Vicolo cieco


Premessa fondamentale. Non ho mai pensato neppure per un istante che Pierpaolo Bisoli fosse l’unico responsabile della situazione di classifica a dir poco precaria in cui ha lasciato il Padova prima del suo esonero. Tanto per essere chiari: quartultimo posto, con una partita in più disputata rispetto alle dirette concorrenti e una sola vittoria conquistata nelle prime undici giornate. L’esonero ci stava tutto e ne sono convinto anche oggi, non solo per motivi tecnici, ma anche per i rapporti ormai deteriorati con la squadra. Solo che non sempre quando si cambia le cose migliorano. Claudio Foscarini è ed era l’uomo giusto per il Padova? Al momento della scelta scrissi che non lo sapevo. Non lo so tuttora, posso solo constatare che sinora ha fatto peggio di chi l’ha preceduto: ha vinto alla grande ad Ascoli, poi solo sconfitte, quattro di fila e il Padova è ultimo con il Livorno. Anche quella di oggi a Lecce è inaccettabile, nella forma e nella sostanza. Quando prendi il primo gol su palla inattiva e scopri che Salviato si perde Scavone (non aveva mai segnato) come a Cosenza era successo a Trevisan in corresponsabilità con altri due compagni nella marcatura di Garritano, o quando si riapre il match e tre minuti dopo Lucioni è libero in area di segnare, sono segnali impossibili da ignorare. Segnali di un gruppo che non è tale, di giocatori che non hanno amor proprio e che non sono capaci di superare carenze tecniche neppure con il carattere.

Il ritornello che si sente sempre a queste latitudini: “Eh ma il Palermo è primo”. “Eh, ma il Lecce lotta per la A”. E prima ancora via di questo passo. Poi, giusto per fare qualche esempio, scopri che il Livorno ultimo con il Padova va al Barbera e pareggia, che il Lecce aveva conquistato un punto nelle ultime due partite e che è una neopromossa tanto quanto il Padova. Sono passati sette mesi, dalla vittoria in Supercoppa al via del Mare. Sette mesi in cui fra Lecce e Padova si è scavato un abisso. Il Lecce ha fatto mercato, ha investito quanto serviva per rinforzare la squadra, ha cambiato tanto com’era giusto che fosse perché la B non è la C. Il Padova no: ha erroneamente sopravvalutato una rosa che aveva sì vinto la Serie C, ma che era stata costruita come si costruiscono quelle squadre che devono essere promosse e basta. Che l’aria che tirava fosse molto rischiosa, per chi conosce un minimo il mondo calcistico, lo si era intuito già in estate. Bastava scandagliare ai raggi x la rosa per scoprire che giocatori che conoscessero la categoria e che non fossero a fine carriera si contavano sulle dita di una mano. Un azzardo a tutti gli effetti e purtroppo ogni componente della società porta con sé la sua parte di responsabilità.

Non so se ci sia stata inesperienza o presunzione, nelle scelte estive. So che che purtroppo il credito che ci si era costruiti in quattro anni si sta sin troppo rapidamente esaurendo, perché quello che si vede sul campo lascia senza parole e il calcio purtroppo è questo: stritola tutto e tutti, la gratitudine non sa cosa sia e non puoi mai voltarti indietro a ricordare quello che hai fatto prima. Conta sempre il presente. Nello specifico di oggi: primo e terzo gol con marcature sconcertanti, un secondo con Armellino (con tutto il rispetto, non certo un fenomeno) che si porta a spasso quattro giocatori e tira indisturbato all’angolino. Qualcosa di profondamente inaccettabile. A questo aggiungiamo tanti piccoli atteggiamenti che indispongono: Bonazzoli che, a dispetto dei gol che segna, sembra giocare per se stesso. Col Palermo segna una rete spettacolare e che fa? Allontana i compagni che esultano e si porta le mani alle orecchie sotto la curva. Con oltre un’ora di partita (poi puntualmente persa) ancora da giocare. Domanda: cosa ha fatto Bonazzoli nella sua carriera per avere certi atteggiamenti? Rispondo io: poco o nulla. Nessuno discute il talento, né tantomeno le qualità tecniche, ma certi comportamenti sono quanto di più lontano possa esserci da chi ambisce a diventare un primattore del calcio. Non mi entusiasma neppure il Capello versione 2018-2019 e questo al di là della difficoltà comprensibili ad adattarsi alla nuova categoria. Tradiscono un po’ tutti, con rarissime eccezioni: i giocatori più esperti, vuoi per scarsa personalità, vuoi per limiti dovuti alla carta d’identità, vuoi perché lo spirito di gruppo sembra inesistente, vuoi per disattenzione, imprecisione, sciatteria, approssimazione. Tradisce chi dovrebbe guidare la squadra e dare qualcosa in più, prima Bisoli quando schiera giocatori fuori ruolo, quando chiede 25 giocatori in rosa, quando rifiuta rinforzi che sarebbero stati utilissimi, prende un gruppo dall’inizio del ritiro completo per il 90% e assicura al presidente che lo salverà senza particolari problemi o quando dopo due giornate dispensa battute e sorrisetti ai media che inseriscono il Padova fra le squadre che si devono salvare. E poi Foscarini. Ha ragione, quest’ultimo, quando dice che le carenze tecniche  andrebbero sopperite con altre componenti. Ma è proprio l’allenatore a dover stimolare nel modo giusto il gruppo, perché questo è il suo compito e in questo Padova di Foscarini vedo poco o nulla. A cominciare dalle scelte, dai moduli e dalle rotazioni che coinvolgono persino il portiere. Sappiamo tutti che la squadra non l’ha fatta lui, ma non può essere una giustificazione: se si retrocede nel calderone finiranno dentro tutti, lui compreso.

Insomma, diciamolo chiaramente: giocando così si finisce dritti in un vicolo cieco che si chiama Serie C. Con disonore: perché si può perdere, ma con l’atteggiamento giusto, si può perdere ma lottando fino all’ultimo secondo dell’ultima azione, mostrando un minimo di amor proprio, se non per la maglia che si indossa. Se si va avanti su questa strada non servirà neppure fare mercato, perché nessun giocatore di livello accetterà di venire ad aiutare l’ultima in classifica. In definitiva: non si può chiedere a qualcuno di dare quello che non ha, ma ognuno si metta una mano sulla coscienza e cerchi di dare qualcosa in più, di dare il suo contributo per salvare una stagione. La soluzione non può essere il ritorno di Bisoli, che aggiungerebbe solo altra confusione. La soluzione è che un gruppo di giocatori senza capo né coda si guardi in faccia e cominci a fare qualcosa per la squadra, non per se stesso e basta. La soluzione è che la società faccia la sua parte a gennaio per quanto è nelle sue possibilità, che a Zamuner venga data la possibilità di fare mercato in modo serio e che il dg trovi le chiavi per azzeccare le operazioni giuste. Con il budget per la prima squadra di quest’anno (che mi risulti circa 4 milioni e 200mila euro lordi più i premi, euro più euro meno), Pro Vercelli e Ternana sono retrocesse lo scorso anno. Per essere ulteriormente chiari e per spegnere qualche elucubrazione via social senza senso: retrocedere in Serie C non porta alcuna convenienza economica per chi dirige la società, neppure dal paracadute, tanto che diversi club dopo il passo all’indietro o sono falliti o sono andati in grosse difficoltà economiche. Il paragone col Cittadella non ha alcun senso: il nuovo Padova esiste dal 2014, ha centrato due promozioni in quattro anni, è alla prima esperienza in B. Il Cittadella lavora da anni in una certa maniera, è al terzo anno consecutivo in cadetteria e in C ci è rimasto un solo anno dal 2008, rappresenta un paese di 20mila abitanti e non una città di 250mila, se perde due partite non ha i tifosi che esplodono di rabbia e di delusione (forzatura voluta), ha un direttore come Stefano Marchetti che ha carta bianca in società e che si è costruito le sue vittorie in tanti anni, non da una stagione all’altra. La strada non è alimentare paragoni e confronti inutili e dannosi. La chiave è fare ognuno la propria parte. Senza girarsi dall’altra parte sperando di scaricare le colpe su chi ti sta vicino. Chiudo con una domanda finale, senza alcuna polemica: che ruolo ha Joseph Oughourlian nel Padova 2018-2019 e perché ha scelto di partecipare alla gestione del club di viale Nereo Rocco? Credevo fosse coinvolto nel progetto nuovo stadio, ma dalle sue dichiarazioni non mi sembra proprio che sia questa la chiave giusta per capire il suo ingresso in società.

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About Dimitri Canello

Direttore responsabile del sito web Padovagoal. Nato a Padova l'11 ottobre 1975, si è laureato nel marzo del 2002 in Lingue Orientali con la specializzazione in cinese. Giornalista professionista dal settembre 2007, vanta nel suo curriculum numerose esperienze televisive (Telemontecarlo, Stream Tv, Gioco Calcio, Sky, La 7, Skysport24, Dahlia Tv, Telenuovo, Reteazzurra, Reteveneta, Telecittà), sulla carta stampata (collaborazioni con Corriere dello Sport, Tuttosport, Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, World Soccer Digest, Bbc Sport online, Il Mattino di Napoli, Corriere del Veneto) e sui media radiofonici (RTL 102.500, Radio Italia Uno)

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