Santarcangelo-Padova, l’analisi del “Mattino di Padova”

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Due partite, due vittorie. E dopo il buio, la luce. Il cielo si colora d’azzurro sopra il Padova, scacciando forse definitivamente i fantasmi di una crisi esplosa con la brutta sconfitta di San Benedetto del Tronto, dopo la quale la posizione dell’allenatore Oscar Brevi si era fatta difficile, con l’ombra dell’esonero ad aleggiargli sulla testa. In 11 giorni lo scenario è completamente mutato, come un camaleonte che cambia pelle rapidamente ed ecco finalmente sotto gli occhi di tutti una squadra vera, che gioca, lotta e soffre (anche troppo), ma soprattutto che segna. La conseguenza è il balzo in avanti in classifica, in una posizione interessante. Quarto successo in 10 giornate, il secondo in trasferta (dopo quello di Gubbio), contro un Santarcangelo che sin qui non aveva mai perso davanti ai propri tifosi. E questo è l’aspetto positivo. Lasciano ancora perplessi, invece, i “difetti”: innanzitutto la tenuta alla distanza, visto che dopo un tempo e mezzo la squadra è sensibilmente calata sul piano fisico, e poi una tendenza ad abbassarsi troppo quando l’avversario, magari ringalluzzito come in questo caso da una rete fortunosa, spinge a tutto gas per recuperare, esponendosi però alle ripartenze altrui, che avrebbero dovuto e potuto essere finalizzate meglio.

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Filipe ai box. Successo importante, quello colto in Romagna, ottenuto senza il regista brasiliano, costretto a dare forfait per i soliti problemi al tallone (la qual cosa rischia di diventare il “tormentone” dell’anno). La sorpresa, nella formazione, è l’inserimento di Mazzocco a centrocampo, con Mandorlini dirottato nuovamente in mezzo, nel ruolo di ispiratore della manovra. Boniotti, come previsto, rileva Madonna (che ha accusato un affaticamento muscolare), mentre Alfageme è regolarmente al suo posto, accanto a capitan Altinier. L’approccio del Padova alla partita è convincente, sia a livello mentale che come qualità di gioco. È tutt’altra musica quella che suonano i biancoscudati rispetto, ad esempio, alla disastrosa prova con la Sambenedettese, segno che una “molla” dentro di loro è scattata. Ci voleva l’acqua alla gola, insieme ad un ultimatum vero e proprio per la panchina, per scuotere un gruppo apparso sino al match con la Reggiana in crisi d’identità e scollato a livello di collettivo.

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È un Padova che si abbassa troppo, che ha la lingua di fuori, pagando il fatto di aver giocato lunedì con la Reggiana, e che deve stringere i denti sino alla fine. Ma i 3 punti arrivano, ed è ciò che conta. Per ora.

(Fonte: Mattino di Padova, Stefano Edel. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)

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