Qualche domanda per chi non si ferma alle apparenze


Non  scrivo mai subito dopo la partita. Perché penso sempre che sia opportuno riflettere e magari contare fino a dieci qualche volta. Stasera però non ci riesco proprio. Più ancora della sconfitta col Carpi, brutta, che fa male, che arriva al termine di una prestazione negativa, fatta di tanti punti interrogativi, che ha evidenziato ancora una volta le lacune dell’organico, mi fanno infuriare (termine persino eufemistico) i commenti alla sconfitta. I danni che ha fatto un certo tipo di gestione li si vede anche da questo. Quando più di qualcuno (le cosiddette “vedove”) non vede l’ora di vedere la squadra perdere per lanciare i propri anatemi: “Hai visto che non era colpa del precedente allenatore?”. Quando più di qualcuno parla e commenta senza sapere. Quando più di qualcuno finge di non vedere.

Parliamo, ad esempio, di quello che è successo oggi. Siamo a novembre e abbiamo assistito a una caterva di infortuni muscolari a distanza di 2-3 settimane: cito in rigoroso ordine sparso Contessa, Ravanelli, Sarno, Broh, Serena, Salviato, Madonna, Capelli. Prima ancora c’era stato Clemenza. Aggiungiamoci l’influenza di Trevisan che picchia duro nella notte. Aggiungiamo pure Pinzi fuori condizione perché per mesi messo ai margini del progetto, sommiamo pure Della Rocca, che ha sicuramente problemi fisici, ma che poteva essere gestito meglio e chiudiamo con Mandorlini che si è rotto il legamento crociato del ginocchio. Non tutti sono infortuni muscolari, certo. Ci mancherebbe. Ma forse non sarebbe il caso di farsi qualche domanda prima di sparare a zero? Non sarebbe il caso di ricordarsi che sono stati fatti due ritiri in estate?

Forse non sarebbe il caso di pensare che rispetto ad Ascoli la difesa dopo quattro minuti era diversa per 3/4 rispetto a quella vista all’opera sette giorni prima? Non sarebbe il caso di chiedersi perché alla squadra, gira e rigira, manchi un regista e perché si sia arrivati a questo punto? Chi ha voluto Della Rocca? Chi messo ai margini Pinzi senza nemmeno considerarlo degno di sedersi in panchina? Chi non ha mai fatto giocare Serena salvo quando non poteva proprio farne a meno con lo Spezia dopo aver spinto in ogni modo a mezzo stampa per fargli rinnovare il contratto? Chi ha detto no all’arrivo di Vitale dalla Spal l’ultimo giorno di mercato? Sarebbe follia dire che questa situazione sia soltanto colpa di Pierpaolo Bisoli. Mai pensato, personalmente, neanche per un secondo. Ma non è accettabile nemmeno il ribaltamento totale della realtà. Così come non ho mai pensato che Claudio Foscarini fosse la soluzione a tutti mali. O che avesse la bacchetta magica. O che salverà il Padova con la pipa in bocca.

Confermo, anche dopo una giornata orrenda come questa, il mio pensiero. Cambiare allenatore era sacrosanto, imprescindibile e, se mai il Padova si salverà, lo farà fra mille fatiche e all’ultima giornata, se non oltre. Cambiare allenatore era un dovere, soprattutto ascoltando qua e là i discorsi da bar, parlando con i tifosi e captandone gli umori. Tifare un allenatore e non la squadra significa andare fuori strada, significa fare altro. Il che non vuol dire non criticare, non interrogarsi, non proporre soluzioni, non invocare l’arrivo di giocatori a gennaio, non evidenziare gli errori commessi. A questa squadra, lo ribadisco ancora una volta, servono tre giocatori con il nuovo anno: e servono subito, alla riapertura delle liste. La base di partenza è rappresentata da un regista, un attaccante (imperdonabile non averlo acquistato in estate) e un esterno sinistro che dia il cambio a Contessa o che, addirittura, ne prenda il posto. Poi bisogna sfoltire la rosa e cedere almeno 6-7 giocatori. Se si è arrivati a questa situazione è per una serie di ragioni. Uno dei problemi, non certo l’unico e questo va sottolineato con l’evidenziatore rosso, è stato risolto. Ora tocca a tutto il resto. Per non sentire più le battute di chi dopo due giornate e quattro punti fatti, ironizzava in sala stampa sulle griglie precampionato degli addetti ai lavori che mettevano la squadra in zona salvezza. Delle due l’una: se non si credeva in un progetto per coerenza bastava non accettare la missione e farsi da parte prima che tutto iniziasse. Oppure basta unire i puntini dietro le quinte. Per chi sa non fermarsi alle apparenze.

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About Dimitri Canello

Direttore responsabile del sito web Padovagoal. Nato a Padova l'11 ottobre 1975, si è laureato nel marzo del 2002 in Lingue Orientali con la specializzazione in cinese. Giornalista professionista dal settembre 2007, vanta nel suo curriculum numerose esperienze televisive (Telemontecarlo, Stream Tv, Gioco Calcio, Sky, La 7, Skysport24, Dahlia Tv, Telenuovo, Reteazzurra, Reteveneta, Telecittà), sulla carta stampata (collaborazioni con Corriere dello Sport, Tuttosport, Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, World Soccer Digest, Bbc Sport online, Il Mattino di Napoli, Corriere del Veneto) e sui media radiofonici (RTL 102.500, Radio Italia Uno)

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