per ora è il 3-5-2 che in passato è stato anche 4-3-3, ma non è detto che Prina non scelga di coprirsi ulteriormente per scansare troppi spifferi maligni.ARBITRO. Intanto a dirigere il duello di sabato sera è stato designato Andrea Capone di Palermo, coadiuvato nella circostanza dagli assistenti Andrea Fusco di Torino e Luca Cassarà di Cuneo. “Mantova deve fare risultato e noi dovremo farci trovare pronti – ci diceva l’altro giorno il portiere Bastianoni – tuttavia il Bassano da alcuni anni a questa parte è sempre stato tra le prime tre perciò non considerateci più un miracolo né una casualità”.

Ore 16.40 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Due gare senza vittorie possono, anzi devono bastare. Dopodomani al Penzo arriva il Teramo (ore 16.30) e il Venezia dovrà solo vincere, dopo aver rallentato con lo 0-1 di Pordenone e il 2-2 casalingo con la Sambenedettese neo capolista. «In classifica siamo tutti lì quindi è necessario ritrovare subito i tre punti per iniziare un filotto di risultati – il programma dell’esterno d’attacco Loris Tortori -. Affronteremo un Teramo che finora ha fatto male (7 punti contro i 15 degli arancioneroverdi, ndr) ma che cercherà in ogni modo di tornare a casa indenne. A noi, non importa come, interessa solo ritrovare tre punti fondamentali per restare sempre in alto». Finora per Tortori 5 presenze, due da titolare con Forlì e Reggiana, tre in corsa con un buon impatto sabato scorso: entrato negli ultimi 30′ al posto di Baldanzeddu l’ex laziale ha portato una verve preziosa per risalire dallo 0-2. «Avevo bisogno di tornare ad essere incisivo perché non stavo sicuramente dando l’apporto che posso dare. Il motivo? Credo sia una questione di conoscenza con i compagni, d’altra parte giochiamo insieme ancora da poco. Poi c’è anche da dire che il Venezia ha una rosa lunga con giocatori tutti importanti, per questo bisogna farsi sentire, dall’inizio o per uno spezzone che sia». Nelle ultime tre annate tra Melfi e Feralpi Tortori ha sommato 24 reti. Il Venezia invece sta ancora aspettando i gol delle punte. «È solo un momento no come purtroppo ne capitano in un campionato, ma i gol arriveranno presto. D’altra parte finora la squadra ha già dimostrato qualità tecniche importanti e la capacità di produrre gioco e occasioni, basta pensare ai quattro legni colpiti con la Sambenedettese. Contro il Teramo conterà partire forte e dimostrare di aver imparato la lezione, perché non va bene prendere gli schiaffi e ritrovarci sotto prima di cambiare marcia». Oggi e domani allenamenti mattutini al Taliercio. Questo pomeriggio (ore 18) al Marciano Pub di Marghera la «Festa del tesseramento» dell’associazione VeneziaUnited con il presidente Joe Tacopina e i giocatori.

Ore 16.20 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) «Ci voleva un’occasione anche per me. Ma sono convinto di poter dare di più, perché finora non ho dato il giusto contributo alla squadra». Felice per la chance avuta sabato scorso contro la Sambenedettese, Loris Tortori riconosce di non aver ancora rivelato pienamente le sue qualità di attaccante. «Posso dare di più, forse prima dovevo farmi conoscere e far vedere le mie qualità. Ma questo è stato un mio limite. L’importante ora è farmi trovare pronto alla prossima occasione», aggiunge l’ex FeralpiSalò. Sabato scorso non è arrivato il gol, ma è indubbio che l’innesto di Tortori nel secondo tempo abbia portato una sferzata a tutto l’attacco arancioneroverde. «Il nostro problema – osserva – è che dobbiamo prendere uno schiaffo per reagire. E’ già accaduto anche in altre occasioni, ma con la Sambenedettese abbiamo davvero rischiato di perderla. Adesso dobbiamo pensare a conquistare i tre punti con il Teramo». Sabato al Penzo (ore 16,30) il Venezia può approfittare della seconda partita casalinga consecutiva per fare bottino pieno, visto che dalle ultime due partite è riuscito a riscuotere un punto soltanto. «Sarebbe molto importante anche per la classifica», aggiunge Tortori pensando al rimescolamento di posizioni, che ora vede proprio la Samb in testa, inseguita da Gubbio, Pordenone e FeralpiSalò a -1 e poi da Venezia, Bassano e Reggiana a -2. «Dobbiamo riportarci davanti», è l’auspicio del numero 11 arancioneroverde che sulle attuali difficoltà di segnare da parte degli attaccanti non ha dubbi: «E’ un momento no, ma passerà di sicuro. La qualità c’è e la vediamo tutti i giorni agli allenamenti. L’importante è continuare a lavorare, essere pazienti e riuscire a creare le occasioni. Poi i gol arriveranno». La squadra continua a lavorare quasi al completo, con i soli Domizzi e Malomo a parte. Oltre ovviamente a Fabiano che dovrà stare fuori per un mese e mezzo. Per sabato la società ha confermato il collegamento da San Giuliano, con una barca in partenza alle 15,15 (costo 3 euro per l’andata e ritorno).

Ore 16.00 – (La Nuova Venezia) Roberto Pinton va in “pensione”, saluta il Venezia e lascia le chiavi dei campi del Taliercio ai suoi successori, Alessandro Fiorotto e Christian De Rossi. Un periodo indimenticabile, a cominciare dal 1996, per il magazziniere del Venezia, che sabato, prima della partita con il Teramo, sarà premiato per la sua fedeltà ai colori arancioneroverdi. Vent’anni con il Venezia: una seconda famiglia? «Si può dire di sì, sono volati via. Mi sono avvicinato al calcio accompagnando mio figlio Matteo agli allenamenti del Mestre, ho conosciuto Giorgio Tolomio, all’epoca magazziniere, poi mi fu chiesto di prendere il suo posto». Da Zamparini a Tacopina. Il rapporto con i presidenti? «Zamparini aveva una linea comune con tutti, trattava tutti allo stesso modo, nel bene e nel male, da amministratori delegati, direttori sportivi o allenatori a me, che ero l’ultimo della catena. A Moena, in ritiro, mi prendeva da parte e mi diceva: “Pinton, trovami il miglior ristorante, che devo portare fuori gli amici”. Un grande personaggio, con un gran fiuto nella scelta degli allenatori: Novellino, Spalletti, Prandelli nel mio periodo. Ricordo con nostalgia Enrico Rigoni, Korablin si è visto poco, difficile anche parlarci per la lingua, Tacopina ha riportato grande entusiasmo e creato una società di categoria superiore». Direttori sportivi, da Beppe Marotta a Giorgio Perinetti. « Il primo era quasi agli inizi della carriera, una persona eccezionale, non si poteva prevedere allora che arrivasse alla a Juve, ma sapevo che sarebbe arrivato molto in alto. Perinetti è straordinario, custodisco la maglia, autografata da tecnici e giocatori, che ha fatto realizzare lo scorso aprile per festeggiare il mio compleanno. Per un anno ha continuato a ripetermi “”Pinton sei la nostra colonna” e io gli rispondevo “Ne servono tre-quattro”. Un altro grande, Andrea Seno, tanti anni insieme, quasi un figlio aggiuntivo». Quale il compito più “ingrato” in questi anni? «La lettera di licenziamento a Gianfranco Bellotto che Marotta mi affidò da consegnare in mano al tecnico. Eravamo a Mogliano». Tanti stranieri, campioni e meteore. «Il sudamericano più grande è stato Recoba, ancora ai tempi di Zamparini. Il “Chino”portava grande allegria al Taliercio, oltre ad avere numeri straordinari. Nanami è stato lo straniero più… silenzioso, ma forse perché non capiva la lingua, mai visto però tanta gente al seguito di un calciatore». Pinton, quanti caffè ha fatto al Taliercio? «Impossibile tenere il conto. Soprattutto nelle due stagioni con Novellino. Durante il giorno di riposo tanti giocatori andavano in discoteca a Jesolo, alla ripresa venivano dentro nella mia stanza a ordinare caffè a raffica, senza sosta. Volevano essere ben svegli quando arrivava Walter». Chi gli teneva testa? «Beppe Iachini. Incredibile. Novellino parlava con i giocatori, arrivava Iachini e cominciava a prendere i compagni uno per uno, a dare le disposizioni di quello che avrebbero dovuto fare. Ho un bellissimo ricordo anche di Ciccio Pedone, grande centrocampista e grande uomo». La venezianità autentica? «Facile rispondere: Mattia Collauto e Paolo Poggi. Credo che Mattia abbia avuto il senso dell’identità della squadra e la maglia scolpita sulla pelle fin da quando era un bimbo e veniva a giocare contro il Mestre. Si teneva stretta la borsa come nessun altro. Paolo è quasi nato al Penzo, entrambi hanno lottato e sofferto negli anni dei fallimenti. Esperienze che ti segnano perché ti accorgi che in poco tempo hai perso tutto quello che hai costruito e non sai se si ripartirà. Per fortuna al Venezia è sempre accaduto». Una persona alla quale si sente maggiormente legato? «Al dottor Michelangelo Beggio, una persona seria e sempre disponibile». E con l’arbitro Collina? «L’unico arbitro che mi abbia espulso. Cominciai a discutere con alcuni dirigenti del Napoli, in serie B al Penzo, mi mandò negli spogliatoi». Come è cresciuto il Taliercio in questi anni? «Adesso è un centro sportivo vero e proprio, alla sera non so quanti ragazzi sono sparpagliati tra i vari campi. Ci sono stati anche i periodi bui: erba secca, acqua gelata, impianto di irrigazione che saltava e l’acqua arrivava dentro al corridoio. Ricordo con piacere l’estate in cui Poggi, Collauto e altri hanno ridipinto l’edificio». Pinton cuore milanista? «Sì, è vero, e mai avrei pensato di veder arrivare Pippo Inzaghi nello stanzone del Taliercio. Un professionista esemplare, un perfezionista». Buon vento, Pinton. E come un soffio sono trascorsi questi vent’anni al Venezia.

Ore 15.40 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Pochi gol fatti, solo 4 e tutti in trasferta; 13 reti subite e una classifica deficitaria; una squadra in difficoltà con Franco Lerda che, come spesso accade nel calcio, è stato esonerato e sostituito da Pierpaolo Bisoli. Quella del Vicenza è finora una stagione tutta in salita, in cui anche la lunga serie di infortuni ha il suo peso. Già in ritiro il gruppo ha dovuto fare a meno di Stefano Giacomelli, operato ai legamenti della caviglia destra dopo aver stretto i denti nel finale dello scorso campionato per dare il suo contributo alla permanenza in B. Tempi di recupero stimati in tre mesi: la settimana prossima il numero 10 del Vicenza dovrebbe tornare a disposizione. Iniziato il ritiro la squadra perde subito il difensore Daniel Adejo a causa di uno stiramento al legamento crociato del ginocchio sinistro. Il difensore di origini nigeriane salta tutta la preparazione e rientra solo alla terza di campionato contro il Bari al Menti. Peggio è andata al giovane Petar ZIvkov, che dopo tre giorni di ritiro si procura uno strappo muscolare che lo costringe a due mesi di stop; il difensore austriaco ha giocato la prima di stagione domenica scorsa contro il Cesena e,complice l’infortunio di D’Elia, si candida alla conferma anche sabato a Pisa. La lista degli infortuni è purtroppo ancora lunga: oltre a D’Elia, fermato a luglio da un problema muscolare al retto, e di nuovo dopo aver giocato solo la partita contro il Bari per un problema al polpaccio, anche Zaccardo è ai box per un’elongazione muscolare subita durante il match contro l’Avellino. Insomma, un quadro generale sfortunato in cui probabilmente sono stati commessi errori di valutazione nel piano della preparazione atletica impostato in estate, con conseguenze tanto negative quanto evidenti

Ore 15.20 – (Giornale di Vicenza) Caro Vicenza, ma quanto mi costi! Deve essere il pensiero ricorrente all’interno di Vi.Fin, la finanziaria che controlla il Vicenza Calcio. Alle porte c’è una nuova scadenza relativa al pagamento di stipendi e contributi dei mesi di luglio e agosto, non solo per i dipendenti sportivi: entro la mezzanotte del 17 ottobre occorre versare circa un milione e 300 mila euro, e una cifra simile bisognerà tirarla fuori il 16 dicembre per la prossima scadenza, relativa ai mesi di settembre e ottobre. Soldi che il Vicenza, guidato da Alfredo Pastorelli, vice di Vi.Fin, non può che chiedere alla proprietà, cioè a Vi.Fin, presieduta da Marco Franchetto, a sua volta vice della società calcistica. “L’assemblea ha deciso di accogliere la richieste del Vicenza – ha spiegato alla fine Franchetto – e dunque di predisporre quanto serve per adempiere al pagamento. Teniamo presente che ad oggi Vi.Fin ha immesso, come denaro fresco, circa 7 milioni di euro nel Vicenza Calcio. Lo dico – sottolinea – per far capire meglio quanto sia oneroso l’impegno che stiamo portando avanti”. Nella stessa assemblea di ieri è stato fatto presente che Vi.Fin dovrà affrontare altri pagamenti tra la fine di ottobre e novembre. “Dobbiamo versare – chiarisce Franchetto – la prima rata del debito ristrutturato con l’Agenzia delle Entrate pari a circa 580 mila euro e poi ci sono i 40 mila euro da dare al Comune come rata d’affitto dello stadio”. Insomma un esborso continuo. “Se in altre occasioni avevo detto che era opportuno – continua il presidente di Vi.Fin – ora dico che diventa ‘imperativo’ allargare la base sociale della nostra finanziaria nei prossimi mesi, perché l’impegno economico per sostenere il Vicenza comincia a diventare molto pesante”. Messaggio chiaro quello di Marco Franchetto. L’assemblea ha anche deliberato all’unanimità di nominare in consiglio d’amministrazione del Vicenza Simone Dalla Vecchia, figlio di Stelvio, socio di Vi.Fin.

Ore 15.10 – (Giornale di Vicenza) Non è proprio tempo di brindare, ma se il “cin cin” è Roby Baggio a chiamarlo… Il divin Codino non era presente ma ha voluto essere al fianco del Vicenza nell’evento organizzato ieri pomeriggio a Villa Michelangelo di Arcugnano. Baggio ha donato la bottiglia del brindisi finale ma soprattutto ha inviato un messaggio che il portiere Francesco Benussi si è incaricato di leggere. “Nessuno è più patetico di chi sta sempre a lamentarsi! – ha scritto dietro ad una maglia biancorossa consegnata all’amico Andrea Berengo di Nordor, che ha organizzato l’appuntamento – L’umiltá conduce alla felicità! Buona fortuna e forza Lane!”. Firmato Roberto Baggio. Il Vicenza si è ritrovato a Villa Michelangelo per un evento rivolto soprattutto agli sponsor che hanno deciso di accompagnare la squadra biancorossa in questa stagione. Alla serata hanno partecipato l’allenatore Pierpaolo Bisoli, il suo staff e i giocatori. Prima del brindisi si sono susseguiti gli interventi del presidente Alfredo Pastorelli, di Andrea Gazzoli e dell’assessore comunale alla formazione Umberto Nicolai. Poi ha preso la parola il capitano Stefano Giacomelli, che sta lavorando per tornare al più presto in campo dopo lo stop per l’intervento alla caviglia. «Andiamo a Pisa per vincere, siamo convinti delle nostre qualità» ha detto l’attaccante. Bisoli, molto sorridente, ha dichiarato: «Battere il mio Vicenza sarà difficile per gli altri. Sono venuto perché sapevo di trovare una squadra con dei valori. A dicembre il Vicenza sarà dove merita». Il tecnico, che sabato affronterà la sua seconda partita sulla panchina biancorossa, ha aggiunto: «Prima di arrivare ero più preoccupato per i gol presi. Abbiamo iniziato senza subire col Cesena e presto sistemeremo anche la fase realizzativa».

Ore 15.00 – (Giornale di Vicenza) Pierpaolo Bisoli traccia la rotta verso Pisa. Incamerato il primo punto contro il Cesena, il nuovo tecnico biancorosso sta preparando la sua prima trasferta ripartendo da quanto lo ha convinto o non lo ha convinto nel debutto del Menti. ROMBO CONFERMATO. Il modulo, intanto, ha superato l’esame: anche a Pisa, in base a quanto si sta vedendo negli allenamenti al Morosini, il Vicenza si presenterà con il rombo a centrocampo. Il 4-3-1-2 domenica scorsa ha assicurato discreta compattezza (con il bonus non trascurabile di tre paratissime di Benussi), ma si è inceppato dalla trequarti in su, con l’attacco che ha costruito poco, e quel poco lo ha sprecato malamente. GLI SPOSTATI. Non stupisce, allora, che proprio dalla trequarti in su Bisoli stia valutando alcune alternative. Nelle prove di ieri pomeriggio si sono notate alcune inversioni di ruolo significative: Fabinho ha fatto un passo indietro, dalla linea degli attaccanti alla posizione di trequartista; il percorso inverso lo ha compiuto Galano, provato da attaccante; due i passi indietro per Vita, mezzala in alternativa a Signori o Siega anziché punta; due passi avanti infine per Bellomo, che da perno arretrato del centrocampo ne è diventato il riferimento avanzato, trequartista alternativo a Fabinho. I RIENTRI. Bisoli, peraltro, potrà presto ampliare la sua gamma di soluzioni. L’infermeria biancorossa si sta infatti progressivamente svuotando: ieri al campo si è vista la rosa al gran completo, con l’unica eccezione di H’Maidat, ancora in rientro dalla Nazionale marocchina. L’altro nazionale, Raicevic, in campo per pochi minuti domenica con il suo Montenegro ma in panchina l’altra sera in Danimarca, si è limitato alla corsa e agli esercizi personalizzati, al pari di Rizzo, che dunque non può ancora dirsi pienamente recuperato. Più avanti nel percorso di rientro Giacomelli, ormai in gruppo a tutti gli effetti, così come Zaccardo, Fontanini e D’Elia, anche se il terzino campano ieri ha interrotto la partitella qualche minuto prima dei compagni. Difficile immaginare che qualcuno tra loro possa essere subito rischiato da titolare a Pisa, ma è probabile che quasi tutti siano convocati e portati in panchina. Quanto all’undici iniziale da contrapporre alla squadra di Gattuso, si profila una probabile conferma in blocco della difesa e del centrocampo, con il ballottaggio tra Bellomo e Fabinho per il ruolo di trequartista e quello tra Cernigoi, Di Piazza e Raicevic come partner di Galano in attacco. Proprio Bellomo e Cernigoi ieri hanno segnato i gol della vittoria per 2-0 dei titolari contro le riserve. SEGNARE O POMPARE. Prosegue anche il trattamento da “sergente maggiore” di Bisoli nei confronti dei giocatori. Anche ieri, quando sono state provate le azioni d’attacco, se la manovra non si coronava con il gol tutta la squadra doveva sorbirsi cinque flessioni sulle braccia («Buttiamola dentro, ragazzi: se sbagliate, pompate!»). Avanti di questo passo bicipiti e pettorali, alla volta di sabato, saranno senz’altro allenati. Speriamo ne benefici anche la concretezza sottorete.

Ore 14.30 – (Gazzettino) Baci perugini indigesti nella stagione 2014-15 per il Cittadella. La formazione umbria, avversaria dei granata sabato al “Curi”, vinse all’andata per 3-1 e replicò con un 2-0 al Tombolato nell’ultima giornata di campionato decretando la matematica retrocessione in Lega Pro della squadra allenata da Foscarini. In quella partita l’unico giocatore dell’attuale rosa in campo è stato Filippo Lora, in quanto Scaglia, Paolucci e Schenetti erano infortunati. «Quel giorno – ricorda l’ex Primavera del Milan- è caduta l’ultima speranza di salvezza dopo la vittoria che avevamo ottenuto a Catania. La retrocessione è stata una grossa delusione per tutti in una annata che è stata particolare». Una pagina girata in fretta con una ripartenza convinta e vincente nello scorso campionato. «Acqua passata. Adesso pensiamo solo alla prossima partita con un motivo in più per fare bene». Precedenti sfavorevoli ne sono già stati ribaltati quest’anno, in primis a Bari dopo cinque sconfitte e un pari. Lora è pronto, dopo un momentaneo dolore alla schiena, a dare il suo contributo: «Sono in gruppo da venerdì scorso pienamente recuperato e con la grinta di sempre». Il Perugia sta attraversando un buon momento con l’ex Di Carmine in gran spolvero, ma il Cittadella è convinto nei propri mezzi. «Troveremo un avversario preparato e forte con tanto entusiasmo dopo gli ultimi risultati, noi dobbiamo affrontarlo con l’atteggiamento abituale, cercando i tre punti». La sconfitta con il Frosinone è stata determinata da episodi e errori individuali perchè la prestazione della squadra c’è stata. «Cercheremo di reagire di nuovo, come dopo il ko con il Brescia. Stiamo lavorando per eliminare errori individuali e collettivi, sappiamo che c’è ancora tanto da fare». Intanto la squadra continua gli allenamenti. Pascali sta facendo terapie dopo lo stiramento al retto femorale destro rimediato con il Frosinone, a disposizione di Venturato tutto il resto del gruppo. Ultimi giorni, infine, per l’adesione alla “Festa del Tifoso Granata” di martedì prossimo alle 20 in Villa Rina.

Ore 14.20 – (Gazzettino) Visita particolare in un campo di gioco diversi dal Tombolato, dove le partite sono quelle contro le malattie, ieri mattina per il Cittadella. Accompagnata dal direttore generale Stefano Marchetti e dall’allenatore Roberto Venturato, i granato hanno visitato il reparto della divisione di pediatria dell’ospedale di Cittadella dell’Ulss 15. Ad attendere la squadra in vetta alla serie B, il commissario direttore generale Domenico Scibetta e il direttore sanitario Natalino Simioni, ai quali sono statate donate due maglie autografate, poi il direttore dei servizi sociali Chiara Azzalin, il direttore amministrativo Maurizio Zanon, personale medico, infermieristico e dei servizi. Assente perchè ad un convegno, ma vicina con lo spirito, la dirigente della pediatria Giovanna Policicchio. Un reparto in piena attività anche perchè tra le poche pediatrie ad accogliere anche i giovanissimi pazienti della chirurgia. Gagliardetti e saluti nella massima discrezione ed inviti allo stadio come quello fatto alla tredicenne Silvia che ha rivelato: «Non seguo molto il clcio, pratico le arti marziali». «Importante il rapporto con il territorio e portare un po’ di sollievo a chi soffre», hanno detto l’allenatore e il capitan Manuel Iori.

Ore 14.00 – (Mattino di Padova) Il bambino che mostra la lingua a tutti quelli che entrano. Il neonato che tende la manina a Simone Pasa, come a volerlo salutare. La mamma che riceve il gagliardetto della società, portato in omaggio, e poi chiede gentile: «Non è che me lo potete firmare tutti?». Istantanee di una mattinata diversa. Diversa per loro, i giocatori e i tecnici granata, presenti al completo e pronti a visitare tutte le stanze, posando poi per le foto di rito. E diversa per i piccoli pazienti del reparto di Pediatria dell’ospedale di Cittadella, bambini con patologie stagionali o che sono in procinto di sottoporsi ad interventi chirurgici, incontrati da ospiti speciali. L’iniziativa della Lega B «Un giorno per la nostra città» è stata accolta, come sempre, con entusiasmo e partecipazione da parte del Cittadella. «Grazie per questo gesto di sensibilità: questi sono luoghi di sofferenza, la vostra presenza vuol dire molto». Il commissario dell’Ulss 15 Domenico Scibetta ha accolto così capitan Iori e compagni, ieri mattina, ricevendo in omaggio la maglia di Chiaretti («Ah, sei trequartista pure tu? È il ruolo che avevo anch’io quando giocavo molti anni fa… in spiaggia»). Simpatico il siparietto tra lo stesso Scibetta e la caposala Pierina Ramina: «Ma non abbiamo un pallone con noi?». «Direttore, abbiamo tanti giochi, ma i palloni li abbiamo tolti per non dover cambiare troppo spesso i vetri alle finestre». Chiaramente, i più coinvolti nell’esperienza sono i giocatori già diventati papà. È il caso di Andrea Paolucci: «Essere qui ci tocca dentro. Mia figlia Calliope, che ha due anni, è nata in quest’ospedale, e posso dire che conosco bene le persone che ci lavorano: sono tutte preparatissime». C’è poca voglia di parlare di calcio in senso stretto. A chi gli chiede dello stop con il Frosinone, il centrocampista abruzzese risponde pronto: «La sconfitta l’abbiamo archiviata, ora pensiamo alla prossima partita, sabato a Perugia». Anche Manuel Iori ha visto suo figlio Gabriele nascere nell’ospedale della città murata. «Essere qui fa bene ai piccoli e fa bene anche a noi», afferma il capitano. «Abbiamo incontrato bambini un po’ meno fortunati dei nostri che abbiamo a casa, e abbiamo cercato di portare loro un po’ dell’allegria che in questo momento non hanno». «Speriamo di aver aiutato i bambini portando loro un sorriso, perché anche il sorriso può aiutare a guarire», aggiunge il tecnico Roberto Venturato. «Una giornata così vale più di dieci allenamenti per il gruppo», conferma il d.g. Stefano Marchetti. «Usciamo da questa esperienza più forti, più ricchi dentro. Ripenso sempre ad Angelo Gabrielli, in ore come questa, perché lui ha trasmesso a tutti noi, che l’abbiamo conosciuto, dei valori importanti, facendoci capire quanto conta essere presenti in occasioni del genere». Nel pomeriggio l’allenamento al Tombolato: fuori dal gruppo gli infortunati Pascali, Caccin e Fasolo.

Ore 13.40 – La trattativa fra il Padova e Mario Petrone è entrata nel vivo: il club biancoscudato prova a chiudere per l’allenatore campano, sotto contratto con l’Ascoli. 

Ore 13.20 – Qui Guizza: termina solo ora il colloquio.

Ore 12.50 – Qui Guizza: in corso un colloquio a bordo campo tra Zamuner e Brevi.

Ore 12.45 – Qui Guizza: termina l’allenamento.

Ore 12.20 – Qui Guizza: partitella finale.

Ore 12.00 – Qui Guizza: esercizi per il possesso palla.

Ore 11.40 – Qui Guizza: squadra divisa in due gruppi per mini-partitelle.

Ore 11.20 – Qui Guizza: lavoro atletico. Assente Dettori.

Ore 11.00 – Qui Guizza: inizia l’allenamento, a guidarlo Oscar Brevi che parla con la squadra.

Ore 10.50 – (Gazzettino) Ovviamente non è mancata qualche telefonata ai possibili sostituti in panchina per sondare il terreno, in maniera più o meno approfondita. Dei candidati in ballottaggio con Brevi la scorsa estate Mario Petrone sembra godere di maggiori possibilità rispetto a Roberto D’Aversa. Napoletano classe ’73, è vincolato fino a giugno 2017 con l’Ascoli con cui ha conquistato nella stagione 2014-15 la promozione in B dopo la penalizzazione per illecito del Teramo. In precedenza ha vinto i campionati di C2 con San Marino e Bassano. Tra gli ostacoli da superare, come qualche mese fa, la richiesta di un contratto che vada oltre giugno. Da escludere l’ipotesi di un ritorno di Pillon, la lista dei possibili allenatori biancoscudati contiene più di qualche nome, da Gianluca Atzori a Cristiano Scazzola, passando per Vincenzo Torrente, ma questi profili non sembrano scaldare gli animi della società, alla ricerca di un tecnico in grado di fornire soprattutto una scossa temperamentale alla squadra, apparsa carente in termini di personalità, a dispetto dell’esperienza di gran parte dei suoi elementi. Al tempo stesso si punta a una persona che possa immediatamente creare un buon feeling con i tifosi e portare un minimo di entusiasmo nella piazza che sin da luglio si è sempre mostrata fredda e scettica sulla figura di Brevi. In tale ottica non vanno dunque tralasciate le piste che portano a Michele Serena, rimasto nel cuore dei sostenitori biancoscudati nonostante la retrocessione in Lega Pro nella drammatica stagione 2013-14, o a Carlo Sabatini, anche in questo caso un clamoroso ritorno dopo che a Como, entrando a stagione in corso, ha ripetuto l’exploit della promozione in B del 2009.

Ore 10.40 – (Gazzettino) Oscar Brevi è sempre più in bilico. Oggi alle 11 il tecnico dirigerà l’allenamento, ma l’ipotesi di un suo esonero, con il passare delle ore, prevale nettamente sulla possibilità di rivederlo in sella al Padova. La società, al termine di un un lungo mercoledì fatto di incontri, telefonate, confronti e convocazioni, si è presa ancora qualche ora prima di assumere una posizione definitiva, ma pur non escludendo totalmente l’ipotesi di un ultimo appello lunedì sera nel posticipo all’Euganeo con la Reggiana, l’impressione è che questo lasso di tempo serva soprattutto per la scelta del sostituto. Il ko di martedì a San Benedetto del Tronto, al termine di una prova da dimenticare, ha cancellato i timidi segnali di ripresa evidenziati nella precedente partita a Teramo, così come il deludente 0-0 casalingo con il Mantova aveva riportato sulla terra chi pensava, dopo il successo a Gubbio, a un Padova pronto per il salto di qualità. E proprio per comprendere le cause di una situazione tutt’altro che felice, il direttore generale Giorgio Zamuner, che martedì era rientrato in auto in città dalle Marche insieme al presidente Bergamin per un approfondito scambio di opinioni, ieri ha voluto convocare in sede tutt’insieme i giocatori biancoscudati più esperti per valutare capire se esiste una via di uscita. Analogamente il diggì ha avuto ulteriori confronti in mattinata con lo stesso Brevi sempre nell’ottica di valutare i possibili rimedi, siano essi legati a cambi di modulo o interpreti, oltre naturalmente che nell’atteggiamento. Nel tardo pomeriggio un ulteriore incontro all’Euganeo con il presidente Bergamin che a sua volta si è tenuto in contatto con i soci e con l’amministratore delegato Roberto Bonetto attualmente in Indonesia per motivi di lavoro.

Ore 10.30 – (Gazzettino) Così sull’inizio stagione del Padova: «Non analizzo una partita, ma l’insieme delle gare che abbiamo disputato e non c’è soddisfazione sia per la mancata crescita che ci si aspettava dopo tre o quattro mesi di lavoro. È una cosa oggettiva su cui non ci nascondiamo e significa che c’è qualcosa che non funziona». E dunque? «È facile dire mandiamo via l’allenatore e risolviamo il problema, ma poi non è detto sia così perché le componenti in gioco possono essere tante, compreso il tecnico che avrà le sue responsabilità, come i giocatori, i preparatori, senza dimenticare un discorso mentale. Un allenatore che arrivasse dovrebbe poi dare un certo tipo di garanzie sul poter risolvere il problema». Poi il presidente torna sull’ultima sconfitta. «Non mi aspettavo una prestazione come quella di San Benedetto da una squadra che nella gara prima dava un po’ di fiducia. Di certo non vorrei che si ripetessero simili situazioni, ma siamo noi a dovere creare i presupposti perché non avvengano». E il semplice porsi il problema di un cambio di allenatore dopo appena otto giornate è motivo di grande delusione. «L’amarezza c’è, ma anche la voglia di interrompere questo trend. Se ci piangiamo addosso la finiamo qui, ma non si risolvono i problemi. Più che voltarsi indietro bisogna guardare avanti e cercare di fare meglio di quanto fatto finora». E questo Padova può fare tanto meglio. «Se ora si dice che non abbiamo costruito una buona squadra o che il direttore ha sbagliato le scelte sui giocatori io non sono d’accordo perché, presi singolarmente, abbiamo elementi di qualità. Poi, per fare squadra, bisogna metterli assieme e farli muovere in campo in un certo modo con un certo carattere e una certa personalità che in questo momento non ci sono».

Ore 10.20 – (Gazzettino) «Prima di prendere una decisione bisogna avere chiara la situazione ed essere sicuri che la scelta fatta vada nella direzione giusta». Giuseppe Bergamin esce dalla sede del Padova poco prima dell’ora di cena, al termine di un nuovo scambio di opinioni con il diggì Zamuner con cui aveva già fatto un primo punto della situazione il giorno prima sulla strada del ritorno da San Benedetto del Tronto. «Con lui – racconta il presidente – in macchina ce la siamo raccontata, stamane (ieri, ndr) ho ragionato con me stesso, adesso abbiamo fatto le nostre riflessioni e ho espresso il mio punto di vista senza la presunzione di essere quello che risolve il problema. Quello che è certo vorrei vedere qualcosa di diverso rispetto a martedì». Quando verrà presa una decisione su Brevi? «L’emotività ti porterebbe a volere fare velocemente e invece in queste situazioni bisogna ragionare, convinti di quello che si fa per cui un tempo di 24 o 48 ore ce lo si deve prendere. Domani (oggi, ndr) ci sarà ancora modo di analizzare alcune situazioni perché noi non squalifichiamo una persona se non lo merita; si valuta il lavoro che fa e riteniamo l’abbia svolto in maniera giusta e corretta. Se poi i risultati o le prove non corrispondono alle aspettative ci sarà anche da parte sua una presa di coscienza perchè direttore e allenatore sono persone di buon senso». Poi aggiunge: «Prendere atto di una situazione difficile è cosa logica, un po’ più difficile è capire quanto grave sia e immaginare quale siano le soluzioni, tutte cose da non prendere alla leggera perché qualunque soluzione comporta una responsabilità».

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) L’incontro con i “senatori”. Cos’è successo? Semplicemente che, prima di prendere la decisione definitiva sul conto dell’allenatore, Bergamin e Bonetto hanno chiesto di sentire i principali responsabili del momento-no, e Zamuner ha avuto colloqui riservati alla Guizza con gli elementi più “esperti” della rosa, da Emerson ad Altinier, da Bindi a Neto Pereira, da Madonna a Favalli, da Dettori ad Alfageme. «Voglio capire anch’io se, confrontandomi con i singoli, c’è qualcosa che non va, nel rapporto con il mister», l’altra frase scucita al direttore generale, il quale per sua stessa ammissione, si è detto «preoccupato nel vedere che, se qualche spiraglio c’era stato sabato con il Teramo, con la Samb siamo tornati indietro di brutto». Carta bianca a Bergamin. La palla passa al numero uno del Padova, e oggi Bergamin, su indicazione di Zamuner, al quale spetta il compito di indicare il successore di Brevi, incontrerà il nuovo mister, prima di annunciarne il nome. «Ribadisco di avere estrema fiducia nel d.g.», ha chiarito ieri sera dopo il summit, «ma è anche vero che, se cambieremo, non potremo sbagliare ancora». Parole chiare, che non hanno bisogno di commento. Da Petrone a Serena. I nomi dei papabili alla panchina biancoscudati sono già quelli circolati la scorsa estate, quando dal mazzo si estrasse la carta Brevi. Dunque Mario Petrone, la cui richiesta però fu giudicata proibitiva (chiedeva un triennale, difficile che si accontenti di soli 8 mesi, sino a giugno), Roberto D’Aversa, ex Lanciano (un altro che costa molto), Cristiano Scazzola, l’anno passato esonerato dalla Pro Vercelli che chiamò al suo posto Claudio Foscarini, salvandosi all’ultima giornata in B, e Vincenzo Torrente, esonerato a febbraio dalla Salernitana, sempre tra i cadetti. Ma sullo sfondo c’è pure la figura di quel Michele Serena che due anni e mezzo fa, subentrato a Bortolo Mutti dopo la brevissima esperienza di Dario Marcolin, non riuscì a salvare i biancoscudati dalla retrocessione, pur avendo lottato sino alle ultime giornate e nonostante gli immensi problemi creati dalla gestione di Diego Penocchio. Il tecnico veneziano, come Pillon nell’ultimo torneo, potrebbe fare al caso: conosce bene la piazza, insegue una rivincita, ha un debito morale con la tifoseria, che l’ha sempre considerato positivamente. E non è detto che, se sarà lui, non si arrivi a cambiare modulo. Il 3-5-2 non piace proprio a nessuno.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Oscar Brevi ha le ore contate. La sua esperienza al Padova si chiuderà probabilmente in giornata, quando da viale Nereo Rocco dovrebbe arrivare la comunicazione del suo esonero. Il colpo di grazia al tecnico milanese lo ha dato la squadra, con la disastrosa prestazione nella partita di recupero contro la Sambenedettese (ora capolista), andata in scena martedì al “Riviera delle Palme” della città marchigiana. «È stato peggio che con il Mantova…», le parole strappate a forza al direttore generale biancoscudato Giorgio Zamuner, che ha vissuto ieri una giornata intensa, fra telefonate e incontri con i giocatori, prima di chiudersi, intorno alle 18, nell’ufficio del presidente, nella sede della società, all’Euganeo, e valutare il da farsi. La sensazione, anzi si può parlare ormai di certezza, è che l’avventura di Brevi sia giunta al capolinea. L’altalenanza di prestazioni del suo Padova, la mancanza di personalità in campo, il fatto, in sostanza, di non essere una squadra nel senso compiuto del termine sono le lacune evidenziate nelle prime otto giornate, e che inducono adesso la proprietà a cambiare rotta. Proprio come un anno fa, quando Carmine Parlato, dopo un positivo avvio (8 punti nelle prime 4 giornate), venne rilevato da Bepi Pillon, il quale poi chiuse il campionato al quinto posto. Il viaggio di ritorno insieme. In sala-stampa, a San Benedetto del Tronto, il patron, visibilmente scosso e attaccato al telefono (presumibilmente con l’a.d. e socio storico Roberto Bonetto, in Indonesia per impegni di lavoro), non ha voluto parlare, lasciando allo stesso Zamuner il compito di fare il punto della situazione. Poi i due sono saliti sull’auto del d.g. e hanno compiuto il viaggio di ritorno insieme, sviscerando a fondo i problemi e le situazioni negative emersi da fine agosto ad oggi. Lungo il tragitto si è parlato anche dei candidati alla successione di Brevi, ma soprattutto dei giocatori. Un’approfondita disamina su tutti, a cui ieri è stato dato un seguito diretto.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) I modesti pareggi ottenuti quest’anno contro Albinoleffe, Maceratese, Teramo e Mantova fanno decisamente rumore, per non parlare dell’inaspettata sconfitta di Fano: finora i granata dell’Alma Juventus hanno raccolto la miseria di 5 punti e realizzato 5 gol, e di questi ben tre, in entrambi i casi, proprio contro il Padova. A digiuno. Se la difesa biancoscudata al momento è in linea con le prime squadre della categoria (e prima del match di San Benedetto era addirittura la migliore del girone al pari di Venezia e Reggiana), è la cronica mancanza di gol a scavare il solco tra le prime della classe e la squadra di Brevi. Nelle ultime tre uscite la casella delle reti realizzate è rimasta desolatamente vuota, avvicinando l’attacco di quest’anno ai ben poco invidiabili record negativi degli ultimi anni, di cui si sono “fregiate” le gestioni di Colomba e Marcolin. Il Padova non va in rete da 292’, ovvero dal gol di Cappelletti siglato all’89’ a Gubbio: altri 60 secondi di astinenza e raggiungerà il Padova di Franco Colomba, che quattro stagioni fa rimase all’asciutto per 293’, ovvero dal gol di Cutolo a Verona (segnato alla 29ª giornata), fino all’esonero dopo lo 0-3 a Bari alla 32ª. In vetta a questa ben poco invidiabile classifica virtuale, però, negli ultimi anni primeggia ancora la gestione Marcolin, che nello sciagurato inizio di stagione di tre anni fa segnò il suo primo gol, grazie a Pasquato, solo alla 4ª giornata: ben 309 minuti di attesa, contando anche i 26’ giocati a Carpi nel secondo turno prima del famoso black out che costrinse l’arbitro ad interrompere la gara.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) «Non siamo in linea con le aspettative». Le parole del direttore generale Giorgio Zamuner, pronunciate nell’immediato dopo-gara di San Benedetto del Tronto, testimoniano la delusione della società, che corre su binari paralleli a quelli della tifoseria. I numeri di quest’inizio di campionato del Padova parlano chiaro, e certificano la crisi di gioco della squadra di Oscar Brevi. Un tecnico che avrà pure dovuto fare i conti con qualche assenza di troppo – prima Filipe, poi De Risio e Neto Pereira – ma che non è ancora riuscito a dare un’identità chiara al gruppo: nelle ultime cinque giornate i biancoscudati hanno raccolto gli stessi punti (6) di Maceratese e Teramo, che lotteranno presumibilmente per la salvezza, e addirittura due in meno dell’Ancona, che naviga in una pesante crisi economica e societaria. Persi per strada. Dieci punti in otto giornate sono un bottino tutt’altro che lusinghiero, per una squadra che dichiaratamente, la scorsa estate, doveva puntare a migliorare il quinto posto della passata stagione. E se le premesse sono queste, non c’è di che stare allegri: in questo arco di tempo Brevi ha raccolto due punti in meno di quelli che aveva accumulato Parlato dodici mesi fa. Con un’aggravante non da poco: quel Padova, appena promosso dalla Serie D, nelle prime otto gare aveva portato a casa due pareggi da Reggio Emilia e Salò, campi difficilissimi, e vinto tre delle quattro partite casalinghe.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) In attesa di capire se la (seconda) notte avrà portato consiglio alla dirigenza, i giocatori del Padova sono attesi alla Guizza, questa mattina alle 11, per la ripresa della preparazione in vista del difficilissimo impegno con la Reggiana di lunedì 17, in programma alle ore 20.45 all’Euganeo e con la ripresa delle telecamere di Rai Sport 1. Ci sarà ancora Brevi a dirigere la seduta, dopo il (tormentato) giorno di riposo concesso alla squadra? È possibile, in attesa di comunicazioni dalla sede, ma è altrettanto possibile che sia Andrea Bergamo, il vice, a guidare il gruppo, specie se dovesse essere annunciato il nome del nuovo mister. Intanto, la partita con la capolista non ha avuto conseguenze a livello disciplinare: solo Madonna ha raggiunto la seconda ammonizione.

Ore 09.10 – (Corriere del Veneto) Zamuner è combattuto. Da un lato vorrebbe salvare Brevi, dall’altro è pressato da tutte le altre componenti della società, la cui pazienza si è esaurita dopo la scadente prestazione a San Benedetto del Tronto. In tre mesi l’allenatore milanese non ha saputo dare un gioco, un’identità e uno spirito combattivo alla squadra. Ieri Zamuner ha tenuto a rapporto una decina di giocatori per sondare gli umori dello spogliatoio. Fra i «convocati» per un colloquio privato ci sono sicuramente Emerson, Altinier, Neto Pereira, Madonna, Favalli e Dettori. Zamuner ha voluto capire l’aria che tira nello spogliatoio attorno alla figura dell’attuale allenatore. Difficile capire cosa ne sia emerso e la reale efficacia di questa operazione, anche perché ben difficilmente in questi casi i giocatori si espongono contro la guida tecnica fino a quando non hanno la certezza dell’allontanamento. In definitiva, Zamuner è a un bivio. La proprietà gli ha fatto trapelare chiaramente la propria insoddisfazione, confermandogli allo stesso tempo la fiducia. Zamuner, dal canto suo, si è assunto la responsabilità della scelta di Brevi e si sente quantomeno corresponsabile di quanto sta accadendo. La classifica deficitaria della squadra, appena 10 punti nelle prime otto giornate nonostante un calendario più che favorevole, sembra già una sentenza.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) La giornata più difficile di Giorgio Zamuner da quando ha assunto il ruolo di direttore generale del Padova è andata in scena fra tanti silenzi, qualche soffiata e mille tentennamenti. La posizione di Oscar Brevi rimane a forte rischio, ma a ieri sera non era ancora stata presa una decisione definitiva. Probabilmente anche per l’assenza di Roberto Bonetto, che dovrebbe tornare in Italia domani dal viaggio di lavoro in Indonesia. La certezza è che sono stati contattati almeno quattro allenatori: il quinto, Gianluca Atzori, era stato proposto ma è stato scartato. I nomi sono quelli di Mario Petrone, Roberto D’Aversa, Vincenzo Torrente e Cristiano Scazzola. Il profilo che intriga di più e che piace sia a Giuseppe Bergamin che alla famiglia Bonetto è quello di Mario Petrone, reduce dalle promozioni con Santarcangelo e Bassano e da quella ad Ascoli tramite ripescaggio dopo i playoff persi nei minuti di recupero. Ma Petrone, attualmente sotto contratto con l’Ascoli, è anche quello che ha fatto le richieste più importanti, anche dal punto di vista tecnico. D’Aversa piace, Scazzola ha all’attivo una promozione con la Pro Vercelli, Torrente è reduce da qualche esperienza negativa ma intriga. E Brevi? Oggi dovrebbe guidare l’allenamento ma resta in bilico e al momento è davvero complicato capire se la svolta sarà immediata o se si andrà a dopo la partita con la Reggiana.

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Ore 08.30 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Box Uomo, Studio Pignatelli Netstore, Birra Antoniana, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

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