Un migliaio di centri scommesse e sale slot e chiusi dal 25 ottobre per il Covid solo tra Veneto e Trentino

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A causa della pandemia, milioni di italiani stanno facendo i conti con le ristrettezze economiche e con le chiusure di moltissimi locali aperti al pubblico. Tra questi, ovviamente, vi sono anche moltissime sale gioco, sale bingo e slot machine.

Tra questi, la regione più colpita è stata il Veneto seguita dal Veneto in cui, ormai dal 25 ottobre, nessuno degli esercizi commerciali citati ha più alzato la saracinesca. Si tratta, considerando anche alla precedente chiusura, di un totale di 6 mesi senza lavorare. Questa chiusura ha provocato l’exploit del gioco digitale, specie se in tema di gambling, che si è tradotto in un boom di scommesse e giocate online. Per chi è interessato a questo mondo si può scoprire di più sui siti scommesse e casinò con i migliori giochi RTG con CasinoHex.

Tornando alla questione regionale relativa al Trentino e al Veneto, non sembra ancora esserci alcuna soluzione di riapertura in sicurezza e tranquillità. L’immobilità nelle sole due regioni costa molto anche in termini sociali: sono infatti ben tre mila le persone che ricevono lavoro tramite questo settore, oggi in completa crisi. Tale aspetto, se declinato a livello nazionale, tocca vette ancora più elevate con un numero di inoccupati che sale fino alle 120 mila unità. Si tratta di famiglie i cui risparmi sono stati gravemente intaccati e che, a volte, si sono rivelati insufficienti.

Da un punto vista meramente economico, invece, i danni erariali sono stati quantificati a ben 4 miliardi di euro. Se, infatti, gli introiti relativi al gioco d’azzardo erano stati pari ad 11 milioni di euro nel 2019, nel 2020 tale numero si è ridotto considerevolmente attestandosi a 7 miliardi di euro.

Si tratta dell’ennesimo settore crollato a causa del Covid-19 da cui però i gestori avevano preso importanti precauzioni, come nel caso dei plexiglass acquistati, dei disinfettanti messi costantemente a disposizione dell’utenza e delle costanti e perpetue opere di disinfezione. I risultati sono stati considerevoli dato che, come afferma Sisal, non vi è mai stato un focolaio all’interno delle sale giochi. Inoltre, la chiusura del gioco d’azzardo legale ha spalancato le porte alla criminalità organizzata che, secondo le parole del direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Marcello Minenna, è mossa di conseguenza.

Infatti, Minenna ha dichiarato che «Durante il lockdown c’è stata una esplosione del gioco d’azzardo illegale a fronte di una contrazione del gioco legale». In termini comparativi, la chiusura italiana è stata la più lunga in Europa nel settore, arrivando ai 183 giorni, contro i 160 francesi, i 156 tedeschi e i soli 120 registrati nel Regno Unito.

Queste considerazioni si devono legare poi ai drammi dei singoli cittadini italiani che, dopo mesi di chiusure, sono stati oggetto di sfratto e di procedimenti legali contro di loro. È il caso di Massimo Petracca, un commerciante di Portogruaro, che è stato costretto ad uno sfratto dopo 10 anni di attività. Petracca ha dichiarato che: “Chi lavora per me prendeva 1500 euro al mese, con la cassa integrazione arriva a 600. Fino quando ho potuto, ho cercato di provvedere io, ma ora non mi è più possibile. E adesso ho ricevuto la lettera di sfratto”.

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